Ciao UFO

Ciao UFO


Patrick Leung

Coming Of Age, Dramedy, Fantastico | Hong Kong
(2019)

Handover. Il passaggio (letteralmente, di mano) di Hong Kong dal Regno unito alla Cina è diventato un tema costante nella produzione cinematografica hongkonghese già a ridosso dell’avvenimento, come varie opere dell’ex-città stato mostrano fin dalla metà degli anni 90 (si pensi a “Made in Hong Kong” di Fruit Chan), ma che, nonostante il passaggio dei decenni, pare non vedere la propria rilevanza ridimensionata, semmai risignificata. Si potrebbe pensare che parlare della Hong Kong del presente discutendo il film di Patrick Leung sia leggermente discutibile, visto che la pellicola in questione è stata realizzata nel 2019 ed è arrivata nei cinema sette anni dopo per via di una lunga controversia riguardo alla distribuzione del film fra la produttrice e co-sceneggiatrice Amy Chin e alcuni finanziatori. Il 2019 è però anche l’anno delle ultime grandi proteste che hanno avuto qualche successo nell’ex-città stato, prima dell’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale del 2020, quindi un’annata fondamentale nel processo di normalizzazione di Hong Kong all’interno del contesto cinese, processo ovviamente iniziato con lo Handover del 1997. Non pare del tutto pretestuoso quindi attribuire parte delle sfortune produttive e distributive del film, così pessimista riguardo al futuro della metropoli asiatica, ai suoi temi e a come si legano alla sua storia.

“Ciao UFO” è una pellicola che a primo acchito si inserisce con forza dentro i generi e le convenzioni del cinema popolare hongkonghese, adattandone l’estetica colorata ed enfatica fino a essere marchiana (i ralenti e l’utilizzo espressivo dei colori abbondano), così come l’uso fragoroso della colonna sonora e le interpretazioni melodrammatiche in costante overacting. Anche la particolare commistione fra coming of age, affresco storico e fantascienza non è in realtà sorprendente all’interno di quella che fu la superpotenza cinematografica dell’Asia orientale, sempre caratterizzata dall’alto tasso di ibridazione fra generi e registri. Il film di Leung, noto soprattutto per essere stato a lungo aiuto regista di John Woo (da “The Killer” fino a “La battaglia dei Tre regni“), può essere quindi definito una pellicola quintessenzialmente hongkonghese, dato che si inserisce con forza in quella tradizione dal punto di vista stilistico, narrativo e tematico. Proprio la sua adesione perfetta ai cliché del cinema di Hong Kong permette di rendere più dirompente il modo con cui racconta la contrapposizione alle aspettative della società dell’ex-città stato, e in fin dei conti anche del suo cinema.

Colpisce che il film di Leung abbia trovato distribuzione nel 2026, quando la metropoli asiatica pare ormai completamente assimilata alla madrepatria cinese sotto quasi ogni punto di vista, compreso quello cinematografico. Nel corso degli anni 20 la selezione hongkonghese del FEFF si è infatti sempre più riempita di coproduzioni con la Cina, in genere adottanti i generi, gli stilemi e gli alti budget dei blockbuster del continente (in riferimento alla presente edizione della kermesse udinese, basti pensare al poliziesco d’azione “The Shadow’s Edge”), riducendo sempre di più lo spazio attribuito a pellicole più facilmente annoverabili nella tradizione cinematografica hongkonghese. “Ciao UFO” non si limita a far parte con convinzione di questo gruppo di pellicole, ma, grazie alle sua ambientazione in una Hong Kong distante e malinconica e all’importanza che il passato e le sue influenze sul presente hanno nello sviluppo del racconto, pare quasi una pellicola d’altri tempi, nostalgica e enfia di omaggi alla Hong Kong che fu e al suo cinema già nel 2019, figurarsi quanto possa esserlo nel 2026. Ciò traspare in primis dal punto di vista narrativo, mostrando la scostante maturazione dei tre giovani protagonisti dagli anni 80 da potenza (almeno) culturale fino agli anni 2000 che già odorano di declino, soprattutto dopo il crollo della borsa di Hong Kong durante la crisi finanziaria del 1997.

