Tornando a casa per Natale

Tornando a casa per Natale


Bent Hamer

Commedia, Drammatico | Germania, Norvegia, Svezia
(2010)

In conflittuali rapporti con la distribuzione italiana, che da “Kitchen Stories” in poi ha sempre acquistato i suoi film, per poi distribuirli in un misero numero di copie per una settimana o poco più, il cinema di Bent Hamer ha il torto di non alzare mai la mira. I toni soffusi e delicati restano sospesi, senza picchi né particolari cadute. Non fa eccezione il suo ultimo film, “Tornando a casa per Natale”, che pure presenta qualche novità rispetto alle sue precedenti opere.

Questa volta, difatti, l’umorismo stralunato e surreale tipico del cinema di Hamer, sempre a metà strada tra i numi tutelari Jacques Tati e Aki Kaurismaki, è ridotto all’osso (da citare la sequenza del tavolo troppo grande per passare facilmente attraverso delle strette scale). Al contrario, il tono malinconico, impassibile, di agrodolce rassegnazione (“nonostante tutto, si va comunque avanti”), pervade tutto il film.

Per una volta è possibile dire che, pur suo malgrado, almeno in qualche frangente, la confezione, dal titolo al periodo dell’anno in cui i numerosi personaggi del film si muovono, non è semplicemente un pretesto per far interagire un’umanità. Il Natale, con i suoi passaggi innevati, le usanze e simboli, non è una presenza, ma il protagonista del film che, a conti fatti è, per l’appunto, un classico e nobile  racconto (o meglio: diversi racconti) natalizio, il che non è di per sé un male. Fuori luogo, quindi, paralleli con la babele di personaggi altmaniani, l’ipotesi di una “Scandinavia Oggi” in tutte le sue complesse declinazioni.

Tratte dalla raccolta di racconti “Only soft presents under the tree” di Levi Henriksen (su dodici storie ne sono state estrapolate sette, delle quali due condensate in un unico frammento) le storie non offrono particolari motivi d’interesse e l’inizio e il finale kosovari non riescono a imprimere un messaggio incisivo, un sigillo che permette di rileggere l’insieme come un’unica e imponente parabola. Storie singolarmente esili, ma che messe insieme riescono a reggere 85 gradevoli minuti. Che, fortunatamente, evitano l’approdo a un finale consolatorio: la speranza, anche dove fa capolino, non è rassicurante.

Resta incerto il legame tra uomo e casa. Non è forse vero che la componente straniera riesce a ritrovare se stessa meglio di quanto faccia l’umanità scandinava? Che, evidentemente, si perde nelle distese innevate, faticando a scorgere un’anima e un’unità che sappia tenerli uniti, anche durante l’invana ricerca dello spirito natalizio.

Gli episodi si intrecciano, vengono accennati e a volte lasciati alla deriva, senza l’intenzione di trovare una vera conclusione a ciascuno. La più interessante del lotto riguarda probabilmente quella di un uomo che si veste da Babbo Natale per rivedere la ex moglie e i figli senza essere riconosciuto: nello sguardo (sotto la maschera) dell’uomo a un figlio, a una famiglia che non sa riconoscerlo, si nasconde un’umanità e una commozione che non sempre il film riesce a trovare.

04/12/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Hjem til jul
Distribuzione
Bolero Film
Durata
85'
Produzione
Bulbul Films, Filmimperiet Sverige, Pandora Filmproduktion
Sceneggiatura
Bent Hamer
Fotografia
John Christian Rosenlund
Scenografie
Eva Norén, Tim Pannen
Montaggio
Pål Gengenbach Silje Nordseth
Musiche
John Erik Kaada
Costumi
Karen Fabritius Gram

Trama

Le storie di un gruppo di persone di una piccola cittadina immaginaria. Tra le storie, ci sono quella di un uomo che si veste da Babbo Natale per rivedere la ex moglie e i figli senza essere riconosciuto, di un vecchio asso del calcio alcolizzato che vuole tornare a casa per le vacanze, di una donna che crede che l’amante sposato lascerà finalmente la moglie dopo Natale, di uno studente che finge che la famiglia protestante non festeggi il Natale per stare con la graziosa compagna di classe musulmana, e di una coppia serbo-albanese dal passato oscuro, chiusa in un cottage isolato.
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi