Awake – Anestesia cosciente

Awake – Anestesia cosciente


Joby Harold

Drammatico, Horror | Usa
(2007)

Qual è la cosa peggiore che vi può succedere quando siete sotto anestesia? Immagino che ad una domanda del genere d’istinto vi venga di rispondere: non riuscire più a svegliarci. Invece, a dar retta alla pellicola dell’inglese Joby Harold, che esce da noi con un annetto buono di ritardo rispetto agli Stati Uniti, ciò che di peggio ci può capitare è di rientrare, come succede al protagonista della pellicola, in quella minoranza di sfortunati che hanno provato il fenomeno cosiddetto dell’anestesia cosciente, e che hanno avuto cioè la ben poco invidiabile possibilità di vivere in piena lucidità, seppur nel sonno, tutte le fasi operatorie…da questa macabra premessa (che mi si dice il film ha in comune col quasi contemporaneo horror coreano “Wide Awake” di Lee Gyu-man) l’esordiente regista e sceneggiatore imbastisce un thriller soprannaturale poco credibile ma curiosamente coinvolgente.

La critica americana, con l’autorevole eccezione di Roger Ebert che ne ha scritto una recensione abbastanza positiva, in generale ha dimostrato di non gradire questo bizzarro film, riconoscendogli una premessa interessante però mal sviluppata (qualche maligno ha suggerito che a fare arrabbiare i professionisti della carta stampata sia stata soprattutto la mancanza dei junkets di presentazione che i produttori, i famigerati fratelli Weinstein, si sono rifiutati di organizzare, evidentemente poco fiduciosi nella fortuna critica dell’opera). Invece il pubblico è stato più benevolo e, specie su internet, non sono mancati i sostenitori tanto che alla fine (fra passaggi in sala e sfruttamento home video) questa media produzione si è rivelata piuttosto redditizia e Harold è già a lavoro su nuovi progetti (dovrebbe firmare lui lo script di “Ronin”, adattamento per il grande schermo di una graphic novel di Frank Miller).

La vicenda del film è quella di un giovane rampollo di una famiglia di finanzieri (interpretato da Hayden Christensen, evidentemente attratto da film di genere bislacchi, vedasi ad esempio il successivo “Jumper” di Doug Liman e, diciamolo, i due ultimi episodi di “Star Wars”…chissà se l’annunciato remake di “Mona Lisa”, diretto da Larry Clark, si aggiungerà a questa lista o ne sarà un’eccezione?) che ha una mamma bella ma morbosetta (la sempre fascinosa Lena Olin, apprezzabile per come riesce a regalare sfumature ad un ruolo piuttosto ingrato) e una fidanzata bellissima ma da tenere segreta per non incorrere nelle ire della genitrice (Jessica Alba, anche lei piuttosto bacchettata dai recensori, ma ad onore del vero piuttosto a suo agio nei panni di un personaggio che gioca abbastanza sapientemente con l’immagine angelicata dell’attrice). Nel giro di una giornata (che è il 31 ottobre, scelto probabilmente in onore dei risvolti raccapriccianti della vicenda) il nostro non solo si decide al gran passo, ma ha anche la ventura di essere convocato in ospedale, dove, incurante delle suppliche materne e di qualche azione legale in predicato di troppo, si farà trapiantare dall’amico chirurgo Terrence Howard (star di “Hustle & Flow” e contestata spalla di “Iron Man” che non avremo il piacere di ritrovare nel sequel) un cuore nuovo, permettendo al nostro di buttarsi alle spalle una grave cardiopatia. Andrebbe tutto per il meglio se, una volta sotto i ferri e anestetizzato, il giovane non si rendesse conto di sentire i discorsi dei medici che lo stanno operando e non solo quelli…

Dilungarsi sulla trama significherebbe sabotare un film che sui colpi di scena gioca molte delle sue carte, basti sapere che molti dei suoi fan internauti non hanno risparmiato (magari con qualche eccesso di entusiasmo…) accostamenti hitchcockiani, sicuramente è più utile soffermarsi sugli espedienti cui viene fatto ricorso per mettere in scena il “delicato” stato in cui si va a trovare il protagonista. Inizialmente la voce over ci rende partecipi del dolore che il personaggio sta provando a causa del suo particolare stato di coscienza (sensazione amplificata dalla scelta della regia di soffermarsi sui dettagli delle fasi operatorie); poi una serie di flashback riguardanti il passato del protagonista (compresi anche ricordi rimossi) rappresentano il tentativo di rifugiarsi nei ricordi come una sorta di cura lenitiva al dolore provato sul momento; in un ulteriore scarto il personaggio di Hayden si mette in movimento e lo vediamo aggirarsi come entità fantasmatica negli spazi dell’ospedale e interagire (o almeno tentare di farlo…) con gli altri personaggi in una dimensione surreale che in qualche modo è una via di mezzo fra la realtà oggettiva e quella percepita dalla mente del personaggio, che cerca anche di rivivere le situazioni che lo hanno portato a quel momento e di restituirci le sensazioni che sta provando (l’oscarizzato Russell Carpenter dà il suo contributo alle luci).

Questa mise en abyme inserisce il film nei territori del fantastico e lo mette in relazione con tante pellicole che anche in tempi recenti hanno cercato di visualizzare dimensioni oniriche con risultati magari alterni ma sovente affascinanti. Se possiamo rimproverare all’autore di non essere riuscito a escogitare espedienti veramente convincenti per giustificare i passaggi del personaggio da uno stadio all’altro, dall’altro bisogna riconoscergli di aver saputo gestire bene la suspence, nonostante le numerose incongruenze della trama delle quali sembra essersi orgogliosamente disinteressato.

15/11/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Awake
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
84'
Sceneggiatura
Joby Harold
Fotografia
Russell Carpenter
Scenografie
Dina Goldman
Montaggio
Craig McKay
Musiche
Samuel Sim
Costumi
Cynthia Flynt

Trama

Clay Beresford è un giovane genio della finanza, segretamente legato alla segretaria della madre. Clay ha due problemi: guadagnarsi la stima della genitrice dimostrandole di essere all'altezza del defunto padre e superare una grave forma di cardiopatia. Quando viene trovato un cuore compatibile col suo, Jack si fa operare dal suo amico, il dottor Jack Harper (preferendolo al ben più titolato Jonathan Neyer). Alla vigilia dell'operazione Clay decide di sposare l'amata, ma mentre è sotto i ferri si ritrova a vivere una ben poco raccomandabile esperienza di "anestesia cosciente"...
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi