Highest 2 Lowest

Highest 2 Lowest


Spike Lee

Drammatico, Thriller | Usa
(2025)

A quasi vent’anni di distanza dalla loro ultima collaborazione in “Inside Man“, Spike Lee e Denzel Washington tornano a lavorare insieme in una rielaborazione contemporanea del capolavoro di Akira Kurosawa “Anatomia di un rapimento”. Oltre a riprendere il titolo dell’opera del 1963 (in inglese “High and Low”, a sua volta tratta dal romanzo “Due colpi in uno” di Ed McBain), il regista di Atlanta veste il proprio attore feticcio con i panni che furono dello straordinario Toshiro Mifune, spostandosi dall’imprenditoria calzaturiera giapponese ai piani più alti dell’industria musicale statunitense. Kingo Gondo diventa così David King, anche detto “King David”, magnate discografico capace di costruirsi un vero e proprio impero e da molti definito come “il miglior orecchio del settore”. I richiami al film di Kurosawa continuano nello sviluppo narrativo, ma si fanno gradualmente più formali, rendendo “Highest 2 Lowest” una traslitterazione moderna e concettualmente distante dal referente originale, tanto nell’analisi socioculturale quanto dal punto di vista cinematografico.

It is a beautiful day“. La frase che David King pronuncia all’inizio del film, dopo una teatrale introduzione con riprese aeree di New York sulle note del tema d’apertura del musical “Oklahoma!”, racchiude in gran parte l’essenza del suo personaggio. Affabile, risoluto e a tratti gigionesco, anche nel momento in cui devo affrontare il rischio che la sua casa discografica venga acquisita da un conglomerato multinazionale. David è pronto ad acquistare le quote societarie necessarie a riprenderne il controllo ed evitare la fusione, ma la sua sfrontata fiducia nell’affare va in frantumi quando giunge una telefonata inaspettata: suo figlio è stato rapito, il riscatto chiesto è di 17,5 milioni di dollari.

Denzel Washington è fine e accurato nel catturare espressivamente il dramma famigliare che investe il suo personaggio, ma è ancora più glaciale nell’estrapolarne l’ambiguità morale quando si scopre che i rapitori hanno in realtà preso il figlio del suo autista Paul, interpretato da un altrettanto ottimo Jeffrey Wright. La prima parte del film ricalca in questo modo contenutisticamente quello di Kurosawa, sottraendone però l’impianto claustrofobico per concentrarsi su una dimensione più introspettiva, quella del dilemma etico di David, costantemente in bilico tra solidarietà umana, raziocinio imprenditoriale e preoccupazione per le ricadute reputazionali, al punto che non è mai possibile definire con certezza quale prevalga nelle sue decisioni. Allo stesso tempo, Spike Lee non rinuncia a criticare le disfunzioni intrinseche al panorama sociale americano, riuscendo sottilmente a rappresentare un certo classismo sistemico, ben visibile nel diverso trattamento riservato dalla polizia ai due padri coinvolti nella vicenda.

Nella seconda parte “Highest 2 Lowest” decide invece di prendere una deriva più identitaria, iniziando però ad arrancare. La macchina da presa si butta a capofitto nella caoticità di New York, tra celebrazioni portoricane e tifosi Yankees in delirio, trasformando la Grande Mela in un essere vivo e pulsante, similmente a quanto già fatto ne “La 25a ora“. Una confusione affascinante ma poco controllata che si estende sfortunatamente alla costruzione cinematografica, dove sequenze d’azione un po’ impacciate, l’invasiva colonna sonora e una scrittura piuttosto precipitosa smorzano la tensione accumulata, pur riuscendo a mantenere intatti degli interessanti spunti narrativi. Dall’attico paradisiaco di David si passa ai seminterrati di Brooklyn, mettendo da parte il degrado infernale sontuosamente catturato dalle atmosfere noir di “Anatomia di un rapimento”, perché in un altro luogo e in un altro tempo cambiano le connotazioni sociali che possano spiegare almeno in parte le origini di un atto criminale. Nell’Occidente del XXI secolo, il ricco muta da destinatario di invidia sprezzante a status spersonalizzato a cui ambire ossessivamente, l’icona da idolatrare e da raggiungere a ogni costo, oggetto di un rapporto paranoico e parasociale fomentato dalle dinamiche interattive dei social network.

Una riflessione calzante che tuttavia rimane più che altro accennata, disperdendosi nel flusso rocambolesco degli eventi, mentre più approfondita risulta la scelta di calare la trama nell’ambito dell’industria musicale. Attraverso la figura di Young Felon, interpretato dal rapper A$AP Rocky, Lee problematizza la mitizzazione della subcultura criminale nella sfera hip hop contemporanea, sottolineandone la strumentalizzazione spesso adibita a raggiungere fama e ricchezza piuttosto che a raccontare un vero disagio personale. Il regista di “Fa’ la cosa giusta” attenua questa volta i suoi tipici registri impetuosi e tenta di individuare le cause di questa corruzione culturale, anche rivolgendosi nostalgicamente alle leggende della musica black, da James Brown e Stevie Wonder a Jimi Hendrix e Aretha Franklin. Un percorso riflessivo stimolante seppur disomogeneo, che rimane in sordina per gran parte del film e trova compiutezza nel finale, quando l’empatia forzata verso il protagonista lascia finalmente spazio all’esame critico di ciò che rappresenta. Il colpevole è quello stesso mondo discografico, diventato nel tempo sempre più propulsore di un cortocircuito capitalista in cui il profitto è la priorità e l’arte un semplice prodotto per raggiungerlo. Non c’è però rabbia né rassegnazione nello sguardo di Spike Lee.  Dall’esibizione della bravissima Aiyana-Lee di fronte a un redento David scaturisce un sorprendente ottimismo: la volontà di rimarcare che un’alternativa esiste, che è ancora possibile scegliere di mettere in secondo piano soldi e successo per riscoprire il valore autentico dell’espressione artistica.

08/09/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Highest 2 Lowest
Distribuzione
Apple TV+
Durata
133'
Produzione
40 Acres and a Mule Filmworks, A24, Apple Studios, Escape Artists, Mandalay Pictures
Sceneggiatura
Alan Fox
Fotografia
Matthew Libatique
Scenografie
Mark Friedberg
Montaggio
Barry Alexander Brown, Allyson C. Johnson
Musiche
Howard Drossin
Costumi
Francine Jamison-Tanchuck

Trama

Riadattamento di “Anatomia di un rapimento” di Akira Kurosawa ambientato nella New York contemporanea. Un gigante dell’industria musicale si ritrova al centro di un piano di rapimento a scopo di estorsione, costretto a fare i conti con tensioni morali e dilemmi esistenziali.
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