Insomnia

Insomnia


Christopher Nolan

Drammatico, Poliziesco | Canada, Usa
(2002)

I detecticve Will Dormer (Al Pacino) e Hap Eckhart (Martin Donovan) volano in Alaska per risolvere l’apparentemente semplice caso dell’omicidio di Kay Connell, una diciassettenne trovata nuda e strangolata in una discarica.

Nell’estate artica la luce perenne sembra la loro migliore alleata, tutto sembra essere “molto chiaro” e il colpevole viene focalizzato subito. Ma accade un incidente, le cose si complicano, i ruoli si scambiano, il poliziesco diventa un dramma psicologico.

Sulla scia di “Memento“, il talentuoso Christopher Nolan si cimenta con il remake aritmetico di un omonimo e anonimo film norvegese, svolgendo un certosino lavoro di sottrazione al grande corpo attoriale di Al Pacino; di addizione, maturazione, consapevolezza, su quello della giovane e bella Hilary Swank (la detective Ellie) e di prodotto sul rapporto mentore/discepolo che i due instaurano e che segue tutte le fasi dell’adorazione, ammirazione, rispetto, delusione, spiegazione finale e passaggio di testimone.

Qualcosa del genere è successa anche nel rapporto tra l’assassinata e lo scrittore Walter Finch (Robin Williams) ma, costruito su basi morbose, ha avuto un climax imprevedibile.

L’immersione nella storia è lunga e preparata: una suggestiva ripresa aerea fa da sipario ellittico tra l’assolata e corrotta California da cui i due super-poliziotti arrivano e l’algida Alaska che lì dall’alto somiglia a una problematica groviera di gole e di acque. Un incipit quasi analogo, quello che fa da mappa all’arrivo di Jack Nicholson e famiglia all’Overlook Hotel di “Shining”, dava la prima impressione di uno scacco annunciato, cui fu necessario il finale nel giardino-labirinto per sottrarre al “male” un po’ della sua forza invincibile e finire come finì; lo scenario di “Insomnia”, al contrario, è più subdolo, quasi invitante nel suo disgelo pieno di luce, troppa luce.

Anche la seconda parte è ancora volutamente fuori fuoco.

Dormer è una scheggia di nervi e deduzione, una sorta di Maigret senza panza che in meno di dieci minuti s’incolla al colpevole ed è pronto a infilargli le manette; una sequenza che ricordo molto “Heat” di Michael Mann e il suo caratteristico montaggio sonoro fatto di rumori bassi, industrial, sparati a alto volume e coperti dai dialoghi secchi e assertivi degli uomini d’azione.

Poi, tutto cambia.

Esaurito il protocollo del “genere” tocca re-inventarsi; gli sceneggiatori che pretendiamo di essere nel nostro quotidiano devono abbandonare il campo franco del comportamentismo e si ripiegano su se stessi, si interrogano, si auto-accusano, ricalibrano le loro convinzioni morali, infine si difendono, da una giustizia che forse non è più giusta.

Allora tutto diventa ostile: l’uomo che non ricorda di “Memento” diventa l’uomo che non dorme e di conseguenza non vede e non capisce più; il risoluto sprofonda nell’incubo dell’irresolutezza, come quando negli incubi ti senti i piedi di piombo; il chiarore perenne dell’estate artica inizia a funzionare da cortina fumogena, nebbia spessissima reale e figurata; le finestre inchiodate, i rifugi, i nascondigli, le intercapedini si mettono al servizio indifferenziato del bene e del male che hanno rimesso in discussione tutti i ruoli e tutti adesso sono colpevoli.

Il fulcro del film è una sorta di lotta contro uno specchio deformante: Will Dormer è un emulo di Quinlan (“L’infernale Quinlan”, Orson Welles) la cui sete di giustizia gli fa compiere scelte ingiuste; il “sosia” Walter Finch trova la sua migliore espressione nella proverbiale mimica facciale di monellaccio di Robin Williams che scava a fondo nel giocattolo per sublimare la sua evidente impotenza sessuale in barba alle conseguenze, agli innocenti ammazzati o incolpati ingiustamente per la necessità di un capro espiatorio.

Tale mise en abyme gli conferisce una profondità più letteraria che cinematografica, con tutti quei micro-meccanismi complessi e funzionanti ma anche avvincenti, e ne fanno un blockbuster di ottima qualità (al botteghino ha incassato più di 100 milioni di dollari) che perde colpi solo nel finale ordinario e moraleggiante, tiepidamente consolatorio e tanto lontano, per esempio, dal capolavoro di Orson Welles.

28/01/2012

Cast e credits

Distribuzione
Warner Bros
Durata
118'
Produzione
Alcon Entertainment - Witt, Thomas Productions - Section Eight - Insomnia Productions - Summit Entert
Sceneggiatura
Hillary Seitz
Fotografia
Wally Pfister
Scenografie
Peter Lando
Montaggio
Dody Dorn
Musiche
David Julyan
Costumi
Tish Monaghan

Trama

I detecticve Will Dormer (Al Pacino) e Hap Eckhart (Martin Donovan) volano in Alaska per risolvere il caso Kay Connell, una diciassettenne trovata nuda e strangolata in una discarica. Ma accade un incidente.
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