Infatti, le vicende di Kin, Hoyi e Heem e di come passano da tre amici che raccontano di aver visto un UFO transitare sopra il loro palazzo in una tragica notte d’estate a divenire tre adulti molto distanti fra loro, ma soprattutto dai sé del passato, sono al centro di “Ciao UFO”, lasciando che il contesto storico riemerga sporadicamente per far cogliere a chi guarda (quanto meno se ha qualche nozione di storia hongkonghese) in quale congiuntura storica ci si trovi, per poi tracciare parallelismi fra le vicissitudini personali dei protagonisti e i cambiamenti nell’ex-città stato. Scritto dalla già citata Amy Chin con la scrittrice Kong Ho-yan, il film di Leung ricorda non a caso un’altra sceneggiatura di Kong degli anni 10, quella del misterioso film post-apocalittico (?) “The Midnight After” di Fruit Chan (oltre a condividere il protagonista Wong You-nam). Se nel film di Chan l’apocalisse dai tratti fantastici e indefiniti che travolgeva Hong Kong era improvvisa (avveniva letteralmente col passare della mezzanotte), in “Ciao UFO” vi è la sensazione di una catastrofe imminente, la quale però non si concretizza mai, sebbene il film sia comunque ricco di tragedie individuali, attribuendo all’elemento fantastico un compito invece liberatorio, di rielaborazione e superamento dei propri traumi (che sono anche generazionali e poi universali, nel contesto della metropoli asiatica).

Questa sorta di eucatastrofe (per riprendere il termine di J.R.R. Tolkien) permette difatti alla giovane Hoyi di rifiutare un futuro miserabile e riunirsi invece coi propri amici d’infanzia, non a caso partendo da un ricordo condiviso con loro. Ciò finisce per creare una sorta di doppia circolarità narrativa che abbraccia l’intera pellicola, con il discorso finale del fratello minore di Hoyi, anche lui testimone dell’apparizione dell’UFO (seppur inizialmente dimenticato), che introduce e conclude la pellicola, prima precedendo e poi seguendo la visione da parte dei protagonisti del misterioso artefatto alieno, sequenza che infatti nel finale si ripete coi protagonisti ormai adulti. A differenza di molte altre pellicole hongkonghesi degli ultimi decenni “Ciao UFO” di Patrick Leung non si adagia sulla rievocazione malinconia della Hong Kong che fu, ma, non mancando di mostrarne le asperità e contraddizioni, adopera l’elemento fantastico per scardinare la normale percezione della realtà e riprendere dal passato quell’afflato combinatorio e (a modo suo) rivoluzionario che rese l’ex-città stato e il suo cinema grandi. Nonostante le note cupe che accompagnano l’epilogo, ambientato il 1° aprile 2003 in cui la leggenda del cinema (e non solo) hongkonghese Leslie Cheung si suicidò, “Ciao UFO” mostra che c’è ancora speranza (o almeno c’era nel 2019) per Hong Kong di ritrovare sé stessa, e ricominciare di nuovo.

03/05/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Zoi gin UFO
Durata
122'
Produzione
Amy Chin
Sceneggiatura
Kong Ho-yan, Amy Chin
Fotografia
Leung Ming-kai
Scenografie
Miu Chan
Montaggio
Derek Hui, Joe Zhou, To To
Musiche
Tsui Chin-hung

Trama

Hong Kong, anni 80. I tre amici Kin, Hoyi e Heem vedono una sera un UFO apparire sopra il complesso residenziale in cui vivono. Dodici anni dopo sono lontani, ognuno impegnato a sbarcare in lunario in una Hong Kong prossima allo Handover. In questo momento di grande cambiamento anche le loro vite si preparano a mutare presto.
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