Rachel

Rachel


Roger Michell

Drammatico, Romantico | Regno Unito, Usa
(2017)
Il romance di Roger Michell trova adeguata collocazione nella stagione cinematografica attuale, segnata da un rigoglio di figure femminili magnetiche e intraprendenti (“Elle“, “Red Sparrow“, “Maria Maddalena“, “Lady Bird“…). Il regista sudafricano, noto ai più per “Notting Hill”, si congeda dai toni a lui abituali della commedia romantica per realizzare un secondo adattamento filmico del cupo romanzo “My Cousin Rachel” di Daphne du Maurier, esponente novecentesca del gotico britannico. Questa gloriosa e impertinente tradizione letteraria, nata con Walpole e giunta sino a McGrath, sguazza felicemente tra sensualità, follia e morte, virando talvolta verso il soprannaturale. In particolare, gli appassionati del genere ricorderanno la scrittrice inglese per aver ispirato due celebri lavori di Alfred Hitchcock, “Rebecca” e “Gli uccelli”. I cinefili più accaniti ricorderanno anche il precedente adattamento, “Mia cugina Rachele” di Henry Koster (1952), con Olivia de Havilland e Richard Burton, dramma costruito nel segno dell’eleganza misurata e un poco impettita che fu tipica della Golden Age hollywoodiana. 
Sin dalle inquadrature iniziali, vorticose e convulse, la cifra stilistica di “Rachel” si delinea in maniera netta. I panorami selvaggi della Cornovaglia e le immagini di un’isolata e austera tenuta di campagna si susseguono, mentre la voce del protagonista, fuori campo, comincia a narrare. Philip (Sam Claflin), orfano cresciuto dal cugino Ambrose, eredita le ricche proprietà del parente quando egli muore a Firenze in circostanze misteriose. Il giovane Philip, affranto, sospetta della moglie di Ambrose, l’enigmatica cugina Rachel (Rachel Weisz), che non ha mai conosciuto. Le giura vendetta, ma quando lei decide di fargli visita, il rancore muta in passione, la passione in gelosia. La candida Louise, innamorata di Philip, e l’affezionato tutore tenteranno invano di farlo desistere dal proposito di consegnare l’intera eredità a Rachel, la quale coltiva un rapporto indecifrabile con l’equivoco avvocato Rainaldi (un mellifluo e convincente Pierfrancesco Favino). Rispetto al precedente adattamento, Michell assolutizza la prospettiva del narratore tramite espedienti narrativi e formali, talvolta enfatici (onirismi, bokeh, carrellate circolari, raffiche di dissolvenze incrociate), con il probabile intento di indurre lo spettatore a un maggiore coinvolgimento. Un intento compromesso dalla scelta di affidare la focalizzazione a un protagonista irrimediabilmente passivo, la cui parabola emotiva appare subordinata a esigenze d’intreccio piuttosto che alla complessità dei rapporti. Difatti, per l’intera durata della pellicola Philip è travolto dagli eventi: si ritrova orfano, viene adottato dal cugino, mandato agli studi, subisce la malattia, il matrimonio e la morte di Ambrose, poi l’arrivo di Rachel che guadagna immediatamente una posizione di dominio nella sua stessa casa. Quindi viene divorato dalla passione, accecato dalla rabbia e consumato dalla malattia, per arrendersi infine alla situazione che tutti gli prospettavano fin dall’inizio: il felice matrimonio con Louise. La differenza di età e di esperienza fra il semplice giovanotto di campagna e la matura donna di mondo giustifica solo in parte la facilità e la prevedibilità con cui Philip consegna sé stesso e le proprie fortune alla mercede della misteriosa cugina.
Rachel, interpretata da un’ottima Rachel (Weisz), è il perno dell’intero film. Supremo oggetto del desiderio per il protagonista e dunque massimo oggetto di curiosità per lo spettatore, guadagna con agevolezza il centro dello schermo – persino quando siede a una tavola rotonda. Nemmeno diversi anni dopo la vicenda narrata Philip coglierà la verità (ammesso che ve ne sia una, e una soltanto), e di certo non possiamo riuscirci noi, che usiamo gli occhi del narratore. È senz’altro un merito aver mantenuto il carattere ambivalente del personaggio, vittima e aguzzina, vedova e seduttrice. Altrettanto giusto è riconoscere che la presente Rachel elude lo stereotipo, spesso carico di misoginia, della femme fatale. Nel suo desiderio di libertà, di autonomia, di indipendenza, si configura invece come un modello femminile tremendamente attuale, una figura decisamente più complessa della Rachel interpretata a suo tempo da Olivia de Havilland. Se Weisz da un lato assolve brillantemente la veste di dark lady, racchiusa in un altero e tenebroso contegno, dall’altro manca di trasmettere al personaggio la carica erotica che il ruolo richiederebbe, anche se non è certo aiutata dal contesto filmico, parco di creatività e prodigo di cliché. Non evoca sensualità l’onnipresente fuoco, emblema archetipico della passione e del pericolo; la bigia magione di campagna, affogata in una densa oscurità, è un tripudio di candele e candelabri, ma ricorda una chiesa più che un’alcova. Insomma, la dialettica tra eros e thanatos si risolve a favore di quest’ultimo, anche perché i dialoghi che dovrebbero ispirare sensualità non sono particolarmente brillanti (“Il burro si scioglie, forse è meglio se vi leccate le dita”).
Naturalmente, la fragilità del racconto consegue da alcune carenze strutturali. Alla sceneggiatura dissestata, caratterizzata da raffinati indugi e ingiustificate accelerazioni, si aggiungono soluzioni formali abusate, didascaliche. Così, l’agognata unione fra Philip e la cugina avviene in un campo fiorito; la rottura è espressa da una collana che si spezza; mentre crollano i sogni d’amore di Philip, le perle cadono sugli scalini; la delusione amorosa coincide con un’uggiosa giornata di pioggia; et cetera. L’elenco dei difetti non deve però cancellare i meriti del film: il soggetto avvincente, la splendida fotografia, la cura nella ricostruzione di interni e costumi, le buone interpretazioni, l’elegante resa visiva. Piuttosto, deve far riflettere sulla miniera di potenzialità inespresse che una mano più delicata, o più audace, avrebbe potuto estrarre dalla medesima fonte. “Rachel” è quindi un adattamento convenzionale, tanto gradevole alla fruizione quanto scontato nelle scelte stilistiche. Il beneficio della visione si miscela con il rimpianto per la perduta occasione.

18/03/2018

Cast e credits

Titolo Originale
My Cousin Rachel
Distribuzione
Fox Searchlight Pictures
Durata
106'
Produzione
Fox Searchlight Pictures, Free Range Films
Sceneggiatura
Roger Michell
Fotografia
Mike Eley
Scenografie
Barbara Herman-Skelding
Montaggio
Kristina Hetherington
Musiche
Rael Jones
Costumi
Dinah Collin

Trama

Il giovane Philip riceve la visita di Rachel, moglie del cugino morto in circostanze misteriose. La misteriosa e affascinante dama ecciterà in lui sentimenti forti e contrastanti.
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