ATM – Trappola mortale

ATM – Trappola mortale


David Brooks

Horror, Thriller | Canada, Usa
(2012)

In un momento in cui paura e spavento sembrano essere materia da sciamani, per il successo di produzioni infestate da spiriti maligni e pericolose possessioni, “ATM – Trappola mortale” segna nel suo piccolo un ritorno all’antico per i riferimenti ad un cinema che proponendo un serial killer privo di qualsiasi emotività ed assolutamente identificato con il male arrecato, si rifà senza mezzi termini a villain come Michael Meyer e Jason Voorhees, indimenticabili protagonisti di saghe come “Halloween” e “Venerdì 13”. Ad arricchire l’atmosfera vintage concorrono nel ruolo delle vittime un terzetto di belli senza anima che alla maniera dei prodotti firmati dalla penna di Kevin Williamson (“So cosa hai fatto”, “Scream” ma anche “Dawson’s Creek”) sembrano offrirsi su un piatto d’argento all’efferatezza del misterioso assalitore. A differenza dei predecessori, e forse nella ricerca di una caratteristica che ne giustifichi l’operazione, “ATM” fa piazza pulita dell’atmosfera vacanziera e della dimensione atemporale che in quelli si respirava per calare la sua storia in un contesto inconfutabilmente ordinario e metropolitano. Così il pretesto della mattanza è una cabina del bancomat dove i tre cercano di effettuare un prelievo, e nella quale sono poi costretti a rifugiarsi per evitare le pericolose attenzioni di un enigmatico visitatore. Quando le intenzioni dello sconosciuto si trasformano in azioni omicide le probabilità di uscirne vivi diventerà una chimera.

Mettendo insieme continui richiami alla quotidianità che oltre all’incipit variamente distribuito lungo tutto il film, con i tentativi di forzare il bancomat per richiamare l’attenzione della polizia, prevedono anche l’utilizzo di un’ oggettistica di uso comune trasformata per l’occasione in altrettanti strumenti d’offesa (dalla chiave inglese alla pompa dell’acqua usata per innondare la cabina), “ATM” si tiene lontano da eventuali spunti sociologici, legati al rapporto tra il mezzo tecnologico e gli sfortunati utilizzatori, mirando soprattutto a tenere alta la tensione. Per farlo costruisce un meccanismo che vive sugli stratagemmi organizzati dall’assalitore per stanare le sue prede, e dai ragazzi per cercare di sfuggire all’assedio al quale sono sottoposti. Vittime e carnefici si sfidano in un gioco di resistenza e di estemporanee intuizioni che potrebbe assomigliare ad una partita a scacchi se il premio finale, con la morte del perdente, non rendesse inopportuno qualsiasi paragone ludico.

L’esordiente David Brooks è bravo ad evitare l’effetto splatter, limitando al minimo la visione del sangue ed assegnando allo sguardo degli attori il compito di restituire le varie efferatezze di cui si macchia l’assassino, mentre risulta notevole nella resa di uno spazio scenico che diventa reale, luogo esistente anche al di fuori della cornice filmica. Dove invece il film viene a mancare è nella sua incapacità di presentare qualcosa che non sia stato già visto, nel ricalcare per filo e per segno, compreso quello di una possibile serializzazione, forme e contenuti ampiamente sfruttati. Ed anche il tentativo di umanizzare l’assassino con un primo piano dei suoi occhi, e successivamente attribuendogli un modus operandi di incredibile raziocinio, rischia di ridimensionare il fascino che da sempre l’ignoto porta con se. Scritto da Chris Sparling (“Buried”) ormai abbonato a vicende sviluppate in uno spazio circoscritto “ATM – Trappola mortale” ci dà la possibilità di vedere all’opera Alice Eve, barbie in ascesa del cinema hollywoodiano, qui nei panni di un’ inconsapevole femme fatale alla quale non si può negare nulla, neanche una fantastica notte da incubo

20/02/2012

Cast e credits

Titolo Originale
ATM
Distribuzione
M2 Pictures
Produzione
Buffalo Gal Pictures, Gold Circle Films, The Safran Company
Sceneggiatura
Chris Sparling
Fotografia
Bengt Jonsson
Scenografie
Bill MacInnis
Musiche
David Buckley
Costumi
Patricia J. Henderson

Trama

Costretti a rifugiarsi dentro la cabina di un bancomat per sfuggire dalle grinfie di un misterioso assalitore tre ragazzi si ritrovano coinvolti in un gioco al massacro che li vede partecipare come vittime designate
Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto