Diamond 13

Diamond 13


Gilles Béat

Polar | Francia
(2009)

Un vrai polar

Uscito nelle sale francesi nel gennaio 2009 e tratto dal romanzo “L’Etage des morts” di Hugues Pagan (pubblicato in Italia da Meridiano zero col titolo “Dead end Blues”), “Diamond 13” è un polar incondizionatamente leale alle regole del genere: flic pesti e malconci, atmosfere notturne intrise di fumo, marciume dilagante, femmine dure, astute e vulnerabili, temperature sotto zero, spari a bruciapelo, brutali corpo a corpo e, immancabile, quel malinconico sentore di tragedia interiorizzata che distingue il genere francese dal più rutilante poliziesco americano. Il polar magnifica il senso della sconfitta e le passioni rinnegate, glorifica l’amarezza: una visione del mondo di un grigiore purgatoriale. Sbaraccamento morale. È l’immanenza della fine a sferzare le pagine del magnifico romanzo di Pagan (il maggiore scrittore francese vivente): “Non c’è via d’uscita dalla Notte, se non per ritrovarsi in una notte forse non peggiore, in ogni caso altrettanto priva di mistero, e in cui si entra in posizione orizzontale, con i piedi in avanti”.

Non nuovo al genere e particolarmente operoso in ambito televisivo, Gilles Béat ha accarezzato a lungo l’idea di adattare “L’Etage des morts” (anagramma fonetico di état-major e denominazione corrente usata dai poliziotti parigini per il quartier generale della polizia giudiziaria): la genesi del progetto risale addirittura agli anni 90 ma, a causa di una sceneggiatura eccessivamente lunga e cupa, il regista nato a Lille ha incontrato difficoltà insormontabili nel trovare produttori che lo assecondassero e attori disposti a interpretare un personaggio così tetro come quello di Mat (solo Delon si era mostrato interessato). L’intervento di Olivier Marchal ha provvidenzialmente sbloccato la situazione: lo script è stato rimaneggiato e Gérard Depardieu ha accettato di calarsi nei panni del protagonista, un flicard sfiancato dalla professione, nauseato dalla corruzione e insanabilmente ferito negli affetti dalla rampante Calhoune (Asia Argento).

Girato nel Benelux tra Lussemburgo, Charleroi, Bruxelles, Bruges e Anversa, “Diamant 13” non ricalca l’impronta realistica del polar marchaliano (quella di “36”, “Quai des Orfèvres” tanto per intenderci), ma reinventa lo spazio urbano con frammenti di luoghi deterritorializzati e immerge la narrazione in ambienti fortemente stilizzati, declinando il genere con liturgica ortodossia. Tra incontri con donne sull’orlo del baratro (l‘aspirante suicida Farida), colloqui con truands sibilanti come serpenti (l’infido Ladje, finemente sbalzato da Aurelien Recoing) e pudiche complicità con fotoreporter dagli occhi d’oro (Catherine Marchal), il viaggio al termine della notte di Mat inanella una ghirlanda di cadaveri che pagano con la vita il rifiuto di sottostare ai maneggi e ai compromessi delle alte sfere. In “Diamond 13” legge non è sinonimo di giustizia e amicizia fa rima con pericolo di morte, come insegna il diavolo tentatore Franck (Olivier Marchal).

Lontano dai toni epicizzanti e dalla frenesia di stampo televisivo, Béat gira con stile fluido e avvolgente, carrellando lentamente negli interni e ancorando saldamente la steadycam agli spostamenti di Mat negli esterni. E quando c’è da spingere sull’acceleratore, anziché trasfigurare l’azione con coreografie estetizzanti, sta con i piedi ben piantati per terra, lasciando al serrato fraseggio delle inquadrature il compito di diversificare i punti di vista. Eppure il valore aggiunto di “Diamant 13” non risiede né nel reiterato tema musicale che dà il titolo al film né nelle robuste prove attoriali (Depardieu non è mai stato così simile a Lino Ventura), ma sgorga dai dialoghi apodittici che riecheggiano la solennità della scrittura melvilliana: (traduco dalla versione originale) “Per cadere non c’è bisogno di nessuno”, “Ferita di soldi non è mortale”, “Ricordo un tempo in cui i poliziotti somigliavano ai poliziotti e le canaglie alle canaglie”, “Una buona attesa vale sempre di più di un cattivo processo”, “Tieni la grana… e i cattivi ricordi”.

Distribuito col contagocce dalla Moviemax, il film del sessantunenne cineasta francese sprigiona amore per il genere dal primo fotogramma all’ultimo freeze frame. Un vrai polar.

(In collaborazione con “Gli Spietati“)

10/03/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Diamond 13
Distribuzione
Moviemax
Durata
98'
Produzione
Artémis, MK2 Productions, Samsa Film
Sceneggiatura
Olivier Marchal, Gilles Béat, Hugues Pagan
Fotografia
Bernard Malaisy
Scenografie
Frédéric Astich-Barre
Montaggio
Thierry Faber
Musiche
Frédéric Vercheval
Costumi
Nathalie Leborgne, Dominique Combelles

Trama

Flic disilluso e dal grilletto facile, Mat dirige la Divisione 13 Notte di una città francese. Tra cadaveri di giovani decapitate in incidenti d'auto e rapinatori di farmacie da spedire al creatore, riceve la telefonata di Franck, amico fraterno a capo della brigata stupefacenti e malato di un cancro che gli lascia pochi mesi di vita. In ballo c'è un affare da un milione di euro: l'intercettazione di un traffico di droga tra un diplomatico e una banda con forti agganci politici. Mat rifiuta e Franck agisce da solo: arraffa soldi e roba ma ci rimette la pelle, lasciando all'amico gli elementi necessari per fare giustizia
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