Il labirinto del fauno

Il labirinto del fauno


Guillermo Del Toro

Drammatico, Fantasy | Messico, Spagna, Usa
(2005)

Nel 1944, anno che cronologicamente si colloca all’interno di una delle decadi più drammatiche nella storia dell’uomo, in Spagna il franchismo aveva vinto la Guerra Civile. Al regime che si stava instaurando e faceva tabula rasa, erano sopravvissuti solo pochi, attivi gruppi della Resistenza. Questi nemici del regime si nascondevano tra i boschi e dai loro nascondigli preparavano l’offensiva. Storicamente sappiamo che non ce la fecero, in quanto il regime franchista da lì al 1975 perdurò segnando una delle più lunghe dittature nella storia della Spagna contemporanea.

In questo preciso contesto storico si colloca anche la vicenda de “Il Labirinto del Fauno”, film fantasy almeno nella forma e nella costruzione “grammaticale” cinematografica. Ofelia, figlia di una vedova promessa in sposa a un illustre membro dell’entourage di Franco, mentre si trova presso il quartier generale di questi, entra in contatto con un mondo fantastico nascosto tra i boschi. Ben presto la bimba scopre di essere nientemeno che la Principessa di quel mondo fatato del quale, però, non ha più memoria.

Perché è fondamentale contestualizzare storicamente la pellicola di Del Toro? Sostanzialmente perché, nella sua essenza, trascende il genere cinematografico e racconta più di quanto si possa pensare sul franchismo, sulla guerra e sull’essere umano in genere. Guillermo Del Toro, non nuovo a questo tipo d’esperienza filmica – ne aveva già abbozzato i tratti nel precedente “La spina del diavolo” – prova un senso di “necessità” nel raccontare gli orrori del franchismo. Il modo che sceglie per farlo è suo personale e sfrutta il canovaccio del racconto fiabesco. Il regista messicano si appropria della cultura popolare, della favola di “Alice nel Paese delle Meraviglie” – la protagonista in una scena è vestita esattamente come lei, con il colore verde al posto dell’azzurro -, della mitologia greca – il mito di Demetra e Persefone -, dei racconti di paura per bambini e li applica, plasmandoli, alla storia che più gli interessa raccontare: la caccia alla Resistenza da parte del franchismo vista con gli occhi di una bimba.

Non si fraintenda: se da un punto di vista tecnico risulta chiaro che il film segue due linee parallele, la “parte reale” (con il generale franchista, la guerra, le violenze) e la “parte fantastica” (con il Fauno, altre creature strane e bizzarre e le immancabili “fatine”), a parere di chi scrive le due storie non sono affatto separate e la seconda è assoluta conseguenza della prima. Invece di fare un documentario sul franchismo – cosa che sarebbe risultata più semplice – Del Toro preferisce amalgamare vero e fantastico, sviluppare idee, stimoli visuali, legandoli alla tremenda drammaticità della vicenda “reale” e creando così qualcosa di maggiormente concettuale, di più simbolico. Il risultato complessivo è un film dove l’aspetto umano è predominante, anche e soprattutto nella “parte fantastica” della vicenda – a dimostrazione di ciò si veda la scena in cui il Fauno consiglia alla bimba un metodo per aiutare suo fratello, prossimo nascituro, a recuperare le forze in modo tale da non mettere a repentaglio la vita della madre -. Il “lato fantastico” insomma non è altro che una fuga necessaria dalla violenza (da parte della bimba ma anche del regista stesso), o una ri-visione in chiave più onirica del dramma che l’essere umano ha perpetuato con le guerre e gli immancabili orrori che le hanno contraddistinte. Non è un film “doppio”, non si tratta di voler raccontare due cose contemporaneamente e trovare, abilmente, il modo di farle coincidere. Si tratta di trovare un modo, diverso e paradossalmente più intenso e drammatico, per descrivere il senso di mortale impotenza di fronte alla sete di potere delle dittature.

Per fugare ogni dubbio, per sapere se ho ragione o mi sbaglio del tutto, guardatelo.

04/10/2009

Cast e credits

Titolo Originale
El Laberinto Del Fauno
Durata
112'
Produzione
Alfonso Cuarón, Álvaro Augustín, Bertha Navarro, Frida Torresblanco, Guillermo del Toro
Sceneggiatura
Guillermo Del Toro
Fotografia
Guillermo Navarro
Scenografie
Eugenio Caballero
Montaggio
Bernat Vilaplana
Musiche
Javier Navarrete
Costumi
Lala Huete, Rocío Redondo

Trama

Nel 1944, durante la caccia alla resistenza da parte dei franchisti, Ofelia, figlia di una vedova promessa sposa a un generale dell’esercito scopre di essere, in realtà, la principessa di un mondo incantato finita per caso nel mondo degli umani
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi