Jukai – La foresta dei suicidi

Jukai – La foresta dei suicidi


Jason Zada

Horror | Usa
(2016)

Aokigahara, il Mare di Alberi, è una foresta fittissima e silente alle pendici del Monte Fuji in passato teatro degli ubasute: in condizioni di estrema carestia vi si abbandonavano i membri più anziani e deboli della famiglia. Oggi è al secondo posto nelle statistiche dei luoghi nel mondo dove avvengono più suicidi e pare sia infestato da rancorosi yurei, ed è da qui che parte “Jukai”. La gemella di Sara, Jess, spirito inquieto e vagabondo fin dall’infanzia, non dà sue notizie da qualche giorno e il suo ultimo avvistamento è stato mentre lasciava il sentiero tracciato nella foresta nipponica per avventurarsi fra la vegetazione, chissà a quale scopo. Il film non perde tempo in preamboli e sbriga gli antefatti in dieci minuti scarsi: Sara liquida il marito, vola in Giappone e si addentra nell’Aokigahara assistita da una guida locale e da un aitante pseudogiornalista australiano con cui nonostante tutto ha trovato il tempo di flirtare, indifferente al buon gusto, agli ammonimenti degli autoctoni, ai presagi e all’atteggiamento della polizia che ormai considera Jess spacciata.

Il videomaker Jason Zada esordisce nel lungometraggio sotto l’egida produttiva di David S. Goyer, ed è obbligato a girare in Serbia dopo il rifiuto dei giapponesi di concedere riprese della vera foresta dei suicidi. Poco male, dato che l’ambientazione potenzialmente affascinante viene sprecata senza perizia, relegata sullo sfondo mentre la camera rimane appiccicata a Sara, una Natalie Dormer poco adatta a reggere la responsabilità di una presenza centrale, tanto meno sempre inquadrata. Il legame del suo personaggio con la gemella scomparsa è di sangue in tutti i sensi, basato tanto sul dna quanto su un trauma infantile violento, rimosso o comunque rinchiuso in un compartimento stagno della memoria, dell’accettabilità. La ricerca di Jess è da subito per Sara un ritorno al passato, una retrospettiva sull’evoluzione della relazione fra le due sorelle nello scorrere degli anni, dipendente dalla crescita personale di ognuna e dalle divergenze caratteriali. Sara affronta attraverso il possibile suicidio di Jess il proprio senso di colpa per non aver visto ciò che Jess ha visto da bambina, e i fantasmi che la assalgono nella selva riaprono ferite considerate rimarginate tutte inerenti la famiglia: trovare e salvare Jess significa salvare, o immolare, se stessa.

Soggetto non originale ma neanche sterile di spunti, non fosse che saltellando fra gli stereotipi più scialbi e commerciali del j-horror e del thriller paranoico-allucinatorio per novanta minuti, “Jukai” non compie mai il balzo definitivo e tutto scivola via nell’incuria e nell’incuranza. Il percorso di Sara nella foresta è una caduta graduale nella follia che lancia un richiamo lontano a “The Descent“, sebbene quest’ultimo possa vantare la mano vigorosa e strategica di Neil Marshall nella creazione di nessi fra spazi (esterni e interiori, naturali e mentali), oltreché interpreti di altro valore e una sceneggiatura meglio dosata fra azione, tensione e scavo psicologico. Il film di Zada invece ristagna nei soliti jump scare da video di Youtube, in un’impostazione estetica disattivata, inabile a esprimere necessarie atmosfere macabre e tetre se non nel colpo di coda finale, forse ritenendole già implicite alla location, sciupando così l’occasione di trasformarsi in qualcosa di superiore a un horror sbrigativo con un paio di scene azzeccate (l’inizio, l’epilogo, il trattino che li unisce, poco più) ma incapace di accendere attrattive.

24/09/2017

Cast e credits

Titolo Originale
The Forest
Distribuzione
Koch Media, Midnight Factory
Durata
93'
Produzione
David Linde, David S. Goyer, Tory Metzger
Sceneggiatura
Nick Antosca, Sarah Cornwell, Ben Ketai
Fotografia
Mattias Troelstup
Scenografie
Kikuo Ohta, Jasna Dragovic
Montaggio
Jim Flynn
Musiche
Bear McCreary
Costumi
Bojana Nikitovic

Trama

La sorella gemella di Sara, Jess, è scomparsa all'interno della famiferata Foresta dei Suicidi, in Giappone. Sara si precipita in terra nipponica alla sua ricerca e si addentra nella foresta, dove ben presto la assalgono visioni, sospetti e paranoie sul proprio passato e sul giornalista australiano che si è offerto di accompagnarla.
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