The Batman

The Batman


Matt Reeves

Azione, Noir, Thriller | Usa
(2021)

I’m afraid, afraid,

ghost!

Breed di Nirvana

 

Blockbuster dell’antieroe

La notte nell’universo filmico DC è sempre differente, cangiante ad ogni iterazione. Questa condizione temporale si abbina perfettamente ai toni adulti e cupi dell’altra faccia del superhero movie, opposta ed eguale al Marvel Cinematic Universe. Pur scontrandosi sullo stesso mercato di riferimento, Warner Bros., rispetto a Disney ha iniziato a valorizzare le differenze interne ai film marchiati DC Comics, grazie soprattutto alle firme potremmo dire “autoriali”, alle quali, in diverse misure, ha permesso una libertà espressiva evidentemente maggiore rispetto all’universo di Avengers e soci. L’approccio ha garantito, almeno da “Aquaman” (2018) in poi, una verace eterogeneità, in cui deve includersi il pacchianamente epico (ma funziona anche ad aggettivi invertiti) “Justice League” (2021) di Zack Snyder, a dispetto dello storytelling matematico Marvel in cui la superficiale rappresentazione di genere si allinea alla formula ciclicamente applicata per far prevalere l’aspetto intrafilmico, fino all’abbuffata metafilmica di “Spiderman: No Way Home” (2021) in cui si richiede allo spettatore una conoscenza condivisa intertestuale (memetica compresa).

“The Batman” è il miglior esempio di questo blockbuster in risposta alla programmaticità del competitor, reboot dichiaramente escluso dal DC Extended Universe e dunque ancor più unico, personalizzabile a piacimento. Come il “Joker” (2019) di Todd Phillips, questo è un film formulaico, evidentemente costruito per esemplificare e dichiarare i tratti di genere che gli appartengono. Matt Reeves scrive e dirige un thriller-noir, ispirandosi ad alcuni punti di riferimento del genere1. Il dato più significativo, al di là di imponenti titoli citati dal regista di “Cloverfield” (2008), si evince dai riferimenti che arrivano da quel movimento in aperta controtendenza agli studios che dagli anni Sessanta trascinavano schemi produttivi infruttuosi: la New Hollywood. Quello che fa tanto Phillips quanto Reeves è rispolverare i vari Scorsese, Pollack, Friedkin e riadattarli al blockbuster, diciamolo, d’auteur, dunque in seno agli studios stessi. Lo stesso James Gunn, con la sua sporca dozzina spaghetti, si avvicina a una commistione tra Steven Spielberg e Walter Hill.

Quelli di “The Batman” sono pochi ma evidenti segnali di appropriazione di un immaginario filmico segnante che viene adattato alle necessità degli studios; Matt Reeves prova dunque a condensare le tensioni tra blockbuster e immaginario di rottura.

Vendetta

Il Batman di Reeves è sporco, solitario, fallibile. Al suo secondo anno da vigilante è provato da sentimenti di rabbia, angoscia e dolore, dovuti dalla perdita dei genitori. La dedizione con cui travolge la corruzione dilagante a Gotham City è alimentata dal fuoco della vendetta, sentimento su cui sia il profilo di Bruce Wayne sia della sua maschera è scandito.

In “The Batman”, più che nei precedenti film sul pipistrello, uomo ed eroe sono inscindibili, condizionati l’uno dall’altro, come sottolineato profilmicamente dal trucco nero sugli occhi di Robert Pattinson: Wayne diventa emanazione secondaria dell’alter ego mascherato. È una Gotham mascherata in occasione di Halloween quella che apre la storia, non a caso festa in costume dedicata ai santi ma rappresentazione dei mostri che popolano Gotham, Batman compreso.

L’immaginario di “The Batman” viene esemplificato nei meravigliosi, tonitruanti 30 minuti di incipit in crescendo: la voce narrante, la musica, il montaggio alternato e infine la prima scena del crimine, tutto asserisce alla paura che nasce dall’ombra, dal nero, dal noir. Il genere avvolge “The Batman”, non vi è alternativa nei toni e nell’estetica, e in questa costruzione Reeves è esemplare nel calare il personaggio in una malinconia antieroica. “The Batman” dunque si concentra su pochi e nucleici concetti, e si prende i suoi 176 minuti per inscenare la tragedia dell’eroe che, segnato dalle colpe del padre, è intenzionato a redimere la sua memoria e quella della città di cui si fa traghettatore (si pensi alle scene finali).

Ricostituire un nuovo Batman era un’operazione difficile e rischiosa, considerata l’ancor viva rappresentazione di Christopher Nolan e la ferita lasciata dal Batman di Affleck/Snyder. Il cavaliere oscuro di Reeves sfida Burton e Nolan, raggiungendoli: la commistione con la controparte fumettistica2 è credibile senza essere freak, inserendo elementi realistici per far risaltare le insicurezze che affollano i pensieri di Wayne. La razionalizzazione degli elementi fantastici elimina le caratteristiche maggiormente inverosimili come alcuni dei costumi, fino all’epurazione della nomenclatura dei personaggi (Batman è Vendetta Vigilante). “The Batman” si assicura che il torbido contesto di Gotham City inghiotta il protagonista in una skyline battuta dalla pioggia, imprigionata nella notte, rendendolo vulnerabile e insicuro: il volo dal tetto della centrale di polizia è una rischiosa fuga, non certamente il tipico assalto del Cavaliere Oscuro di Nolan.

