Stories We Tell

Stories We Tell


Sarah Polley

Biografico, Documentario | Canada
(2012)

Non c’è dubbio che l’uso del digitale, con le sue innovazioni e possibilità, rappresenti oggi una delle rivoluzioni più importanti che il cinema abbia messo in atto nel corso della sua lunga storia. E questo non solo nei termini in cui la settima arte ha ripensato a se stessa, riformulando i riti della sua usufruizione ma anche, e diremmo, soprattutto, nella capacità di uno sguardo che ha esteso il suo campo di percezione oltrepassando i limiti sensoriali che gli erano fin qui riconosciuti. Se, sul piano pratico, le sorprese più eclatanti sono quelle derivate da un grado di verosimiglianza che confonde e meraviglia per credibilità, (come “Gravity” testimonia in tutta la sua perfezione), quello che qui ci interessa sottolineare è un altro aspetto dello stesso fenomeno, meno eclatante ma altrettanto peculiare, derivato dalla proliferazione di opere che dei loro autori mettono in scena fatti e esperienze autobiografiche: sotto forma di Journal Intime, utilizzato da due lungometraggi come “E Agora? Lembra-me” di Joaquin Pinto e di “Sangue” del nostro Pippo Delbono, esempi di un’arte che si mette a nudo senza alcuna reticenza, oppure, come sceglie di fare Sarah Polley nel suo “Stories We Tell”, filtrando l’elemento personale con quello di finzione, attraverso l’inserimento di frammenti recitati da attori professionisti che fanno da raccordo e insieme integrano la parte documentaria del film.

Al centro della scena Diane Polley, madre defunta della regista, e il racconto che di lei fanno le persone che le sono state accanto durante la sua vita: dal marito Michael, conosciuto sulle scene teatrali e poi sposato sulla scia di un’innamoramento a prima vista, ai figli, numerosi ed eclettici, agli amici più intimi, che seppur con fugaci apparizioni concorrono nel delineare l’intero arco esistenziale della protagonista. Tutti hanno qualcosa da raccontare, e nel farlo secondo il proprio punto di vista, ognuno aggiunge particolari che finiscono per mettere in discussione l’assunto di felicità inscritto nell’immagine di quella donna sorridente e libera, e in quella della sua una famiglia, serenamente adagiata nel benessere dei propri privilegi. Così facendo iniziano a farsi strada fatti e rivelazioni che cambiano progressivamente il quadro di riferimento, trasformando “Stories We Tell” in un cineromanzo in cui l’estetica del documentario più classico rappresentata dal collage di interviste all’interlocutore di turno (le cosiddette “talking heads“) viene assorbità dalla drammaturgia di un percorso esistenziale e umano affascinante e drammatico. Senza rivelare i particolari di un film che a un certo punto si tinge di giallo per la comparsa di amanti veri e presunti che rendono incerti i natali di uno dei protagonisti, e che di fatto costringono lo spettatore a sospendere il giudizio su ciò che ha appena visto (” la verità cambia a seconda di chi la racconta” afferma una delle parti in causa) “Stories We Tell” fa segnare un altro punto a favore di un cinema trasversale – per formati, materiali e generi impiegati – che si ribella a ogni tipo di classificazione, facendosi promotore di un esperienza totalizzante, capace di rompere le barriere tra l’artista e il proprio pubblico, messi sullo stesso piano da una catarsi che riferendosi a una condizione universale e reale (quella di Diane e della sua famiglia provata dalle dinamiche matrimoniali), appartiene tanto a chi guarda quanto a chi è guardato.

Vicino al capolavoro di Alina Marazzi “Un’ora sola ti vorrei“, di cui il film della Polley riprende, e l’orizzonte emozionale scaturito dalla necessità di riappacificarsi con il proprio passato, e, in parte, la funzione di senso attribuita alla tipologia delle immagini (anche qui la dimensione tragica e nostalgica è fornita da riprese effetutate in super 8) “Stories We Tell” è una prova registica di rara efficacia. Consapevole di lambire territori che normalmente appartengono alla televisione dei Reality, con la vita reale o presunta rimessa al giudizio dello spettatore, Sarah Polley riesce a mantenersi sul filo di un equilibrio che coinvolge senza ricorrere al pietismo e al voyeurismo di quei prodotti. Presentato in anteprima alla 66 edizione del Festival di Venezia e vincitore di numerosi e prestigiosi premi, “Stories We Tell” giunge sugli schermi sulla scia della sua presentazione al biografilm e grazie al coraggio di una casa di distribuzione quale I Wonder Pictures che ci aveva appena regalato un gioello del calibro di “Per nessuna buona ragione“. Come quello, il film della Polley è una visione da non perdere.

29/06/2014

Cast e credits

Distribuzione
Mongrel Media, Roadside Attraction
Durata
109'
Produzione
National Film Board of Canada
Sceneggiatura
Sarah Polley
Fotografia
Iris Ng
Musiche
Jonathan Goldsmith

Trama

La storia della famiglia di Sarah Polley
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi