Cave of Forgotten Dreams

Cave of Forgotten Dreams


Werner Herzog

Documentario | Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa
(2010)

Una discesa nelle tenebre, nelle profondità del tempo e della terra. Una discesa claustrofobica nell’abisso dell’animo umano alla ricerca di un’arcaica ispirazione, di quella scintilla di luce che incendiò l’esistenza con la nascita dell’arte. L’occhio/cinepresa di Werner Herzog sprofonda nei meandri della terra, alle origini di quell’animale chiamato uomo, alle prime -conosciute- espressioni della sua sensibilità nel descrivere il mondo circostante. È qualcosa di unico, ciò di fronte a cui ci pone Herzog: “il capolavoro perduto dell’umanità”, primordiale bagliore dello spirito umano smarrito nel sottosuolo e dopo 32.000 anni nuovamente illuminato. Con le fredde luci artificiali si rischiarano le pareti della grotta Chauvet rianimando antichi racconti nella ripetizione di un’alba lontana millenni.

Indagando continuamente le più inclassificabili venature dell’animo umano, in oltre 50 anni di carriera cinematografica, Herzog ha sempre inseguito personalità limite alla ricerca del limite dell’essere umano stesso raccontando storie di uomini e paesi lontani dalla civiltà tanto nella finzione quanto nel documentario: Stroszek (“Segni di vita”, 1968), che scatenava una titanica e impossibile guerra contro il cosmo; Aguirre (“Aguirre, furore di dio“, 1972), che raggiungeva un tragica ed estatica sintesi con la natura che lo avvolgeva; Fitzcarraldo (“Fitzcarraldo”, 1982), il “signore e conquistatore delle cose inutili” che inseguiva i proprii sogni fino a far passare un battello su di una montagna; Timothy Treadwell (“Grizzly Man“, 2005), che veniva divorato dagli orsi che donchisciottescamente cercava di proteggere; ma anche gli insoliti abitanti dell’Antartide rifugiati dal mondo sulla soglia dell’ignoto (“Encounters at the End of the World“, 2007). Personalità limite al limite del mondo, riflessi oscuri delle più oscure e indecifrabili pulsioni umane: figure singolari elevate a mitiche metafore, titanici inseguitori di sogni impossibili.

In “Cave of Forgotten Dreams” il regista bavarese si trova, invece, a narrare la storia di uomini ignoti che vediamo solo attraverso il loro riflesso indelebilmente impresso sulle pareti della grotta Chauvet a Vallon-Pont d’Arch nel sud-est della Francia. Uomini perduti in fondo all’abisso del tempo. Chi erano costoro, i cui passi sono ancora impressi e cristallizzati sul suolo della caverna? Chi erano costoro, le cui tracce possiamo vedere senza riuscire ad afferrarle? A seguirle fino a capire quali motivi li spinsero a imprimere il loro mondo sulle pareti della grotta? Qualcosa di inafferrabile si staglia tra le spiegazione degli scienziati seguiti da Herzog: storici, storici dell’arte, archeologi che accompagnano con le loro teorie alla comprensione e alla spiegazione dei dipinti, ma senza scalfire nemmeno lontanamente il senso di ciò cui ci troviamo di fronte. Un senso esile e inafferrabile che sfugge rimanendo latente nell’oscuro fondo degli abissi del tempo resterà il segreto di quegli invisibili protagonisti di “Cave of Forgotten Dreams”, quegli uomini che tracciando le traiettorie dei proprii sogni sulle pareti della grotta Chauvet divengono le più enigmatiche figure che il regista abbia mai inseguito. Se Kubrick vedeva nascere l’uomo nel dare la morte attraverso uno strumento Herzog lo vede nel creare arte attraverso uno strumento. Incubi e sogni perduti che si confondono nell’immaginario: basta un osso animale, una pietra appuntita, un bastone semi incenerito tanto per tracciare segni di vita quanto per spegnerne una.

Il percorso sotterraneo consente ad Herzog di muoversi solamente lungo uno strettissimo corridoio largo nemmeno un metro, solamente luci fredde sono consentite per non alterare il microclima della grotta, ma la potenza visionaria del regista tedesco non si lascia limitare da queste restrizioni e  ci consegna in tutta la loro potenza le pitture rupestri che al delicato passare della cinepresa sembrano risvegliare la protocinematografica visione del mondo perduto (vediamo bisonti con otto zampe come se stessero correndo, o profili di cavalli l’uno sempre più spostato in avanti del precedente). Ma qualcosa continua sempre a sfuggire e solo attraverso il sentiero dell’immaginazione -indica Herzog-, l’unico sentiero che oggi possiamo continuare a percorrere come lo percorrevano i pittori della grotta, riusciamo -forse- a sognare un sogno incastrato tra le maglie del tempo. Herzog è indubbiamente il miglior compagno per discendere in questo abisso.

17/12/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Cave of Forgotten Dreams
Durata
90'
Produzione
Adrienne Ciuffo, Erik Nelson
Sceneggiatura
Werner Herzog
Fotografia
Peter Zeitlinger
Montaggio
Maya Hawke, Joe Bini
Musiche
Ernst Reijseger

Trama

Documentario di Werner Herzog sulle più antiche pitture rupestri oggigiorno conosciute e rinvenute nella grotta Chauvet nel sud est della Francia
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