Visages, villages

Visages, villages


Jr, Agnès Varda

Documentario | Francia
(2017)
“Ogni volto racconta una storia” dichiara Agnès Varda in “Visages Villages”, il suo ultimo film, l’ennesimo lavoro documentaristico, presentato con successo fuori concorso all’ultimo festival di Cannes, rassegna dove appena due anni fa la regista aveva ricevuto una Palma d’Oro alla carriera. Il documentario ha ricoperto un ruolo fondamentale nella carriera della signora della Nouvelle Vague, se si pensa a titoli come “Mur murs” (1981), “Les glaneurs et la glaneuse” (2000) e “Les plage de Agnès”. Come nei suoi precedenti lavori, la Varda si mette davanti alla propria macchina da presa per raccontare uno spaccato di Francia o di società che le interessa, stavolta però non è sola. Infatti troviamo insieme a lei un co-regista ma anche un partner sulla scena, l’artista francese JR. Lo spettatore si potrà chiedere cosa hanno potuto fare insieme una veterana del cinema e un trentenne emergente della scena artistica, ma nei loro lavori in effetti la Varda e JR portano avanti una forte riflessione a carattere umanistico con sensibilità piuttosto affini.
“Visages, villages” è costruito su un’idea piuttosto semplice: perlustrare la Francia di provincia, incontrando persone e testimoniando realtà limitrofe che non godono di solito della meritata attenzione. In questo viaggio a tappe i due autori si fermano in piccole località e intervistano persone che raccontano loro le proprie esperienze di vita. Operai, pensionati, allevatori, artigiani o famiglie che hanno deciso di ripopolare villaggi che col tempo erano stati abbandonati, tutti vicini all’idea di persone vere che la Varda vuole celebrare, lei che in una carriera lunga sessant’anni ha immortalato i volti meravigliosi di Anna Karina, Corinne Marchand, Jane Birkin e Sandrine Bonnaire. Vengono intervistati e poi, a ognuno di loro, JR dedica uno dei suoi ritratti a grandi dimensioni che diventeranno bellissimi murales per abbellire le loro case o i luoghi di lavoro. Il viaggio dei due avviene sul furgoncino di JR che sembra una cabina fotografica ambulante. C’è un che di casuale nelle varie destinazioni, ma questo fa parte del progetto, visto che Agnès Varda filosoficamente ricorda come il caso sia sempre stato il suo migliore collaboratore. Ogni tappa di questo film on the road è intervallata/integrata dalle conversazioni fra la Varda e JR, in cui si ricordano le rispettive esperienze, i propri cari e le proprie paure. Lui le presenta l’anziana nonna, mentre lei ricorda l’amatissimo marito Jacques Demy e il fotografo Guy Bordin che per lei posava anche come modello. Proprio quella dedicata a quest’ultimo è forse la parte più emozionante di “Visages, villages”, con la scelta di fissare l’effigie di Bordin su un bunker della seconda guerra mondiale abbandonato lungo una spiaggia della Normandia. Il risultato, poetico e suggestivo, purtroppo viene cancellato dalle intemperie nel giro di una notte. La natura si prende l’ultima parola, però almeno questo documentario ne conserverà la testimonianza, come farà per le altre persone i cui volti hanno raccontato una storia.
 
Le interazioni fra i due sono i momenti più spassosi di questo piccolo grande progetto. La vincitrice del Leone d’Oro (per “Senza tetto né legge” del 1985) e il Banksy francese costituiscono una coppia inattesa assolutamente spassosa. Lei con i capelli bicolore, lui con occhiali da sole e cappello cui non rinuncia mai; si prendono in giro, si provocano, ma si capisce che c’è una grandissima sintonia fra di loro. Sintonia che probabilmente viene anche dall’essere stati degli outsider nei rispettivi ambienti: lei unica donna in un gruppo di cineasti rivoluzionari ma dalle personalità fortissime, lui street artist che è arrivato a imporsi sulla scena non solo d’oltralpe. La Varda e JR appaiono come figure bonarie e sensibili ma si capisce bene che non sono degli sprovveduti (si noti il commento che lei fa ad un signore che riflette su quale potrà essere l’ammontare della propria pensione). In mezzo ai tanti volti che si presentano nelle due ore scarse di film c’è anche un “convitato di pietra” d’eccezione, nella figura del maestro Jean-Luc Godard. Il regista svizzero appare da giovane nelle immagini di un vecchio corto della Varda, viene ricordato da lei con grande affetto, non mancano di sottolineare la sua somiglianza con JR e “Band à part” riceve un tenero omaggio. Si annuncia anche un incontro, il primo dopo tanto tempo, che potrebbe essere ripreso per l’occasione. Ma all’ultimo momento l’autore di “Fino all’ultimo respiro” si nega, ferendo la Varda e spingendo JR ad un gesto tenero che chiude nel migliore dei modi “Visages villages”. Realtà che si mescola a finzione? Forse sì, ma è anche vero che nella contrapposizione fra l’ombroso Godard (che comunque ha tutto il diritto di condurre un’esistenza appartata) e la solare Varda, si sottolinea nuovamente la poetica non solo del film ma anche di tutta una carriera artistica.

05/07/2017

Cast e credits

Distribuzione
Cineteca di Bologna
Durata
89'
Produzione
Arches Films, arte France Cinéma, Ciné Tamaris, Rouge International, Social Animals
Sceneggiatura
Agnès Varda, Jr
Fotografia
Roberto De Angelis, Claire Duguet, Romain Le Bonniec, Nicolas Guicheteau, Valentin Vignet, Raphaël Minnesota, Julia Fabry
Montaggio
Agnès Varda, Maxime Pozzi-Garcia
Musiche
Matthieu Chedid

Trama

La regista Agnès Varda e l'artista JR viaggiano attraverso la Francia di provincia alla ricerca di volti interessanti da fotografare e storie da raccontare
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