Paura

Matt Reeves si dimostra ancora una volta un abile camuffatore, appropriandosi di stilemi collaudati per favorirne l’adattabilità a nuove situazioni, come hanno dimostrato le commistioni avventurose, western e di guerra presenti nei capitoli “Dawn” e “War” di Planet of the Apes. “The Batman” deve il suo afflato all’immaginario degli anni Novanta, cominciando dal rimando a Kurt Cobain, fino alla cataratta dark ripresa dai vari “Il corvo”, “Darkcity, “Blade” e alle venature gangster di “Dick Tracy”. Quello di Reeves è un cinema che lavora primariamente sull’effetto digitale, combinato soprattutto alla resa estetica dei suoi collaboratori. È la cinematografia del sodale Greig Fraser (“Dune“), eterogenea e tendente alla luce naturale, a forzare un certo tipo di combinazione di colori per far virare la notte dall’arancione al rosso, dal blu al nero; mentre Michael Giacchino insiste sui due accordi di “Something in the Way” e su temi lapalissiani (l’Ave Maria associata all’Enigmista).

“The Batman” è dunque un film saturo, lunghissimo e dosato nei climax (notevole la scena nel palazzo della polizia), finanche troppo costretto nella gabbia di un blockbuster alla portata del pubblico ma in questo funzionale. Il thriller è semplicistico, il tratteggio del noir esasperato e palesato in un mashup tra “Seven” e “Zodiac“, dimostrando come Reeves riesca a mettersi al servizio di un prodotto compatto, senza prendersi rischi che a volte compromettono la tenuta di questi film (si pensi agli sforzi di “Dune” per calibrare unicità e popolarità finendo per esasperare le dissonanze).

Dall’operazione emergono importanti limiti, primo tra tutti la difficoltà di amalgamare i personaggi a un Batman così introspettivo e approfondito. Se da una parte un Enigmista social, nato nei bassifondi e doppelganger (interessanti le soggettive voyeuristiche in comune) del giustizialismo del nostro eroe suggerisce che il pericolo nasce dalle piaghe di una socialità compromessa, la sua rappresentazione è fin troppo semplicistica, a cominciare dal casting svogliato. Anche la coralità di antagonisti e alleati di cui Batman partecipa è piuttosto strumentale, interessanti per i collegamenti di trama ma privi di uno spessore che esuli da un urlato e generico macchiettismo.

“The Batman” è il migliore dei compromessi, un risultato autoriale in minore in cui a fare la differenza è la schematica, accorata rappresentazione del cinema di genere. Il Vigilante solitario e giovane a cui Pattinson dona il corpo (incarnazione di un attuale star system a cui si richiede eterna giovinezza), recluso in un altissimo piedistallo borghese, e infine proteso verso la gente per esserne la guida, è quanto di più romantico e ammaliante un antieroe possa divenire oggi. Desiderio e paura della generazione corrente.

 


1Taxi Driver“, “Tutti gli uomini del presidente” e “Chinatown” tra le suggestioni di Matt Reeves. Fonte: intervista per Cnet.com.

2 “The Batman” ha delle evidenti ispirazioni, a cominciare da “Batman: il Lungo Halloween” (1996) scritto da Jeph Loeb, insegnante di Reeves nelle sue masterclass di sceneggiatura. Seguono “Anno Uno” (1980) e “Batman: Ego” (2000); infine anche se non dichiarato espressamente dal regista, vi sono delle somiglianza con il recente “Terra Uno” (2012).

05/03/2022

Cast e credits

Titolo Originale
The Batman
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
176'
Produzione
6th & Idaho, DC Films, Dylan Clark Productions
Sceneggiatura
Matt Reeves, Peter Craig
Fotografia
Greig Fraser
Scenografie
James Chinlund
Montaggio
William Hoy
Musiche
Michael Giacchino
Costumi
Jacqueline Durran

Trama

Due anni trascorsi a pattugliare le strade nei panni di Batman, incutendo timore nel cuore dei criminali, hanno trascinato Bruce Wayne nel profondo delle tenebre di Gotham City. Potendo contare su pochi fidati alleati - Alfred Pennyworth e il tenente James Gordon - tra la rete corrotta di funzionari e figure di alto profilo della città, il vigilante solitario si è affermato come unica incarnazione della vendetta tra i suoi concittadini. Quando un killer prende di mira l'élite di Gotham con una serie di malvagi stratagemmi, una scia di indizi criptici spinge il più grande detective del mondo a indagare nei bassifondi.
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