Eva contro Eva

Eva contro Eva


Joseph L. Mankiewicz

Drammatico | Usa
(1950)

 

Prendete il salvagente…questa sera c’è aria di burrasca!

Nel 1950 l’americano di origine polacca Joseph L. Mankiewicz è già un nome autorevole della “nuova Hollywood”. Ha già vinto, infatti, l’anno precedente due Oscar con il suo “Lettera a tre mogli”, imponendosi all’attenzione di critica e pubblico come uno degli autori più versatili, nel suo sapersi dividere tra il ruolo di sceneggiatore e quello di regista. Passati i quarant’anni, però, gli manca ancora quel trionfo universale che possa consegnare definitivamente il suo nome alla storia del cinema. Fu perfetta, allora, l’uscita di “Eva contro Eva”, pellicola che per quasi un cinquantennio ha mantenuto il record solitario di nomination agli Oscar (ben quattordici) e che fu in grado di segnare un altro primato nella notte delle statuette: ben quattro attrici ottennero una candidatura per la loro parte nel film.

Anche chi non lo ha visto, anche chi non conosce il genio di Mankiewicz ha scolpito nella mente il titolo dell’opera, a mo’ di simbolo assoluto del cinema d’epoca. La stessa sorte che tocca a un pugno di pellicole hollywoodiane del Dopoguerra: si pensi a “Via col vento”, o a “Ben Hur”, o a “Viale del tramonto”, tanto per citarne soltanto tre. Sono quei film che hanno segnato la loro contemporaneità ben oltre i confini della Settima arte, sono diventati oggetto di culto nel costume, nella cronaca del loro tempo. Il motivo, seppur con gradazioni di merito ben diverse e distanti, è sempre lo stesso: sono opere che hanno spinto sempre più in là la potenza immaginifica dell’uomo, che hanno mostrato allo spettatore quale e quanta magia il cinema può riservare, con mezzi tecnici sempre migliori, maestranze sempre più preparate, ambizioni creative sempre più alte.

Un cinema che sa di nuovo

Ma, su questo piano, la storia di “Eva contro Eva” (un po’ fuorviante il titolo italiano, meglio l’originale “All About Eve”) è un po’ diversa. E lo è perché innanzi tutto parliamo di una pellicola miliare non solo da un punto di vista simbolico, come dicevamo, ma anche più strettamente cinematografico. Parliamo infatti di un capo d’opera nello sviluppo della drammaturgia hollywoodiana, grazie al suo estro narrativo, all’acume della satira feroce e alle ardite interpretazioni di tutti gli attori e attrici. E oltre a tutto questo, urge ripetere un concetto fondamentale: dietro la macchina da presa c’era Mankiewicz, un cineasta straordinario e dalle abilità tecniche e di scrittura eccezionali, rimasto nei decenni successivi un nome dal fascino quasi “esotico”, fin troppo sottovalutato invece rispetto ai suoi reali meriti, ai suoi effettivi risultati artistici. Spesso accostato, in forma di comparazione perdente, al ben più celebre e celebrato Billy Wilder, i suoi melodrammi, le sue commedie sentimentali e i suoi film in costume hanno invece seguito un percorso tutto loro che meriterebbe di essere riscoperto fin dagli esordi, di cui “Eva contro Eva” resta solo la punta dell’iceberg, un momento di straordinaria notorietà cui non ha fatto seguito un altrettanto positivo riscontro commerciale e critico ai capolavori che avrebbero seguito.

Che cosa stupì di questa pietra miliare? Basta la prima scena per capirlo. Al ritiro di un prestigioso premio teatrale, la voce fuori campo del malefico e implacabile critico DeWitt (George Sanders, l’unico del cast che l’Oscar lo conquistò davvero, dopo le nomination) introduce una carrellata di personaggi. Mentre il gran cerimoniere parla e fa un lungo discorso, DeWitt presenta i protagonisti della vicenda. Ci sono tutti: c’è il regista, lo sceneggiatore, la moglie di quest’ultimo, entrata nel mondo del teatro soltanto grazie al matrimonio, e poi la diva, quella vera. È Margo Channing, la cui bellezza sta sfiorendo, certo, ma il cui talento è ormai leggenda nell’ambiente. Perché Margo ha lo sguardo triste? Perché la serata non è in suo onore, ma in quello della sua giovane erede, Eva Harrington, la ragazza che un giorno si intrufolò nel suo camerino, ne conquistò l’affetto e la fiducia per poi portarle via tutto quello che Margo custodiva dopo anni e anni di gavetta e sacrifici. Il flashback ora può partire e la tragedia può andare in scena.

La diva nuda, la nuova stella nell’ombra

Mankiewicz, da geniale virtuoso della cinepresa quale era, decide di svelare a poco a poco i suoi protagonisti: particolari fisici, poche parole, inquadrature che fanno capire poco. È un ingresso carico di tensione quello che fa davanti all’obiettivo della macchina da presa Anne Baxter, la giovane attrice che dà volto e anima alla perfida Eva. È un parallelismo che funziona esattamente come il percorso narrativo che il regista ha scelto per noi spettatori. Eva è svelata a poco a poco, esattamente come la sua reale personalità ci si mostra in tutta la sua pericolosità e ambiguità pezzo per pezzo nel corso del film. Margo no, è sulla scena fin da subito in tutta la sua interezza, senza ombre e senza inganni. La vediamo struccarsi in camerino dopo l’ennesima replica trionfale, i primi piani tradiscono le prime rughe, i primi segni di stanchezza. Dietro la maschera del personaggio di Margo, c’è una delle leggende senza tempo di Hollywood, una Bette Davis forse al suo ruolo più importante, quello che la consegnò già agli albori degli anni 50 al mito assoluto delle stelle del cinema di ogni epoca.

