L’Heure d’Eté

L’Heure d’Eté


Olivier Assayas

Drammatico | Francia
(2008)

Cinema del tempo, cinema nel tempo, tempi di cinema.

L’ultimo prezioso lavoro di Olivier Assayas, inedito in Italia se si eccettuano le proiezioni nella sezione “Extra” dell’ultimo Festival di Roma e a Taormina 09 nel programma dedicato alla Francia, “Ospite d’onore” del festival da poco conclusosi, incentra il proprio nucleo tematico sul tempo, inteso sia nell’accezione dimensionale che in quella della memoria e del bergsoniano ricordo-immagine (che nel film si rivela negli oggetti disseminati per la grande casa materna).

Assayas in un’intervista ha dichiarato: con “Demonlover“, “Clean” e “Boarding gate” ho sviluppato un progetto intorno al mondo contemporaneo, in cui si mescolano culture e linguaggi, e il movimento degli individui è determinato – come in tutte le epoche – dagli affari e dal denaro. Non immaginavo che mi sarei allontanato tanto dai miei temi iniziali. Per questo ho subito accettato la proposta del Museo d’Orsay: è stata l’occasione di ricordare a me stesso ciò che è stato del mio passato, della mia storia, delle mie radici. Non so se “L’Heure d’été” si possa definire una summa di tutte le mie opere, ma certamente ne ricapitola molti aspetti fondamentali. Il regista definisce dunque l’opera come un ritorno alle origini ma è un modo sia per guardare con lucidità al passato, sia per meditare sul futuro tramite il cinema.

Questo film fa parte di una serie di lavori prodotti dal Museo d’Orsay per festeggiarne i vent’anni. Il primo di questa serie è stato realizzato dal taiwanese Hou Hsiao-hsien, alla cui estetica l’autore francese dice di dovere molto. Non è un caso, allora, che vedendo “L’Heure d’été” ci sia balenato per la mente uno di quei paragoni impossibili, accostando questa opera a “Three Times” di Hou.

Proprio come “Three Times” il film francese è diviso in tre parti. La prima dedicata al ricordo del passato, rappresentato dalla madre Hélène che vive nell’antica casa di famiglia continuando a venerare l’amato zio Paul Berthier e a conservarne l’opera e la collezione. La seconda è il tempo dei figli (i bravissimi Berling, Binoche e Renier), il tempo della dolorosa e necessaria dispersione poiché solo uno vive in Francia, mentre gli altri due abitano rispettivamente negli Stati Uniti e in Cina (guarda caso nei continenti delle “fughe” artistiche di Assayas), rappresentando quel presente che si deve allontanare dal passato per poter (soprav)vivere. L’ultima parte è invece quella dei nipoti, di chi, liberatosi dalle pastoie del passato, può anelare il ritorno alle origini.

Al contrario del lavoro di Hou, che alternava accensioni folgoranti a sequenze più piane, Assayas non sente la necessità di una netta divisione in episodi che contraddistinguano tempi, epoche e linguaggi differenti. L’autore francese elabora un meccanismo sottile, affondando la sua macchina da presa tra le pieghe della memoria e scavando in profondità così da far riaffiorare suggestioni, umori e atmosfere (anche grazie alla fotografia del fidato Eric Gautier). Trova una miracolosa compostezza mantenendo la linearità narrativa, senza bisogno di flashback né di flashforward; utilizza soltanto l’ellissi e accompagna i propri protagonisti per una porzione di vita che segna per loro una svolta radicale. Hou Hsiao-hsien strumentalizzava il tempo per comporre un film sul cinema, sulla sua storia, mentre “L’Heure d’été” sottolinea come il linguaggio del cinema possa racchiudere più tempi in un’unica sequenza, stratificandolo in un momento, in un’immagine. In uno straordinario piano fisso, Hélène (un’aristocratica Edith Scobe) parla alla domestica Éloïse (l’altra faccia della casa, quella umile, interpretata da una tenera Isabelle Sadoyan) di sé, della casa, della sua eredità; un’eredità che, per quanto possa essere doloroso, verrà inevitabilmente ceduta, dispersa e, forse, solo in tal modo potrà essere compresa, assimilata, trasmessa.

La casa col suo museo privato è il vero motore della narrazione. Non soltanto luogo dell’anima ma anche spazio saturo (di ricordi, di arte, di affetto) che ha bisogno di uno svuotamento per tornare, rigenerata, a vivere. I pezzi da collezione, filmati dall’avvolgente sguardo di Assayas, sono destinati ad occupare un altro spazio, a essere ricollocati in un altro luogo (come la sala di un museo) a beneficio di altre persone. La casa vuota diventa specchio delle morte stagioni, riflesso del passato, barriera invalicabile per le vecchie generazioni. Éloïse stessa le dovrà dare un mesto addio dall’esterno: la vediamo dall’interno di quella casa per lei ormai impenetrabile. Uno specchio che potrà essere infranto solo dalla pura ed esplosiva energia della generazione più giovane, che balza in un futuro ignoto, eccitante e terrificante al contempo.

“L’Heure d’été” è un’opera composta da contrappunti, una grande narrazione circolare che si apre con una caccia al tesoro (qual è il premio?) durante la festa di compleanno di Hélène e si chiude con la festa dei suoi nipoti, un addio silenzioso in una casa ormai vuota.

Tra il vecchio e il nuovo ci sono stati Frédéric, Adrienne e Jérémie, i figli di Hélène, le invasioni di inconsapevoli barbari in eterno movimento, in eterna fuga dal centro, che vedono nella casa e nelle opere d’arte che conteneva un immenso museo della loro caduca memoria e si vedono costretti (per la pace comune) a cederlo alla collettività. Allora la chiusura del cerchio non può che spettare a Sylvie (figlia maggiore di Frédéric) che, durante la festa, porta il fidanzato nel luogo dove con la nonna raccoglieva le ciliegie (le ciliegie, come le fragole di Bergman). E la donna le diceva che lo stesso avrebbe fatto lei con i suoi figli, benché evidentemente così non potrà essere. Scendono giù per le gote le lacrime, l’elaborazione della perdita finalmente avviene e, forse, il tesoro è ritrovato.

Poi qualcuno li chiama e loro non vogliono farsi trovare, non vogliono farsi (ri)prendere: scavalcano un muro, un fluido dolly li segue, e vanno a perdersi in un futuro non scritto.

Il movimento – quello dei figli – era rinnovamento. Ora è tempo di vivere.

05/07/2009

Cast e credits

Titolo Originale
L'Heure d'Eté
Durata
100'
Produzione
Claire Dornoy; Charles Gillibert; Marin Karmitz; Nathanaël Karmitz
Sceneggiatura
Olivier Assayas
Fotografia
Eric Gautier
Scenografie
Francois-Renaud Labarthe
Montaggio
Luc Barnier
Costumi
Anaïs Romand ; Jorgen Doering

Trama

Estate: nella villa di famiglia Frédéric, Adrienne, Jérémie e i loro figli festeggiano i 75 anni della loro madre Hélène, che ha consacrato la sua esistenza alla posterità dell’opera dello zio, famoso pittore e collezionista d'arte. La scomparsa improvvisa di Hélène obbligherà i fratelli a confrontarsi con gli ingombranti oggetti del passato
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