Il caimano

Il caimano


Nanni Moretti

Commedia, Drammatico | Italia
(2006)

Pellicola di difficile catalogazione, “Il caimano” di Nanni Moretti affonda le sue fauci in acque molto simili a quelle in cui era nato “Aprile”. Nel lungometraggio del 1998, infatti, il regista romano ribadiva l’impossibilità, o quantomeno la difficoltà, di raccontare in modo compiuto e documentaristico, rigoroso, l’Italia contemporanea, non tanto per la ritrosia del Paese a lasciarsi narrare, quanto per mancanza di voglia, di una soggettiva repulsione del presunto autore, cioè di Moretti stesso, verso l’oggetto del suo racconto. Infatti, in “Aprile” il tratto biografico e autoreferenziale, le due coordinate a cui Moretti ha da sempre piegato il suo cinema, soffocavano ogni tentativo di filmare la cronaca politica di quegli anni, nonostante gli accenni ai protagonisti dell’epoca conditi con la vittoria del centrosinistra alle elezioni.

Nel Caimano, arrivato dopo la parentesi di successo di “La stanza del figlio”, si ribadisce questo impedimento realizzativo all’interno, però, di una cornice di finzione. Il produttore Bruno Bonomo (Silvio Orlando), vecchio leone del cinema di serie B ora a un passo dalla bancarotta, si affida alla sceneggiatura della giovane regista Teresa (Jasmine Trinca) per rilanciarsi, con l’obiettivo di girare un film sulla vita pubblica di Berlusconi, dalla misteriosa nascita del suo impero finanziario fino alla gestione autoritaria del potere. Tuttavia, la crisi di Bonomo con la moglie (interpretata da Margherita Buy), le sue difficoltà economiche a cui si aggiungono gli imbarazzi e le incertezze del cast artistico e tecnico su una materia di così difficile gestione, ne rendono pressoché impossibile una sua compiuta realizzazione.

Al pari di “Aprile”, dunque, la pellicola si immerge con veemenza nel dibattito pubblico, calibrando anche l’uscita in sala in piena campagna elettorale del 2006 e lasciando presagire una presa di posizione forte da parte del regista, com’era capitato già al “Moretti politico” con l’urlo di piazza Navona (la critica ai dirigenti del centrosinistra) o col movimento dei girotondi, precedente di qualche anno. Se Nanni risponde presente, la sua risposta, considerando che si tratta di un’opera cinematografica e non di un manifesto politico o comizio, più che autorevole resta volutamente autoriale. Diremo che il regista di Monteverde, oltre a cantarcele in macchina (altro suo marchio di fabbrica), ce le suona pure, rendendo esplicito il suo pensiero sulla questione nella scena in cui interpreta sé stesso e dice: un film su Berlusconi non serve, perché “chi non sa, non vuole sapere”. Il problema dell’antiberlusconismo, pare dirci Moretti, è che non potrà avere come fine quello di redimere chi è già schierato dalla parte del Cavaliere, e dunque le legittime denunce dei malaffari e della sua incompatibilità democratica torneranno ad avvitarsi su sé stesse. È una dialettica senza sintesi, quella a cui si è ridotta la penosa Italietta ai tempi del Caimano, tra chi lo sostiene – o perlomeno lo giustifica e con lui simpatizza – e gli intransigenti rivali.

La pellicola fa suo questo conflitto esasperandolo in varie forme: il cialtronismo “fascista” dei B-movie anni ’70 di cui Bonomo era il campione contro il film politico-ideologico a cui ambisce la giovane Teresa; l’inconciliabilità imbarazzante tra chi è ascrivibile a figlioccio del berlusconismo, come il cafonissimo attore Pulici (interpretato da Michele Placido) e chi invece ne vorrebbe denunciare al mondo le distorsioni (Jerzy, il finanziatore polacco del film). Queste contrapposizioni si riversano nella rappresentazione stessa del Caimano: sono ben tre, infatti, gli attori che lo interpretano (Elio Capitani, nella ricostruzione “veritiera” dell’epopea berlusconiana; Placido, nel tentativo di “umanizzazione” da fiction del personaggio; Moretti stesso, col profetico e apocalittico finale, che travalica l’attualità proiettandoci nelle sue conseguenze).

A parte gli abbellimenti dovuti alla presenza-cameo di noti registi e gli intermezzi (a dire il vero un po’ stanchi) dei vecchi film di Bonomo (come il pluricitato flop “Cataratte”, sorta di parodia di “Kill Bill”), Moretti non si cura molto della forma, com’è sua abitudine, a parte qualche rara eccezione; le dinamiche di regia, infatti, restano appiattite su una produzione di medio livello tipica del nostro cinema, e neanche le prove attoriali restituiscono scene memorabili, che a dire il vero la sceneggiatura non va nemmeno a cercarsi: la Buy è sempre sull’orlo di una crisi di nervi (che puntualmente avviene), Orlando è il solito adorabile testardo, Placido costantemente sopra le righe, i sorrisetti della Trinca alternano il bastone e la carota, Moretti fa il Nanni e così via.

È nel contenuto, dunque, nella riflessione politico-autoriale che va cercato il valore del “Caimano”, nonché nel cerone metacinematografico, che gira a vuoto (letteralmente), rendendo plastica la mancanza di un film su Berlusconi nella nostra cinematografia. A dirlo esplicitamente è Teresa stessa, che si chiede come mai non sia stato ancora realizzata un’opera su di lui. È interessante, ma non casuale, notare che a raccogliere la sfida sia poi arrivato anni dopo quel Paolo Sorrentino (curiosamente presente anche lui nel “Caimano” con un cameo), realizzando con il doppio “Loro” addirittura due film, eppure non il film su Berlusconi, certamente non quello a cui aspirava Teresa, anzi, lontano anni luce dalla denuncia militante, in favore di un prodotto talmente iperrealistico ed estetizzante che si potrebbe ascrivere a sbornia causata dal berlusconismo stesso, diremo, in pratica la sua apice cinematografica. A margine, sembrerà ancora meno casuale notare che sia Sorrentino che Moretti si siano occupati del Papa (la serie “The Young Pope” e “Habemus Papam”), realizzando una sorta di scontro generazionale sul potere “spirituale” di due cinematografie così diverse eppure complementari, incarnate nei loro rispettivi Pontefici, accumunati da un’eccentricità e ansia di rivoluzione – personale e per questo anche politica – che li poneva già al di fuori delle mure vaticane, lontani anni luce da ciò che avrebbero dovuto rappresentare. 

 

07/05/2008

Cast e credits

Distribuzione
Medusa
Durata
112'
Produzione
Angelo Barbagallo, Nanni Moretti
Sceneggiatura
Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Fotografia
Arnaldo Catinari

Trama

Bruno, produttore in disarmo e marito in crisi, decide di aiutare la giovane Teresa a realizzare il suo primo lungometraggio: Il Caimano, ovvero la storia di Silvio Berlusconi.
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