12

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Nikita Mikhalkov

Drammatico | Russia
(2008)

Partiamo dalla fine. “La giustizia sta al di sopra degli uomini, ma la pietà sta al di sopra anche della giustizia” è la frase (molto cristiana) con la quale si chiude l’ultimo lavoro di Nikita Mikhalkov, regista russo già Oscar con “Sole Ingannatore” e vincitore con questo “12” di un premio speciale all’ultimo Festival di Venezia. Frase che viene al termine di più di 2 ore e mezzo di intenso dramma sociale, tinto di giallo quanto basta, e che spiega in tutto e per tutto il messaggio morale contenuto al suo interno: la giustizia, quella degli uomini almeno, non sempre si rivela un’arma efficace per combattere i soprusi della società moderna, soprattutto perché non tiene conto dei “rapporti interpersonali” che esistono fra gli uomini stessi (uno dei quali per l’appunto può essere la “carità cristiana” che spinge una persona onesta ad andare persino contro la legge).

Comunque, lungi dall’essere un dramma religioso alla Dreyer, “12” è, piuttosto, costruito come una amara e profonda riflessione sui contrasti sociali che animano la Russia attuale: uno su tutti, il difficile, pericoloso rapporto con la minoranza cecena, da sempre spina nel fianco e fonte di numerosi imbarazzi nel governo Putin.

Il ragazzo ceceno accusato di omicidio, quindi, diventa ideale corrispettivo del ragazzo di colore che invece scuoteva la coscienza di Henry Fonda nel film americano di cui questo è remake: “La parola ai giurati”, del 1957, di Sidney Lumet (già adattamento di un testo teatrale), dove per l’appunto la questione razziale era alla base della discriminazione che animava gli altri membri.

Detto questo, Mikhalkov ricalca l’originale solo nella sua struttura portante (lo svolgersi della storia in una giornata, e quasi completamente all’interno di una palestra scalcagnata adibita a “sala consiglio” per la discussione dei giurati), affidandosi alla potenza drammaturgica dei personaggi (gli stessi del suo prossimo film, “Sole Ingannatore 2”, la cui lunga e laboriosa preparazione gli ha consentito di girare questo nella pausa) e al dilemma che piano piano li attanaglia e li costringe a rivedere le proprie posizioni.

La recitazione dei dodici bravissimi attori (tra cui il regista stesso, nei panni di colui che dirà la sua per ultimo) diviene inevitabilmente il punto cardine e chiave del film stesso: quella che all’inizio sembra una semplice formalità si trasforma ben presto in una sorta di seduta psicanalitica di gruppo, nella quale ognuno prende la parola a turno e confessa (agitandosi, gesticolando, magari un po’ sopra le righe, ma sempre vivendo animatamente il proprio dramma) una parte di sé.

Anche a livello tecnico Mikhalkov non rinuncia a far sentire la sua mano, in particolar modo attraverso l’uso fluido e mobile della macchina da presa, capace di “creare” scene memorabili e in grado di farci sentire a tutti gli effetti una sorta di “tredicesimo giurato” (si vedano per esempio il bel piano sequenza della votazione, o la soggettiva dell’uccellino, o anche l'”impallamento” della camera da parte di uno dei giurati che si mette di quinta).

Poi, mentre dentro la stanza si parla e si discute, fuori purtroppo si spara e si muore: ed ecco che i flashback del ragazzo, chiuso in cella in attesa di giudizio, diventano il modo di farci vedere (e vivere) il dramma quotidiano di questa sorta di guerra civile (anche qui maggiormente amplificato da un montaggio rapido, incalzante, quasi à la Ejsenstein, come nella scena iniziale del sogno).

Come se non bastasse, e qui forse l’unico difetto del film, si ricorre anche ad un tocco di retorica che guasta un po’ l’insieme. Forse per paura di non essere troppo efficace, Mikhalkov ricorre sempre alla musica d’archi di sottofondo: nei momenti più essenziali, nei monologhi (come quello finale), nelle scene più drammatiche (e anche l’ultima, col bacio al santino e il dialogo uomo-volatile che fa molto spot d’acqua minerale, forse poteva venir meno).

Ciò nonostante, rimane l’impressione di un film solido, efficace, costruito bene e realizzato con la mano esperta di chi conosce questo mestiere, e sa come farlo funzionare.

03/07/2008

Cast e credits

Titolo Originale
12 Razgnevannyh Muzhchin
Distribuzione
01 Distribution
Durata
153'
Produzione
TriTe
Sceneggiatura
Nikita Mikhalkov, Vladimir Moiseyenko, Aleksandr Novototsky
Fotografia
Vladislav Opelyants
Musiche
Eduard Artemyev

Trama

Russia, giorni nostri. Dodici uomini, assolutamente diversi tra loro per stato sociale, professione, carattere, idee, sono chiamati in veste di giurati a decidere delle sorti di un giovane ceceno, accusato dell'omicidio del padre adottivo. Quella che sembra una decisione unanime e veloce si trasforma, grazie al seme del dubbio immesso nel gruppo dall'unico giurato in disaccordo con gli altri, in una lunga e drammatica ricerca della verità e della giustizia.
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