Two Sisters

Two Sisters


Kim Ji-woon

Horror | Corea del Sud
(2003)

Sono pochi gli esempi di film horror che si impongono come opere di grande stile tout court. Negli ultimi tempi si sono visti loffi tentativi europei (gli iberici Balaguerò e l’Amenabar di “The Others”), accanto alla consueta messe di opere e operine statunitensi; i risultati più ragguardevoli a mio parere sono venuti tutti dall’Oriente: da “Dark Water” di Hideo Nakata al bellissimo “Antenna” di Kumakiri. Anche “Two Sisters”, nella rinnovata folla di film del terrore che stanno invadendo le nostre sale, se ne distacca agilmente per l’indubbia caratura che, prescindendo dal genere, impone la pellicola come una delle più interessanti in circolazione.

Puntando l’attenzione sugli ambienti e giocando con luci, ombreggiature, décor ultracurato e i fondi damascati delle tappezzerie variopinte della casa in cui si ambientano le vicende, il film dilata sapientemente la tensione rallentando i ritmi e soffermandosi sul dettaglio perturbante, sospendendo ogni certezza: “Two Sisters” viaggia infatti dal piano reale a quello mentale senza soluzione di continuità, confondendo uno spettatore che non aggancia il suo disagio crescente ad alcun punto fermo e non confortandolo, fino all’ultimo, con la possibilità di attribuire le terrificanti apparizioni che costellano la pellicola a un inciampo allucinatorio della psiche delle protagoniste o a una possibile deriva metafisica delle vicende.

Quello in cui il regista Jee-Woon riesce molto bene è nel coniugare le atmosfere austere di tanto cinema orientale con l’armamentario horror convenzionale, mantenendo rigore, sospensioni ansiogene e scatti truculenti, senza rinunciare mai all’eleganza figurativa in favore dell’effettaccio. Ne scaturisce un’opera di algore geometrico, schizzata da una violenza a momenti trattenuta, a tratti esplosiva, girata splendidamente, con una cura sopraffina profusa in ogni inquadratura e con un epilogo solo in parte chiarificatore, che induce a una seconda visione consapevole.

 

Nessun intento piattamente decifrativo del narrato da parte dell’autore, che gioca anche con i piani temporali ricorrendo a flashback in multipla chiave e ad ambiguità tramiche di ardua collocazione; un film in cui il binomio senso di colpa/rimozione impera freudianamente e che riesce, nonostante gli elementi ampiamente risaputi a disposizione, a far paura sul serio.

(in collaborazione con Gli Spietati)

06/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Janghwa, Hongryeon
Distribuzione
Medusa
Durata
115'
Sceneggiatura
Kim Ji-woon
Fotografia
Lee Mo-gae
Scenografie
Jo Geun-hyeon
Montaggio
Lee Hyeon-mi
Musiche
Lee Byung-woo
Costumi
Ok Soo-kyung

Trama

Due sorelle tornano a casa dopo un lungo periodo di tempo. Ad accoglierle ci sono il padre e la matrigna. Il loro ritorno coincide con il verificarsi di strani fenomeni: cosa è accaduto in passato in quella casa?
Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.