1981: Indagine a New York

1981: Indagine a New York


J.C. Chandor

Drammatico, Thriller | Usa
(2014)

Money, we make it

‘fore we see it, you take it

(Marvin Gaye, Inner City Blues)

 

Inflation, no chance to increase the finance. Natural fact is honey, that I can’t pay my taxes. Così canta Marvin Gaye in “Inner City Blues”, che chiude il capolavoro del 1971 “What’s Going On“, canzone che J.C. Chandor ha scelto per i titoli di testa del suo film ambientato esattamente dieci anni dopo, in quell’ “anno più violento” che la storia di New York ricordi (il titolo originale del film è “A Most Violent Year”, peraltro bellissimo – al contrario di quello italiano che è anche incongruo: nella trama l’indagine è secondaria).

L’acquisto di un appezzamento sulle rive dell’Hudson incrementerebbe il giro d’affari di Abel Morales, grossista di carburante, rendendolo forse il primo della piazza. La moglie Anna tiene i conti, e trucca i bilanci; lui fa finta di non saperne, e tenta, o s’illude, di restare pulito, mentre la concorrenza gioca sporco, rapinandogli intere partite di carburante. Le autorità indagano, le banche si defilano, l’affare sembra sfumare. Evitare di essere un gangster si fa sempre più implausibile, soprattutto se i soldi di un parente nella mala possono togliere, forse, le castagne dal fuoco.

Il terzo lungometraggio di J.C. Chandor – anche sceneggiatore – torna sui temi del folgorante esordio “Margin Call“: il potere schiacciante di qualcosa di invisibile come la finanza. Il potere degli zeri messi in fila. E quello delle banche. Un potere che il regista conosce bene anche per ragioni familiari (il personaggio interpretato da Stanley Tucci in “Margin Call” era ispirato al padre, Jeff Chandor). A differenza di “Margin Call”, ancorato all’attualità e alla crisi economica esplosa a Wall Street nella seconda metà dello scorso decennio, J.C. Chandor ha scelto di indietreggiare di oltre 30 anni per illustrare lo scontro fra la finanza e l’economia “reale” e parlarci di come la prima schiacci e condizioni la seconda, di come il sistema bancario sia strutturalmente contiguo a strozzinaggio e malavita.

“Dietro ad ogni grande fortuna c’è un crimine” è la citazione di Balzac che Mario Puzo scelse in exergo de “Il Padrino”. Abel pretende di compiere la sua arrampicata sociale senza sporcarsi le mani, di emergere schiacciando legalmente una concorrenza fatta di nemici agguerriti e disposti a tutto. L’illusione di restare pulito si accompagna a una caparbietà ingenua e fanciullesca, destinata a sgretolarsi. Fra l’altro Abel sa bene che la moglie Anna (una Jessica Chastain superlativa in un ruolo da Lady Macbeth) amministra i bilanci frodando il fisco. Più che tollerarlo, Abel lo accetta. Gli fa comodo fingere di non saperne nulla.

Abel ha disperato bisogno di denaro, eppure sembra pretendere di non conoscerne la vera forza. Pensa davvero che si tratti solo di una essenziale questione di numeri? Di pezzi di carta da trasportare in una valigetta? Pensa davvero che gli autisti dei suoi camion che vengono sistematicamente rapinati – poveri cristi che per campare vivono nel terrore di morire – non debbano usare una pistola per difendersi? O che la moglie non debba portare una pistola nella borsetta? Il denaro intrappola e condiziona; il suo potere non è minore di quello di un’arma.

In “A Most Violent Year” si vedono tante armi, ma pochi sono gli spari e nessuno si ferisce, sino al finale, che rispetta la massima di Cechov per cui, se compare una pistola, prima o poi deve sparare. Il film vive di una tensione palpabile, composta per sottrazione. Il ritmo è lento, ipnotico (ricorda quello di “Foxcatcher“). La sospensione è sottolineata da scelte estetiche precise. Anzitutto, la pacata compostezza dei gesti, a partire da quelli di un controllatissimo Oscar Isaac (l’attore più interessante della sua generazione, che qui – avendo palesemente per modello le prove più moderate di Al Pacino da giovane – regala probabilmente la sua miglior interpretazione grazie alla bravura di Chandor nel dirigere gli attori). E poi, la studiata pacatezza dei movimenti di macchina. La mdp – più spesso ferma che in movimento (ancora più che in “Margin Call”, dove tracciava spesso carrellate fra le geometrie degli ambienti) – scruta in realtà sovente la scena con dei leggerissimi, quasi impercettibili movimenti in avanti o indietro, che oltre a procurare una sensazione di intrappolamento, aumentano nello spettatore un’ansia sottile. Il ritmo è senz’altro lento, potremmo dire un “adagio”: ma è una lentezza che vibra come una corda che pare immobile e che invece è tesa allo spasimo.

Quando alla fine una pistola sparerà, la deflagrazione sarà allora potentissima. Ancora una volta, Abel è pronto a ripulire: con un fazzoletto, tampona il foro da cui cola nero il carburante, che si mischia al rosso del sangue. There will be blood. Liquidi organici che sgorgano, sangue e petrolio che si mischiano. E’ il modo di Chandor di portare avanti una riflessione imbastita in altri modi da P.T. Anderson nei sui film. La scelta del 1981 è per ampliare lo sguardo dall’attualità del film di esordio alle dinamiche strutturali del capitalismo. Finendo per porre l’accento sugli effetti di fisica concretezza del potere dei soldi. Proprio come ha mostrato Michael Mann in “Blackhat“, alla fine siamo costretti a fare in conti con il corpo, con la fisicità, con la morte. Anche se viviamo in un’epoca di virtualità esasperata, il 1981 di Chandor vuol dirci che la sostanza è rimasta sempre la stessa, e che, a farne le spese, allora come oggi sono sempre gli ultimi.

Se qualcosa smussa in parte la forza travolgente del film, è peraltro proprio il finale. Pur essendo narrativamente ineccepibile e perfettamente verosimile, appare anche programmatico, nel senso che non costituisce un’inevitabile conseguenza degli eventi. Non si tratta, comunque,  di un limite tale da inficiare la grandezza dell’ultima fatica di quello che appare il cineasta più importante emerso negli Stati Uniti in questo secondo decennio del XXI secolo.

26/01/2016

Cast e credits

Titolo Originale
A Most Violent Year
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
125'
Produzione
Before The Door Pictures, FilmNation Entertainment, Washington Square Films
Sceneggiatura
J.C. Chandor
Fotografia
Bradford Young
Scenografie
John P. Goldsmith
Montaggio
Ron Patane
Musiche
Alex Ebert

Trama

New York, inverno 1981 - uno degli anni più violenti della storia della città.
Abel Morales vuole espandere il proprio business nel settore del commercio del carburante. Il dilagare di violenza e corruzione lo trascinerà in un gorgo nel quale un ruolo determinante sarà giocato da Anna, la moglie di Abel.

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