The Wire | Serial | Ondacinema

David Simon

The Wire

di David Simon

di Francesca d'Ettorre

Un irripetibile affresco dell'America moderna, posta impietosamente di fronte ai suoi demoni. Il suo creatore, David Simon, ha avuto il coraggio di piegare il codice televisivo alla sua titanica ambizione di raccontare Baltimora seguendo i canoni della letteratura. Ci è riuscito e "The Wire" è a oggi (forse?) la più importante serie di sempre

 

"I'm the kind of person who, when I'm writing, cares above all about whether the people I'm writing about will recognize themselves. I'm not thinking about the general reader. My greatest fear is that the people in the world I'm writing about will read it and say, ‘Nah, there's nothing there'"
 
(David Simon)

Il poema dell'America tradita 

"The Wire" è stato un prodotto seriale del tutto atipico, già a partire dal suo rapporto con pubblico e addetti ai lavori. Non ha mai vinto un Emmy o collezionato nomination come il blasonato "ER" né ha mai avvicinato schiere corpose di spettatori - i suoi 4 milioni perdono di consistenza al cospetto dei 10 milioni e mezzo di "Breaking Bad". In Italia è apparso in tv prima su Fox e poi in chiaro, ben dieci anni dopo dal battesimo statunitense, su Rai 4. La critica, al contrario, lo incensa da sempre e con il rilascio del Dvd, e a voler interpretare i download, anche i numeri sono cambiati in positivo, senza che però sia possibile modificare il nucleo di un assunto: "The Wire" è e sarà sempre un unicum all'interno della stessa serialità, oltreché quanto di più distante dai miti contemporanei del binge-watching e dell'uso accattivante del cliffhanger.


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Tutt'altro, la creatura di David Simon che nel 2002 debutta in televisione non ha nulla di seducente: la trama è complessa, stratificata, segue le vicissitudini di numerosi personaggi dallo slang indecifrabile, è l'elogio della lentezza, di una narrazione che predilige la dilatazione del tempo all'uso&consumo. In 60 episodi mai un cambio di registro o un cedimento, una concessione, alle lusinghe dello spettacolo. Anziché dare, in prima istanza "The Wire" chiede. Entrare nel tessuto connettivo di Baltimora impone lo sforzo dell'attesa, la storia si dipana per qualche puntata (forse un'intera stagione) prima che lo spettatore possa dirsi - definitivamente - testimone di una rivoluzione televisiva. Così, compito di queste righe è definire quegli elementi che diversificano, e rendono unico, "The Wire" da tutto ciò che la televisione è stata ed è, tralasciando le possibili divagazioni sulla trama.

L'ambizione di raccontare il vero

La serie tv trasmessa dal 2002 al 2008 dal canale americano Hbo corrisponde la grande ambizione dei suoi autori. D'altronde, quello che scorreva sui nostri schermi non era il racconto episodico delle gesta del detective o dei crimini del villain, tantomeno la scorrettezza del politico cinico e del buon padre di famiglia pentito, ma l'affresco di una società nella sua interezza, scandagliata sino ai minimi, e infimi, particolari. Delineare un universo chiuso, rispondente a logiche interne difficilmente comprensibili al di fuori, e farlo attraverso il mezzo televisivo è stata la sfida lanciata da David Simon e accolta da Hbo. Ad oggi, possiamo dire che quella sfida è stata vinta e che la tv, il medium popolare per definizione, con "The Wire" ha segnato il suo più significativo avvicinamento alla letteratura.

thewire_int_02La nascita di questa serie tv si deve alla scelta di David Simon e Ed Burns, al momento dell'ideazione del soggetto, di attingere al proprio bagaglio esperenziale  - del resto, l'uno è un giornalista di cronaca giudiziaria del Baltimora Sun, l'altro, un ex-poliziotto della Omicidi - per conferire alla messa in scena le caratteristiche della verosimiglianza.
Ogni azione si sviluppa intorno ai confini urbani di Baltimora, nel Maryland, famosa per il record di morti violente e per l'alta densità di popolazione afroamericana, e seconda, in quanto a pericolosità, soltanto a Detroit.
La prima stagione accentra la narrazione intorno a un'unità investigativa, che, sotto la guida del tenente Cedric Daniels e grazie alla spavalderia del detective Jimmy McNulty, cerca di incastrare un trafficante di droga pluriomicida, mentre a fare da sfondo, è la parte Ovest della città, dove è florido il mercato dello spaccio. 
In ogni stagione, gli autori selezionano un livello della società da dirimere e il corrispettivo angolo di Baltimora da immortalare con pignoleria documentaristica. Così, negli anni successivi, l'attenzione si sposta prima sugli scaricatori del porto di Baltimora e sulla corruzione dei rappresentanti sindacali (stagione 2), poi sulla classe politica (stagione 3). Introdotto un nuovo personaggio, l'aspirante sindaco dalle buone intenzioni, sinceramente coinvolto nella lotta alla criminalità, Tommy Carcetti, ecco che è già tempo di evidenziare le falle del sistema scolastico (stagione 4) e l'ottusa corresponsabilità dei media (stagione 5).

