Men in Black 3

Men in Black 3


Barry Sonnenfeld

Commedia, Fantastico | Usa
(2012)
Brutto segno se una pellicola viene messa in cantiere per colmare il buco lasciato da un altra (in questo caso il quarto episodio di “Spider Man” diretto da Sam Raimi, previsto per l’estate 2011, ma poi cancellato). Che le riprese comincino senza nemmeno una sceneggiatura definitiva procura vibrazioni egualmente negative. Così come fanno storcere il naso i continui ritardi, riscritture dello script e litigi sul set, che hanno funestato la lavorazione di questo terzo capitolo (portando il budget ad una cifra ben superiore ai 200 milioni di dollari) della saga dei Men in Black. Il timore era, come accadde con il pessimo secondo capitolo (2002), che i tanti problemi intercorsi durante la produzione (allora la scelta di riscrivere in fretta e furia la sceneggiatura, che inizialmente prevedeva delle sequenze ambientate sulle Twin Towers) potessero inficiare la freschezza dell’insieme.

Ma, tutto sommato, questo “MIB 3” funzionicchia abbastanza bene. Il problema è proprio la sceneggiatura, decisamente striminzita, nonostante ci abbiano messo le mani prima l’autore comico Etan Cohen (quello di “Tropic Thunder” e “Iron Man 2“) e poi gli strapagati David Koepp e Jeff Nathanson: l’idea del viaggio nel tempo, in questo caso nella New York del 1969, per quanto risaputa, poteva prestarsi ad uno sfruttamento più intelligente. Invece molte ambizioni, e potenziali gag, restano sulla carta: come lo spaesato, e nero, agente J (Will Smith, assente dagli schermi da oltre tre anni), che si ritrova negli Usa “razzisti” e paranoici degli anni ’60, che guardano con sospetto ad un afroamericano che si aggira per la città con un completo elegante ed una macchina costosa. O molte annotazioni pop, su cui si sarebbe dovuto calcare di più la mano, a partire dalla sequenza alla “factory” di Andy Warhol, che si scoprirà essere un men in black sotto copertura, stufo di dover fotografare modelle “aliene” e dipingere barattoli e banane (simpatica anche la battuta su Mick Jagger). Ecco, l’impressione che da il film di Sonnenfeld è quella di un blockbuster dall’alto potenziale, in cui però non ci si è voluto prendere nessun rischio.

A differenza del secondo capitolo, fotocopia sbiadita del capostipite, qua c’è qualche intuizione simpatica (il “salto” nel tempo, attraverso diverse epoche, unica sequenza in cui l’effetto tridimensionale regala qualche sussulto), e un finale intelligente che riporta il personaggio dell’agente K (Tommy Lee Jones) a quella dimensione paterna che giustamente gli si attribuiva sin dal primo capitolo. Sempre nei limiti però di un intreccio che stenta ad ingranare, tra paradossi temporali poco chiari, un villain tamarro poco carismatico, e un incrocio tra fantascienza ed elementi grotteschi che fatica a ritrovare la verve, e l’effetto sorpresa, della prima pellicola e dei fumetti di Lowell Cunningham.

All’attivo c’è senza dubbio la performance di Josh Brolin, che interpreta la versione “giovane”, e leggermente più loquace, dello stanco e attempato Tommy Lee Jones: scelta di casting che più azzeccata non si può, entrambi gli attori hanno una grinta da cowboy tosti, solitari e disillusi.

23/05/2012

Cast e credits

Titolo Originale
MIB 3
Distribuzione
Sony Pictures
Durata
106'
Sceneggiatura
David Koepp, Etan Cohen, Jeff Nathanson, Michael Soccio
Fotografia
Bill Pope
Scenografie
Bo Welch
Montaggio
Wayne Wahrman, Don Zimmerman
Musiche
Danny Elfman
Costumi
Mary E. Vogt

Trama

L'agente J deve tornare indietro nel tempo per salvare la vita al burbero collega K. Rischiando di cambiare le sorti dell'umanità. 
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