Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo


Terry Gilliam

Fantastico | Canada, Francia, Uk
(2009)

Attraverso una porta magica, il vecchio Parnassus riesce a dare vita ai sogni e all’immaginazione di chi la attraversa. Un gioco che, se un tempo faceva faville, nella Londra dei giorni nostri risulta essere poco più che un’attrazione patetica da baraccone. Già, perché la fantasia è sempre più ai margini della società e anche se il millenario protagonista non si rassegna, spazio per fermarsi e tuffarsi nel fantastico ce n’è sempre di meno. Se a questo si aggiunge che Parnassus in persona ha barattato la sua mortalità con la figlia, che a sedici anni sarebbe diventata di proprietà del diavolo, si capisce come sia pieno di nubi il futuro per il “dottore” e per i suoi sodali (oltre alla capricciosa Valentina, anche un simil-nano e un belloccio innamorato). La gara con Mr.Nick (questo il nome del diavolo, che ha la faccia di Tom Waits) è ancora aperta, però, e l’arrivo di un affascinante sconosciuto (il compianto Heath Ledger, ma anche Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law, accorsi per sostituire l’amico scomparso), che ha un passato molto confuso, potrebbe essere la carta vincente.

Terry Gilliam, con i mezzi di cui ha potuto disporre per mettere in scena scenografie ed effetti visivi senza precedenti nella sua filmografia, affonda clamorosamente proprio sotto i colpi della sua arma preferita: il genere fantasy. Il problema che l’ex Monty Python non è riuscito a risolvere è stato proprio il coordinamento tra immagini fantastiche e sceneggiatura. Ormai convinto che il suo marchio di fabbrica sia esclusivamente quello della visionarietà (per la verità, una qualità che continuano impropriamente ad affibbiargli), Gilliam sbatte in faccia allo spettatore, quasi volutamente e in senso di sfida, l’assoluto non senso della sua storia. Dove dimentica di disegnare anche un solo personaggio per concentrarsi sui fotogrammi più ad effetto. Spiace dirlo, ma tutto il clamore attorno all’ultima interpretazione di Ledger è poi ingiustificato.

Completamente incongruente rispetto alla storia, il personaggio di Tony è solo funzionale alle scorribande dietro la porta magica. C’è poi la questione della solita metafora cara a Gilliam: l’eterno scontro fra la fantasia e le debolezze della vita terrena degli uomini e la tristezza di un mondo in cui le seconde prevalgono sempre di più. Il tema, caro al genio di “Brazil”, esiste ma non è certo paragonabile alla lucidità con cui è messo in scena in altri episodi della folgorante carriera dell’unico americano tra i Monty Python. Un paradosso curioso viene fuori da questo “Parnassus”: pare che Gilliam riesca meglio a lavorare sul materiale magico e irreale quando la storia ha un maggior legame con la vita vera. Ne “La leggenda del Re pescatore”, in “Paura e delirio a Las Vegas”, ma anche nello stesso “Brazil”, l’istinto di fuga verso l’immaginario dei protagonisti si radicava in città e società ipoteticamente reali.

Ma quando fin dal principio si lancia in progetti fin troppo temerari, come nel caso della falsa biografia dei fratelli Grimm, pare che il buon Terry perda il controllo della materia e non riesca a mettere in scena le sue massime aspirazioni senza farsi travolgere, come un bambino immaturo, dagli stessi giocattoli che dovrebbe governare. Il voto severo è poi dovuto al finale (anzi al pre-finale), affidato al volto di Colin Farrell e agli sguardi persi di tutti gli interpreti, forse anche loro confusi dalla totale gratuità della deriva orrorifica finale.

24/10/2009

Cast e credits

Titolo Originale
The Imaginarium of Doctor Parnassus
Distribuzione
Moviemax
Durata
122'
Sceneggiatura
Terry Gilliam, Charles McKeown
Fotografia
Nicola Pecorini
Scenografie
Anastasia Masaro
Montaggio
Mick Audsley
Musiche
Jeff Danna, Mychael Danna
Costumi
Monique Prudhomme
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