Il volto (dis)umano dell'America

Una delle cose che colpisce di più lo spettatore nel corso della visione di "The Wire", è il  suo grado di autenticità. La scelta di David Simon di esperire nella forma televisiva il romanzo realista è stata folle, ma ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, di poterlo concretare. Il merito risiede nella scrittura impeccabile, mai affettata o enfatica, sempre aderente al possibile; ancora nella definizione di un registro stilistico a vocazione minimalista - la messa in scena è scarna, lo spazio concesso al flashback residuale, linearità e rigore schiacciano sul nascere ogni velleità estetizzante. Gli attori, finanche presi dalla strada, sono credibili nel ruolo affidato loro e, anche per questo, la finzione in "The Wire" non è mai irrealistica. È esemplificativo il caso di Melvin Williams, trafficante di droga di Baltimora chiamato a interpretare un diacono, conosciuto da Ed Burns proprio durante un'indagine e arrestato grazie alle intercettazioni telefoniche nel 1984. La notizia era poi stata diffusa dalla stampa locale, a firma David Simon.

Proprio qui giungiamo a un punto fondamentale, la creatura di David Simon mette a fuoco, senza mai una sbavatura o una ridondanza, un numero poderoso di personaggi di età e estrazione differenti. Una galleria complessa di individui, che, se all'inizio concorrono a limitare la comprensione dell'azione, con il susseguirsi delle puntate, emergono come vivide e riconoscibili declinazioni dell'umano. Pur differenziandosi, li riconosciamo, tutti, come individui in lotta per la conservazione della propria integrità all'interno di un macrocosmo codificato per disumanizzare. Due, i personaggi che riescono a conficcarsi nella memoria di ognuno: l'uno, Bubbles, è un tossicodipente e informatore della polizia, il suo tentativo di riemergere dall'inferno suburbano è il più struggente dell'intera serie; l'altro, Omar Little, è una sorta di implacabile cane sciolto, non è affiliato ad alcun gruppo criminale, ma risponde soltanto al suo particolare codice etico - "A man must have a code", ci dice. Il suo è il personaggio più strutturato, così denso di sfumature da essere avulso da ogni categorizzazione. Tra i buoni e i cattivi, Omar è sintesi degli opposti. I personaggi tratteggiati in "The Wire" non sono mai perfettamente integri, ma sempre in bilico su un abisso di contraddittorietà, a cominciare da McNulty, poliziotto capace, ma alcolizzato e pessimo compagno.

thewire3_intAlla fine dell'ultima puntata, al termine della quinta stagione, il "go home" pronunciato da McNulty suggella quei convincimenti che sono maturati in noi con il procedere della visione: "The Wire" è l'epica impietosa dell'America tradita dagli ideali per forgiarsi sulla necessità della sopravvivenza. Ritornare a casa, allora, significa riappropriarsi dell'unica zona di comfort, distante da un mondo là fuori - che sia Baltimora, l'America o il nostro quartiere - dove non è contemplato il cambiamento o la vana possibilità di migliorarsi. Così come vediamo disgregarsi gli ideali di Carcetti in luogo dell'opportunità contingentata, così appare via via sempre più fallimentare ogni tentativo di attrarre Baltimora al di qua dall'immobilismo. Ogni stagione è utilizzata da Simon per smontare, pezzo dopo pezzo, le istituzioni che plasmano le società: la corruzione dei funzionari di polizia occlude l'esercizio della legalità, l'istruzione fallisce nel momento in cui non edifica alternative alla strada, l'ideale politico - se c'è - è fagocitato dall'impossibilità di modificare un sistema incancrenito in cui il marcio è pervasivo a tal punto da aver contagiato ogni segmento della comunità. Infine, il giornalismo tradisce, di volta in volta, la sua funzione di controllo.

Si capisce, quindi, che "The Wire" è stato molto di più e molto altro di un poliziesco procedurale: l'autore, come in un trattato di sociologia, ha disvelato la composizione delle gerarchie e il suo funzionamento a partire dall'ordito che regolamenta - si fa per dire - il piccolo spaccio, sino alle più alte sfere, sia criminali che relative alla ingessata macchina burocratico-istituzionale. Per farlo, Simon ha messo da parte gli stilemi del poliziesco canonico, prediligendo al movimentismo della camera a mano e al protagonismo dell'azione la relazione tra individui. Le sequenze sono dilatate, a camera fissa, fotografano le interazioni dei personaggi, le modificazioni caratteriali; pongono al centro della scena una realtà viva, sporca, e pulsante, in luogo dell'espediente tecnico.
Più che strutturarsi come un oggetto televisivo, "The Wire" ha le caratteristiche del romanzo di un ambizioso autore, e i cinque capitoli di cui si compone sono funzionali alla messa in scena di una tragedia. Siamo a Baltimora, nel cuore della società post-industriale americana, e proprio qui assistiamo al dissolversi del patto sociale, proprio qui ogni meccanismo di funzionamento è saltato e gli individui sono soli di fronte all'unica via, la sopravvivenza. È lotta fratricida, rassegnazione, la condanna eterna a sentirsi inermi. Dopodiché qualcosa avremo appreso: che non c'è redenzione per i dannati all'inferno né per i vinti di David Simon.

Voti (decisamente indicativi)

I stagione: 8,5
II stagione: 9
III stagione: 9
IV stagione: 10
V stagione: 9 
The Wire

INFO

titolo:
The Wire

titolo originale:
The Wire

canale originale:
Hbo

canale italiano:
Fx, Rai 4

creatore:
David Simon

produttori esecutivi:
David Simon

cast:
Dominic West, John Doman, Deirdre Lovejoy, Wendell Pierce, Lance Reddick, Sonja Sohn, Seth Gilliam, Domenick Lombardozzi, Clarke Peters, Andre Royo, Idris Elba, Michael K. Williams, Frankie Faison

anni:
2002-2008