La terra degli uomini rossi – Birdwatchers

La terra degli uomini rossi – Birdwatchers


Marco Bechis

Drammatico | Brasile, Italia
(2008)

Per quanto il mondo degli indios dell’America Latina sia stato raccontato più e più volte, in letteratura come al cinema, in un passato più o meno recente, non si può negare che “La terra degli uomini rossi”, ritorno alla regia di Marco Bechis a sette anni da “Figli-Hijos”, possieda ugualmente una sua relativa originalità, per almeno due aspetti. Intanto ha il merito di ricordarci che la questione indigena è ancora lungi dall’essere risolta, anzi è assolutamente centrale nel Nuovo Mondo.

Inoltre, già dalla prima scena sa compiere un geniale ribaltamento di punto di vista: se nell’incipit sono i Birdwatchers del titolo internazionale, in barca lungo un fiume all’interno della foresta, a imbattersi nei Guaranì, immediatamente il regista italo-argentino ci catapulta all’interno della realtà di questi ultimi. Ed ecco che quegli esseri inquietanti e imperscrutabili assumono una loro identità e, soprattutto, una loro umanità, fatta di piccoli problemi sentimentali e di grandi drammi atavici.

La loro cultura, in sé, costituisce una minaccia per un ordine segnato dalla “linea del colore”, fondato sulla proprietà individuale della terra e difeso in ultima istanza dalla potenza di fuoco di cui dispongono i latifondisti, a partire dai pesticidi che riversano impietosamente sulle loro teste.

L’autore è tuttavia onesto nel mostrarci come le autorità statali (siamo in Brasile, nel Mato Grosso do Sul) non siano del tutto insensibili alla salvaguardia delle tribù indigene e nel concedere qualche altro mutamento di prospettiva, presentando la questione come un incontro-scontro tra due culture antitetiche non prive di attrazione reciproca, ma sostanzialmente inconciliabili, che non può che riservare un destino tragico ai più deboli.

Il regista ha inoltre la sensibilità di lasciare per lo più fuori campo le loro principali piaghe (segnatamente l’alcolismo e l’alto tasso di suicidi) e, al di là di qualche schematismo nella contrapposizione tra i protagonisti e i fazenderos, di articolare la vicenda limitando il più possibile la retorica e i didascalismi, come nella critica all’imperialismo delle multinazionali, scagliata metaforicamente attraverso la collera di uno dei protagonisti, atto a impugnare con irruenza una scarpa di marca. E senza rinunciare alla poesia dell’immagine: si può rimanere indifferenti al leggero movimento di macchina verso l’alto che immortala il fiume, dopo aver concesso la dovuta intimità ai due giovani amanti che, mettendo al bando le loro differenze etniche, stanno per abbandonarsi a tenere effusioni? O al tonfo che annuncia il recupero del piccolo cadavere del figlio del capo tribù, impiccatosi in tenerissima età poiché già disonorato, e alla successiva toccante sepoltura?

Insomma, siamo di fronte a uno splendido cinema di spazi e di rumori, probabilmente al miglior Bechis e a un altro grande film italiano di questo magico 2008. Chi lo saprà apprezzare (non è un’opera per tutti i gusti) non avvertirà neanche di striscio i 108 minuti di durata, si dispiacerà anzi dell’avvento dei titoli di coda e si rammaricherà del fatto che la giuria veneziana gli abbia assegnato, di fatto, soltanto un premio di consolazione.

10/09/2008

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
108'
Produzione
Classic
Sceneggiatura
Marco Bechis, Luiz Bolognesi

Trama

Il dramma quotidiano degli indios del Mato Grosso do Sul
Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.