The Equalizer 2 – Senza perdono

The Equalizer 2 – Senza perdono


Antoine Fuqua

Azione | Usa
(2018)
Tra i registi del mainstream americano Antoine Fuqua è uno di quelli che ci stupisce di più. Ogni volta crediamo di averne inquadrato le strategie e di poterne prevedere le mosse e invece lui è pronto a smentirci con diversivi poco prevedibili. Dopo quelli che lo avevano catapultano non senza sorpresa alla ribalta delle cronache (dopo due film dimenticabili), consentendo a Denzel Washington di vincere il suo primo – e finora unico – Oscar come miglior attore protagonista del sorprendente “Training Day“, il regista afroamericano si è reso artefice di un cupio dissolvi messo in pratica nella tendenza oramai acclarata di dilapidare i crediti di stima guadagnati con la prova precedente. Era successo con il film del 2001, seguito a ruota dai flop de “L’ultima alba” e di “King Arthur” e si era ripetuto con i film venuti dopo la buona prova offerta con “Brooklyn’s Finest” e ancora con quella del primo “The Equalizer – Il vendicatore” (almeno in termini di incassi), entrambe seguiti da lavori più incerti come “Southpaw – L’ultima sfida”  e addirittura inguardabili come lo è stato “I magnifici sette“. In questo senso “The Equalizer 2 – Senza perdono” aveva dunque una doppia responsabilità: la prima era quella di ristabilire la parte positiva del trend, interrotto dal remake del film diretto da John Sturges, la seconda, più ai fatti del presente, era quella di superare gli incassi del primo capitolo che, solo nel mercato domestico, era stato capace di incamerare oltre 100 milioni di dollari. Per farlo Fuqua poteva contare sulla continuità del sodalizio con il suo attore feticcio (Washington) e sull’appoggio di un colosso come la Sony, subentrata in fase produttiva all’indipendente Village Roadshow Pictures, che oltre al divo rivedeva al proprio posto i caratteristi Melissa Leo e Bill Pullman.

Conferme che “The Equalizer 2” estende anche alla sostanza della trama (a questi livelli diventa quasi un dettaglio) sceneggiata ancora una volta da Richard Wenk, il quale altro non fa che reiterare i meccanismi della volta precedente, con l’implacabile giustiziere spinto ad agire in difesa dei più deboli Così dunque accade nell’introduzione del film, con Robert McCall in versione globe-trotter impegnato a restituire una bambina alla propria madre sottraendola ai criminali che la tengono prigioniera su un treno pronto a portali in un angolo remoto della vecchia Europa. Così continua (anche se con motivazioni più intime e private) con ciò che viene dopo, quando a essere coinvolto è il sentimento personale dell’eroe, sconvolto dall’omicidio di una persona cara e per questo ancora più motivato a scatenare l’inferno.

E qui sta la sorpresa, poiché invece di seguire il protocollo caro al cinema mainstream, e quindi di allestire uno spettacolo ancora più mirabolante del precedente, “The Equalizer 2” agisce in maniera opposta, riducendo le scene d’azione (comunque presenti) e facendo in modo che sia la recitazione di Washington e non gli effetti speciali a tracciare il confine che distingue questo film dal tipico action movie. Ciò che ne viene fuori è qualcosa di spurio, che potrebbe accontentare i fan dell’attore ma dispiacere agli appassionati della saga, probabilmente disorientati dal filosofeggiare del protagonista, nel caso in questione più incline a ragionare sul senso della vita che a menar le mani per farla pagare ai cattivi.

03/08/2018

Cast e credits

Titolo Originale
The Equalizer 2
Distribuzione
Warner Bros Italia
Durata
121'
Produzione
Columbia Pictures, Lonetree Entertainment, Mace Neufeld Productions
Sceneggiatura
Ricjard Wenk
Fotografia
Oliver Wood
Montaggio
Conrad Buff IV
Costumi
Jenny Gering

Trama

Sequel del film "The Equalizer - Il vendicatore", action-thriller ispirato a una serie TV degli anni 80.
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale