Stronger – Io sono più forte

Stronger – Io sono più forte


David Gordon Green

Biografico, Drammatico | Usa
(2016)

Il cinema americano torna a confrontarsi con l’attentato perpetrato durante la maratona di Boston del 2013. “Boston“, di Peter Berg, ne fu la reazione esplosiva, cinema fatto di tensione crescente, congegno limitato ma perfettamente a suo agio nelle vesti da thriller di genere. “Stronger” ne è invece la riabilitazione, la pomata su una ferita ancora aperta ma in via di guarigione, nello specifico quella di Jeff Bauman. Jeff divenne un simbolo, per via delle gambe perse nell’esplosione e anche per la foto del ragazzo in barella che i media fecero circolare (spesso censurata).

Il biopic di David Gordon Green è silenziosamente agiografico, lascia che sia la storia mediatica di Jeff a elevare il portabandiera del motto Boston Strong: un ragazzo che si rialza nonostante le ferite, nonostante la vita rimanga segnata e vada ripensata, ridefinita. Un perfetto infelice quadro privato che necessita una riedificazione nel foro pubblico, nella condivisione e nell’esaltazione della comunicazione, che necessita dell’evento. Questo deve vivere forzatamente il Jeff Bauman interpretato da Jake Gyllenhaal, la cui riservatezza sembra essere violata dalla famiglia che lo spinge a sottoporsi agli eventi pubblici a cui lui vorrebbe sottrarsi. Dunque Green si mette al servizio di un racconto di legami, sorvola sulla riabilitazione per lasciare spazio al crescendo drammatico intra-famigliare e farne malcelato motivo di compatimento. Il fuori fuoco sulle gambe appena medicate di Jeff trattiene lontano dalla vista ciò che invece viene mostrato successivamente in un atto di svelamento banalizzante della violenza sulla carne delle vittime del 14 luglio 2013, mettendo a nudo quello che era stato centellinato, a uso e consumo di un pubblico da smuovere emotivamente, come i media più cinici. 

La riflessione politica si smorza in un banale quadretto popolare (uno sconosciuto al bar grida al complotto finalizzato alla guerra contro l’Iran), e qui Green vorrebbe rappresentare un’America sempliciotta, fragile e sperduta; così come viene descritta la famiglia di Jeff Bauman, contenta di questo trambusto mediatico (la caccia all’uomo seguita in televisione, la possibile intervista di Oprah Winfrey a Jeff). Intanto Green, per essere sicuro di non affossarsi senza ritorno in un cupo quadro famigliare destabilizzato, si concede fraseggi comici che non hanno autonomia, si perdono nel percorso di riformazione fisica e mentale (siamo dalle parti di “Demolition” ma senza il giusto amalgama).

Ecco quindi che Green – al netto di un finale consolatorio e riabilitante non soltanto per il protagonista, poiché si riflette nelle perdite in guerra di una nazione, in quell’abbraccio sociale così riconciliante e accomodante per un cinema fatto di tappe prescritte dalla prassi (perdita, caduta, ripresa, riappropriazione) – mostra l’oggettivazione del dolore mettendo a fuoco letteralmente le ferite squarciate, il sangue, l’evento nella sua gestazione più dura, quello che i procacciatori di informazioni vorrebbero “vendere” sui mezzi di comunicazione se non dovessero vedersela con la censura. Green si beffa di quest’ultima e, attraverso un flashback che Jeff rivive nella sua testa, sfoggia un dolore privato, che probabilmente potrebbe essere ancora più punitivo e provocatorio nel fuori campo. In realtà la forza di “Stronger” doveva essere la riproduzione dei fatti violenti, la rivendicazione per immagini di una sofferenza vinta con il moto di fratellanza di una città; purtroppo manca una struttura che giustifichi questo apice espositivo che rimane uno sfogo e uno sfoggio, manca una visione registica sulla messa in scena del privato conteso dal pubblico che Green non possiede. Solamente a tratti “Stronger” sembra chiamare in causa un cinema personale (il vicino di casa che sbircia Jeff mentre si trascina nel parcheggio) ma sono attimi che passano inosservati di fronte a un lavoro modesto (lontano dalla gestazione del dolore che ha mostrato meravigliosamente “Manchester By the Sea“).

04/07/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Stronger
Distribuzione
01 Distribution
Durata
119'
Produzione
Bold Films, Mandeville Films, Nine Stories Productions
Sceneggiatura
John Pollono
Fotografia
Sean Bobbit
Scenografie
Jeanette Scott
Montaggio
Dylan Tychenor
Musiche
Michael Brook
Costumi
Leah Katznelson

Trama

Boston Stronger è lo slogan che Jeff Bauman porta sulle spalle, pesante come la sua menomazione alle gambe. Vivrà un dramma tra il suo privato e il pubblico.
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