Marebito

Marebito


Takashi Shimizu

Horror | Giappone
(2004)

Masuoka è un operatore video free lance, che una sera filma il suicidio di un uomo in metropolitana. La sua personale ossessione per il terrore lo spinge a indagare i fatti che hanno spinto l’uomo al gesto in cui lui è incappato per caso, ma di cui non riuscirà più a liberarsi.

Scopre così l’esistenza di tunnel sotterranei nella metropolitana in cui strane creature si aggirano, tra loro una bellissima ragazza che si nutre solo di sangue umano…

Si può scegliere di impazzire? E’ questo il quesito alla base del film, e la risposta non ci piacerà.

Masuoka non è certo il più tranquillo degli uomini, ha una personale ossessione per il terrore, e lo ricerca con foga sicuramente eccessiva, ma non è questo il reale problema. Masuoka ha una vita che non ci racconta e una storia di cui si dimentica volontariamente, nel cercare l’esperienza del terrore estremo egli filma un po’ a caso l’umanità che lo circonda, ma il più terrorizzato è ancora lui. Certo, lo sguardo che il suicida lancia dritto verso la telecamera di Masuoka è un invito a seguirlo nel terrore che ha originato il gesto, e lui non si lascia scappare l’occasione. Il terrore è il motore, la videocamera lo strumento, c’è tutto quel che occorre per l’esplorazione, bisogna solo trovare la direzione, e il suicida gliela indica.

La metropolitana è una bella ambientazione per una storia nera, e questa è di sicuro una di quelle storie che non finisce bene, oltretutto il gusto di filmare non ha quasi precedenti positivi nella cinematografia attuale, molti racconti sul tema hanno in comune un certo sottotesto che sfiora il morboso, e anche questo non sfugge alla norma non scritta che regolamenta certe tematiche.

L’occhio dello spettatore è stimolato al voyeurismo che solo regge l’intera narrazione e il pretesto del terrore è solo l’inizio, altro sarà la scoperta dei retroscena da cui Masuoka ha così abilmente distratto l’attenzione di chi, rapito guarda la bella creatura, per l’appunto un marebito, che lecca il sangue dal pavimento. Le creature, vere e presunte, che abitano i cunicoli sono espressione del potenziale fantastico che abita dentro di noi, e la loro scoperta non è priva di conseguenze, inoltre l’alienazione evidente di chi si nutre di sangue genera un meccanismo che progressivamente renderà alieno anche chi si prende cura di lei, o forse non è così che è andata la storia, in realtà.

La videocamera per una volta non solo mente, ma genera confusione, cos’è quello che vediamo riflesso nello schermo dello strumento che sostituisce gli occhi di Masuoka, o persino nel display del suo telefonino? E’ la realtà o si tratta ancora di un aspetto della follia che così attivamente egli ha cercato, trovandola sì, ma non riuscendo più a capire se essa lo ha rapito o se è stato lui a piegarla alle sue visioni? La follia che si accompaga alla narrazione amplifica la visione e nello stesso momento la rende poetica, il marebito che abita la caverna prima e l’appartamento poi, è un un archetipo che impreziosisce il racconto con un tocco mitico che a tratti motiva il tutto.

Girato interamente in digitale, questo film ha il pregio di citare senza sbavature classici del passato e raccontarli con un tocco di poesia, la fotografia sgranata e l’immagine in movimento lasciano intuire il senso dell’instabilità che, oltre che visiva ci si immagina anche mentale.

La recitazione di Tsukamoto rende credibile persino i vampiri, e nello stesso tempo ci coinvolge in una complicità che spinge ad allontanarsi allegramente dalla realtà dei fatti, di cui a un certo momento non ci importerà più nulla, vorremo solo seguirlo nella sua esplorazione sperando che quello che scoprirà resti abbastanza a lungo davanti alla sua telecamera, in modo da farci vedere, anche se probabilmente non riusciremo a capire. Ma non importa, la poesia della narrazione è tale che preferiremo non sapere, in cambio vorremo restare a guardare l’abisso che inconsapevolmente Masuoka sfiorava ogni giorno in metropolitana, e che da urbano diviene mitico, così di botto, senza neanche un perché a motivare realmente l’accaduto.

20/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Marebito
Durata
92'
Sceneggiatura
Chiaki Konaka
Fotografia
Tsukasa Tanabe
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