Qualunquemente

Qualunquemente


Giulio Manfredonia

Commedia | Italia
(2011)
Introdotto dalla forte spinta mediatica dei fatti d’attualità e da una colorata campagna di marketing (gazebo e manifesti elettorali in diverse città) vede la luce dopo due anni di gestazione il progetto di Albanese e Piero Guerrera di portare su grande schermo Cetto La Qualunque. Personaggio televisivo comparso per la prima volta (e in tempi non ancora sospetti) nel 2003, presenza frequente di “Che tempo che fa”, e divenuto uno dei più popolari nella galleria del comico. Politico corrotto, volgare, cinico e ridicolo, “un cattivo reale che vince”: allo stato delle cose, Albanese – che è stato lungimirante – lo definisce giustamente un moderato.
Regia affidata a Giulio Manfredonia, che aveva già diretto Albanese nel 2004 in “E’ già ieri”, e che ci mette la giusta personalità (muove la mdp con carrelli, gru, camera a mano) e la giusta misura. Arricchito da una fotografia dai toni caldi e vivi che esalta i colori ridicoli e pacchiani dei costumi e i dettagli delle scenografie, e dalle musiche della Banda Osiris che richiamano atmosfere ora western ora da repubblica delle banane. Scelte che vogliono evitare di rendere “Qualunquemente” piatto e televisivo, banalmente funzionale alla sola comicità, e ci riescono. Perché “Qualunquemente” riesce a essere un prodotto cinematografico coerente e autentico nonostante la difficoltà del progetto.
Indubbiamente (anzi, senzadubbiamente) c’erano i soliti rischi nel trasportare un personaggio televisivo al cinema (dalle aspettative del pubblico, al rischio di riciclo e della macchietta). Albanese lo sapeva, e, consapevole delle regole del gioco, lavora a una sceneggiatura che sviluppa una storia scegliendo momenti emblematici dei rapporti tra politica da un lato, e famiglia, giornalistmo e chiesa dall’altro nel percorso elettorale di La Qualunque – guidato da un guru (Sergio Rubini, barese che si finge milanese). 
Albanese lavora sul suo reportorio di gesti, tic, parole, espressioni, sulla sua comicità fisica (per i fan c’è anche un’autocitazione canora). Non ha paura di premere sull’acceleratore e esagerare: sembra che la realtà gli dia ragione qualunque cosa possa inventare. Viene da pensare che quasi nutra per il suo personaggio un misto di amore-odio: l’affetto di un attore per i suoi personaggi, e il rancore per una classe dirigente oscena e corrotta.
Indossando questa maschera orribile e pesante, riesce in uno dei compiti più difficili del comico: far ridere provocando e cercando di risvegliare le coscienze. E’ una critica feroce sulla questione morale ed etica in un momento in cui la satira pare non esistere più. Non si salva nessuno: la destra corrotta, vuota, senza gusto, senza freni, che evita i confronti, ipocrita, spudorata e cinica, e la sinistra silenziosa e incapace. 
Comincia con quello che sembra un omaggio a Dino Risi. Lo diciamo senza voler fare i nostalgici o invocare per forza nobili padri, ma l’intero film è venato di somiglianze con le commedie all’italiana. Nei luoghi, nell’uso della lingua, nel puntare il dito, nella cialtroneria, nella messa in scena di mostri. E sembra andare oltre: la risata non è più amara, ma a tratti angosciosa, dolorosa, colpevole; dei vizi e delle virtù restano solo i vizi. La Calabria sembra svolgere il ruolo della Sicilia di Germi, di sineddoche dell’Italia. 
Sembra non esserci speranza. Prevale la crudeltà, i buoni restano sconfitti o vengono manipolati (l’ingenuo figlio Melo – specie di trota). I pochi rigurgiti di coscienza immediatamente soffocati (la prima moglie). La Qualunque non cambia: resta orribile dall’inizio alla fine. Anzi, rovina chi lo circonda e ottiene quello che vuole. Più che divertire, spaventa: già in molti hanno evidenziato come la somiglianza di fondo coi politici nostrani – al di là della deformazione caricaturale – sia inquietante perché autentica. L’auspicio è che punga e faccia riflettere un pubblico più vasto dell’utenza di “Che tempo che fa”. 
“Qualunquemente” sarà in programma anche a Berlino nella sezione Panorama (bis per Procacci che quest’anno avrà alla berlinale due film). Chissà se come per “Draquila” incontrerà l’ostracismo di qualche politico con la coscienza sporca. Perché a proposito di “E’ già ieri” (remake di “Ricomincio da capo”), come ha evidenziato Maurizio Crozza, in questo paese sembra di vivere sempre il Giorno della Marmotta. 

22/01/2011

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
96'
Produzione
Fandango
Sceneggiatura
Antonio Albanese, Giulio Manfredonia, Piero Guerrera
Fotografia
Roberto Forza
Scenografie
Marco Belluzzi
Montaggio
Cecilia Zanuso
Musiche
Banda Osiris
Costumi
Roberto Chiocchi

Trama

Cetto La Qualunque rientra nel suo paese dopo un "esilio forzato" con una nuova famiglia e viene invitato dai propri concittadini a candidarsi come sindaco per contrastare il rischio di legalità promossa dall'avversario De Santis

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