La fabbrica dei tedeschi

La fabbrica dei tedeschi


Mimmo Calopresti

Documentario, Drammatico | Italia
(2008)
Il lavoro, la fabbrica e Torino. La strage bianca della ThyssenKrupp non poteva non toccare la sensibilità di Mimmo Calopresti, da sempre attento a questi temi. Il regista reggino la affronta con un documentario dall’incipit atipico, affidato ad attori professionisti che, fotografati in un bel bianco e nero, fingendosi parenti delle vittime immaginano alcuni momenti di poche ore precedenti la tragedia, in un’orazione civile che rimanda al teatro portato in auge da autori come Marco Paolini.

Una colonna sonora tesa e angosciante (firmata Riccardo Giagni), introduce e accompagna la prima parte – la migliore – del documentario vero e proprio, che esplicita le intenzioni dell’autore, interessato soprattutto a raccontare la vita degli operai deceduti, a ricostruirne una biografia. Scelta volta a cavalcare l’onda, non ancora esauritasi, della commossa indignazione suscitata dall’evento? Difficile negarlo, anche se le lacrime dei genitori delle vittime (i fratelli, le mogli e i superstiti appaiono invece più composti, nei loro dignitosi racconti) vengono scansate dalla macchina da presa, che ci lascia soltanto il suono delle loro voci rotte dal dolore.

Così, l’inchiesta sulle responsabilità dell’accaduto e altri spunti di natura socio-politica sono confinati in pochi spezzoni, inseriti un po’ a caso nella struttura del film, rendendo il medesimo non troppo interessante. Emerge tuttavia, probabilmente non voluto, uno spaccato sociologico sulla mentalità della classe operaia odierna, che sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo e che fa gli straordinari non perché obbligata, né (o almeno non solo) per arrotondare il suo salario oggettivamente misero e far vivere meglio la sua famiglia, ma per comprarsi scarpe da duecento euro o per accumulare il gruzzolo necessario ad avviare un’attività in proprio.

Se gli incidenti sono dovuti anche alle troppe ore consecutive di lavoro, “La fabbrica dei tedeschi”, concepito per tributare un omaggio alle vittime, finisce paradossalmente per suggerire che se la siano cercata.

Oltre a soddisfare il narcisismo di Calopresti, spesso e volentieri inquadrato.

18/09/2008

Cast e credits

Distribuzione
Istituto Luce
Durata
90'
Produzione
Gagè Produzioni, Studio Uno
Sceneggiatura
Mimmo Calopresti
Fotografia
Paolo Ferrari
Scenografie
Alessandro Marrazzo
Montaggio
Raimondo Aiello
Musiche
Riccardo Giagni
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