“Eva contro Eva” è un film che corre su un doppio binario: da una parte un regista cinematografico, che fra l’altro lottò con tutte le sue forze da giovane proprio per affermarsi come autore a tutto tondo e non solo come scrittore di sceneggiature, che decide di volgere il suo sguardo appassionato (ma senza pietà) verso il “fratello maggiore” del cinema, quel teatro attorno cui l’intero universo artistico degli Stati Uniti del Dopoguerra ruotava. Uno sguardo feroce, nel suo fotografare dinamiche così perfettamente messe in scena: la produttrice senza talento che diventa tale solo per diritto matrimoniale, il regista che sceglie la California e il cinema di Hollywood perché sente che il palcoscenico gli sta stretto, lo sceneggiatore invaghito sia intellettualmente sia sentimentalmente della giovane attricetta promettente, il mondo della critica giornalistica che invece di limitarsi a scrivere delle opere, vuole recitare una parte in causa nelle dinamiche produttive e gioca la sua partita usando gli articoli di giornale come delle vere armi. Ogni personaggio cui Mankiewicz riserva un ruolo tutt’altro che secondario ha il compito di portare avanti metaforicamente tutta una categoria, con le sue debolezze e i suoi difetti.

Gavetta contro ambizione

Ma, dicevamo, c’è anche altro in “Eva contro Eva”. È vero, si parla di teatro e di cinema, gli ambienti che il cineasta statunitense conosce meglio. Ma è un racconto universale quello che vediamo: è la parabola sull’ambizione giovanile, il ricorso al mezzuccio occasionale per scalare il successo. Non è Eva contro se stessa, ma Eva contro Margo, due generazioni di artisti messe a confronto e su cui tutto un gruppo di personaggi in cerca d’autore si sfida senza esclusione di colpi per un riconoscimento del pubblico. Margo si strugge per l’età che passa, per la bellezza che sta appassendo e per i ruoli sempre meno adatti che è costretta a interpretare: ma dietro di lei ci sono anni di studio, di preparazione, di duro lavoro dietro le quinte. Il Mankiewicz più tenero, e che esploderà nella sua sapienza melodrammatica nel corso dei dieci anni di carriera successiva, è sui primi piani della Davis che concentra tutta la sua compassionevole comprensione. È il suo personaggio, infatti, a venire premiato con una consolazione fuori dal tempo, quasi incoerente, se vogliamo, rispetto alla complessità della narrazione: Margo, infatti, perde tutto, certo, ma solo professionalmente. Il suo amato Bill, il regista che pareva averla abbandonata per il cinema della California assolata e per una fugace attrazione per la bellissima e giovanissima Eva, resta al suo fianco sul viale del tramonto, in un’esplosione di tenerezza che solo Mankiewicz riesce a rendere con tale romanticismo.

“Eva contro Eva” è l’opera più celebre del regista di origini polacche, ma si potrebbe dire che non ne rappresenta appieno la carriera: è infatti un dramma satirico a tratti crudele, a differenza di molti altri capolavori in cui a dominare sono atmosfere più liriche ben più votate a un sentimento di nostalgia e malinconia (che qui compare solo a sprazzi). Ma è il destino di molti giganti del cinema, questo: la fama e il successo con un film quasi estraneo da se stessi.

Tutto per un applauso in più

“Eva contro Eva” è, infine, film sulla ricerca del consenso. Un consenso che, però, non viene mai mostrato: i protagonisti agiscono sempre dietro le quinte, all’ombra del sipario. Ma anche negli strali più violenti contro l’ambizione del mondo teatrale, Mankiewicz è come se riserva un’affettuosa considerazione nostalgica per questo particolare universo artistico. A un certo punto, la perfida Eva, ormai rivelatasi in tutta la sua spregiudicatezza si sente domandare dal critico DeWitt: “Perché lo fai? È per i soldi? Per la fama?”. Ma lei candidamente, risponde che no, lo fa solo per gli applausi. Sì, quegli applausi scroscianti che sentiamo spesso, risuonano negli occhi gonfi di lacrime prima di Margo e poi di Eva, il vero motore di questa tragedia umana. Non c’è nulla di venale nella sfida fra le due dive, è semplicemente il bisogno di avere ancora la possibilità di ascoltare con le proprie orecchie quel rumore fragoroso, quell’esplosione di mani che battono l’una contro l’altra, tutte insieme, tutte in coro. Ancora una volta. E un’altra ancora.    

22/09/2015

Cast e credits

Titolo Originale
All About Eve
Durata
138'
Produzione
Darryl F. Zanuck
Sceneggiatura
Joseph L. Mankiewicz
Fotografia
Milton Krasner
Scenografie
Lyle Wheeler, George W. Davis, Thomas Little, Walter M. Scott
Montaggio
Barbara McLean
Musiche
Alfred Newman

Trama

La giovane e attraente Eva Harrington si presenta a Margo Channing, famosa diva di Broadway, esprimendole la sua più fervida ammirazione, sentimento che l'ha portata a seguire per anni la diva ad ogni suo spettacolo. Convinta della buona fede della ragazza, Margo l'assume come segretaria.
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