Filmlovers!

Filmlovers!


Arnaud Desplechin

Drammatico | Francia
(2025)

Prima o poi doveva succedere. Il riferimento a “Filmlovers!” (Spectateurs!) nuovo film di Arnaud Desplechin – in realtà è il penultimo se si considera l’inedito “Deux pianos” presentato in anteprima nella cornice della 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma – rende giustizia ad alcune delle componenti più esplicite della sua cinematografia. Se i primissimi lavori avevano reso esplicito l’amore nei confronti della nouvelle vague, in particolare per François Truffaut, omaggiato a cominciare dalla presenza di un personaggio guida come Paul Dedalus chiamato, alla maniera di Antoine Doinel, a fare da trait d’union sentimentale tra i vari lungometraggi del nostro autore, nel corso del tempo sono emersi con sempre maggior forza alcuni degli aspetti che di fatto costituiscono il cardine portante di questo film. L’elemento autobiografico è rappresentato all’interno delle storie che compongono “Filmlovers!” da precisi rimandi alla persona del regista, non solo quello di Paul Dedalus, dietro il quale Desplechin si nasconde, ma anche i riferimenti alla città natale e all’ambiente familiare richiamati in maniera scoperta sopratutto ne “I miei giorni più belli” e “Roubaix, una luce nell’ombra“; e ancora la passione viscerale del regista-spettatore non solo verso i grandi classici ma anche nei riguardi del cinema di più largo consumo qui celebrato con scene tratte da blockbuster del cinema d’azione (“Die Hard” di John McTiernan, “Face Off” di John Woo) e campioni della commedia romantica (“Notting Hill” di Roger Michell).

Aspetti, quelli appena elencati, che “Filmlovers!” sintetizza nella sovrapposizione di sguardi con cui la figura dello spettatore e quella di Desplechin si fondono e si confondono per tutta la durata del film. Favorito dalla scelta di una struttura narrativa come quella del diario, volta a privilegiare l’intimità del rapporto tra le parti, Desplechin in persona ci porta per la prima volta e senza infingimenti all’interno del suo universo andando alle sorgenti della sua ispirazione.

In questo senso “Filmlovers!” potrebbe essere una sorta di racconto di formazione nel quale, accanto alle tappe che hanno visto Desplechin passare dall’essere un entusiasta spettatore a diventare parte in causa dell’oggetto amato, si fa strada l’elemento più propriamente teorico, costituito dalla riflessione sulle basi ontologiche del cinema enunciate da André Bazin e Stanley Cavell che analizzano il rapporto tra immagine filmica, fotografia e realtà. A partire da questo nucleo narrativo infatti “Filmlovers” prende forma articolando il discorso con un dispositivo cangiante in cui la finzione si alterna con il documento e i materiali d’archivio e dove la figura del regista, presente non solo dietro la macchina da presa ma talvolta anche davanti, si mescola con quella degli spettatori campione, invitati a partecipare alla “festa” nel tentativo di trovare la risposta all’interrogativo sollevato da “Filmlovers!”, ovvero su cosa succede quando la realtà viene proiettata sullo schermo.

Conscio di non avere la soluzione definitiva, “Filmlovers!” prova a fare delle ipotesi attraverso l’esperienza del regista e dello stesso spettatore formulando una diversità di punti di vista corrispondenti all’unicità dello sguardo con cui guardiamo le immagini proiettate sullo schermo. Desplechin ci dice che, al di là dell’esperienza contingente, i film sono destinati a entrare nella nostra vita producendo reazioni che indirizzano l’esistenza e persino – come mostrato in uno dei capitoli in cui è diviso il film – gli amori, nell’impossibilità di rimanere indifferenti rispetto all’esperienza della prima volta al cinema (quella del piccolo Paul Dedalus è allo stesso tempo magica ed esilarante) così come a quella che di volta in volta caratterizza la scoperta dei vari registi (decisiva quella di Claude Lanzmann, autore di “Shoah”, uno dei film spartiacque per Desplechin). In “Filmlovers!” c’è la meraviglia del desiderio di fronte alle magie del cinema come lo è quella di decuplicare il volto dell’attrice di turno (nel caso specifico quello di Liv Ulmann in “Sussurri e grida“) o immergerci nella wilderness del paesaggio americano immortalato da Michael Cimino ne “Il cacciatore“; e ancora di immaginarci al posto di Hugh Grant nella scena in cui William Thacker ha la possibilità di contemplare la nudità di Anna Scott, la star hollywoodiana interpretata da Julia Roberts in “Notting Hill”. 

Ma il vero segreto che ci comunica “Filmlovers!” è quello di lasciare da parte il ragionamento per abbandonarci alla bellezza dei film. “Filmlovers!” ce lo dice in due scene esemplari. La prima dove alla domanda del piccolo Dedalus sul perchè quello che stanno vedendo sia il regista più grande del mondo il padre risponde emblematicamente: “Non lo so. Guarda”. La seconda, invece, posta come conclusione sembra quasi il manifesto di “Filmlovers!”, poiché Desplechin, attraverso l’ennesima trasfigurazione della sua persona, ci invita a superare la tecnica e la teoria per abbandonarci alla forza delle immagini, memore dell’urgenza della carrellata iniziale de “I 400 colpi” in cui l’epifania della Tour Eiffel – dapprima scorta attraverso i palazzi e poi inquadrata nella sua totalità –   fu sufficiente per fargli capire cosa avrebbe fatto per il resto della vita.

Presentato come evento speciale al Festival di Cannes del 2024 “Filmlovers!” è un atto d’amore verso il cinema e insieme il viaggio sentimentale di un cineasta che non ha mai smesso di amare quest’arte.

13/01/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Spectateurs!
Distribuzione
Academy Two
Durata
88'
Produzione
arte France Cinéma, CG Cinéma, Scala Film
Sceneggiatura
Arnaud Desplechin
Fotografia
Noé Bach
Montaggio
Laurence Briaud
Musiche
Grégoire Hetzel
Costumi
Judith de Luze

Trama

Il diario intimo di un regista che si sente prima di tutto uno spettatore di cinema innamorato della settima arte
Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria