Godzilla Minus One

Godzilla Minus One


Takashi Yamazaki

Azione, Kaijū Eiga, War Movie | Giappone
(2023)

[Prevedibilmente, seguono, moderati, SPOILER]

Alla fine è sbarcata sui lidi di Netflix l’ultima pellicola del franchise di Godzilla, dopo essersi distinta come presunto “film più piratato del 2024“, l’ultimo dei tanti record di un film che fin dalla sua produzione ha cercato di imporsi come pietra di paragone dell’industria cinematografica nipponica. Un obiettivo che può sicuramente dirsi riuscito, considerando che a “Godzilla Minus One” è arriso un successo internazionale con pochi precedenti per una pellicola live action (si tratta difatti del secondo incasso di sempre per un film giapponese non animato), culminato nella vittoria del premio Oscar per i migliori effetti speciali, a sua volta un record (mai un film non statunitense ne aveva vinto uno). Si potrebbe dire che il film del prolifico regista, sceneggiatore e pure direttore degli effetti speciali Yamazaki Takashi si sia meritato un lieto fine senza ombre, simile a quello che arride alla fine della pellicola al riluttante protagonista, il pilota kamikaze Shikishima Kōichi, riscattati gli errori ed esitazioni del periodo bellico e ora assurto a eroe nazionale (seppur resti un unsung hero). Ma un’ombra, una letterale macchia, fa capolino nel lindo e solare (pure nella fotografia) finale di “Godzilla Minus One”, non solo preannunciando possibili sviluppi del franchise di Godzilla, che fra questo film e il successo di “Godzilla e Kong” è ora più in salute che mai, ma facendosi anche immagine degli angoli meno luminosi del film di Yamazaki e dell’enorme successo commerciale, critico e mediatico che l’ha accompagnato.

D’altronde, fin dall’inizio “Godzilla Minus One” mette in scena situazioni in cui le cose non sono (semplici) come sembrano, dal guasto inesistente che il protagonista denuncia per evitare il proprio volo suicida alla bizzarra configurazione della (non) famiglia che riunisce dopo la guerra, lasciando intuire che vi sia una complessità insita nelle cose, specialmente in quelle umane, che impedisce una rapida definizione dell’oggetto (la “famiglia” che non viene mai chiamata tale, la “diserzione” che nessuno vuole nominare, etc.). Una complessità che, unita al realismo della messa in scena di Tōkyō al termine della Seconda guerra mondiale e dell’abbruttimento umano di chi vi dimora, fa della prima parte del film di Yamazaki un momento riuscito e affascinante, quasi un rispecchiamento serissimo e che assume la prospettiva degli ultimi della società della precedente pellicola live action (nipponica) del franchise, ovvero “Shin Godzilla” di Anno Hideaki e dell’esperto di effetti speciali Higuchi Shinji. Laddove il film dell’autore di “Evangelion” proponeva una reinterpretazione anti-epica e satirica dell’attacco di Godzilla, focalizzata sull’instabile catena di comando che si trova a dover decidere come reagire alla creatura, “Godzilla Minus One” quasi gli risponde strappando la gestione della crisi dalle mani del governo civile e optando per una narrazione trionfalmente, pateticamente, epica.

Dopo l’apprezzabile realismo della prima parte del film, in cui viene dedicato ampio spazio alla psicologia del protagonista afflitto da stress post-traumatico e incapace di trovare un posto in un mondo che è andato oltre la guerra (da qui il suo strenuo rifiuto di costruirsi una famiglia), l’apparizione di Godzilla provoca un netto ma prevedibile cambio di tono e di registro, passando dalla narrazione cadenzata della quotidianità, ricca di parentesi dialogiche e momenti sentimentali, al crescendo di scontri, esplosioni, drammi e retorica che è la seconda metà del film. La cesura è piuttosto netta e viene magistralmente eseguita in una sequenza che in modo prevedibile reimmagina in modalità fantastiche la distruzione di Hiroshima e Nagasaki a opera delle prime bombe atomiche e che si sbarazza dell’invero anodino personaggio interpretato da Hamabe Minami (già vista in “One Day, You Will Reach the Sea” e “Shin Kamen Rider“), personificazione della possibilità di una vita normale per Shikishima (e forse per questo così noiosa?). Se fino a questo punto (compreso) il film di Yamazaki si era retto in primis sulle interpretazioni del variegato cast, soprattutto su quella sfaccettata e a costante rischio overacting del protagonista interpretato da Kamiki Ryūnosuke, il cambio di registro permette ai VFX di Yamazaki e della sua storica collaboratrice Shibuya Kiyoko di fare finalmente la parte del leone, seppur senza dimenticare completamente pathos e psicologismi.

Da questo punto di vista la lezione dell’originale “Godzilla” di Honda Ishirō pare venire rispettata, per quanto la drammaticità dell’attacco della creatura non raggiunga mai le vette del film del 1954, forse perché dopo 70 anni è difficile pure per i giapponesi mettere efficacemente in immagini (fantastiche) l’angoscia della guerra persa e dell’esplosione atomica. Il film di Yamazaki finisce per differenziarsi dal precursore del kaijū eiga proprio per la mancanza di una dimensione collettiva nella riflessione sul conflitto e sulla costruzione di armi sempre più distruttive, dal momento che è soprattutto l’azione individuale di un eroe tormentato (che così riscatta i propri errori passati) tramite un prototipo militare a permettere la sconfitta del mostro, dopo che un complesso e collettivo piano organizzato con mezzi civili (con il gas freon che omaggia l'”oxygen destroyer” del film di Honda) non è pienamente riuscito nel suo intento. A questo punto non è azzardato sottolineare la retorica militarista che si muove sottotraccia in “Godzilla Minus One”, come segnalato dai pochi responsi critici, quanto meno giapponesi, alla pellicola e come appare coerente con le politiche perseguite nell’ultimo decennio dal governo nipponico. Va peraltro ricordato che Yamazaki è stato regista del quasi altrettanto grande successo di pubblico “The Eternal Zero”, controverso adattamento del romanzo di un celebre opinionista e politico nazionalista nipponico (e che tra l’altro vinse in Italia il Far East Film Festival 2014).

Il lieto fine, con l’eroe che decide di continuare a vivere ed è addirittura supportato in ciò da colui che era parso fino ad allora il suo nemico giurato, riuscendo infine a ottenere la normalità famigliare rifuggita per tutta la pellicola, può essere letto a questo punto non solo come un miyazakiano invito a vivere, ora che il vento si è levato (d’altronde sempre di aerei e volo si parla), ma anche, e forse soprattutto, come un sintomo di una certa mancanza di coraggio, tutta contemporanea, nello sviluppo della trama, ancora più sorprendente alla luce dei temi della pellicola. Se il Serizawa protagonista del film del 1954 decideva infine di morire insieme alla creatura distrutta dalla sua invenzione, portando con sé il progetto che avrebbe reso possibili nuove armi di distruzione di massa, Shikishima sceglie alla fine di accettare quella normalità (fisica, mentale, relazionale) che gli sembrava negata, così come lo era per Serizawa, dimostrando così che anche l’angoscia esistenziale più profonda e gli orrori più grandi possono essere superati. Se a meno di un decennio dalla fine della Seconda guerra mondiale ciò sembrava una sfida impossibile, oggi pare (quanto meno a Yamazaki e colleghi) quasi scontato, come evidenziato dalla linearità e limpidezza con cui tutti gli elementi della trama si giustappongono negli ultimi 15 minuti del film per portare al lieto fine. E così, l’ombra di un futuro Godzilla e di chissà quali mutazioni, spauracchio anti-nucleare e anti-bellico nel film di Honda, diviene in “Godzilla Minus One” solo il tramite per anticipare un possibile seguito e chiudere con un efficace (doppio) cliffhanger. Bravo, bis.

06/06/2024

Cast e credits

Titolo Originale
Gojira Mainasu Wan
Distribuzione
Nexo Digital
Durata
125'
Produzione
Robot Communications, Toho Studios
Sceneggiatura
Takashi Yamazaki
Fotografia
Kōzō Shibasaki
Scenografie
Anri Jōjō
Montaggio
Ryūji Miyajima
Musiche
Naoki Satō
Costumi
Aiko Mizushima

Trama

1945. Il pilota kamikaze Shikishima Kōichi raggiunge un piccolo avamposto giapponese nell'isola di Odo per riparare un presunto guasto al proprio mezzo. Prima che possa essere accusato di essere un disertore una creatura misteriosa attacca l'avamposto e fa strage di soldati e tecnici, anche per via del suo rifiuto a sparare alla creatura. Sopravvissuto insieme al tecnico Tachibana, raggiunge infine Tōkyō solo per trovare il suo quartiere distrutto e la sua famiglia uccisa. Per caso incontra la vagabonda Noriko, la quale porta con sé una piccola orfana, e si trova a ospitare entrambe. La vita sembra essere tornata alla normalità dopo un paio d'anni ma la misteriosa creatura, Godzilla, è destinata a giocare ancora una volta un ruolo nella vita di Shikishima, e dell'intero Giappone.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia