Hors du temps – Affetti collaterali

Hors du temps – Affetti collaterali


Olivier Assayas

Drammatico, Sentimentale | Francia
(2024)

Nella nutrita filmografia di Olivier Assayas, opere minute per produzione e intime nei contenuti, che in Italia passano spesso inosservate, si alternano ad altre dal taglio e respiro internazionale, più note a livello di pubblico. Accade così per “Hors du temps”, presentato senza clamore al Festival di Berlino 2024 e rimasto da noi inedito per due anni, fino a quando la settimana scorsa ha debuttato sulla piattaforma streaming IWonderfull, a ridosso dell’uscita nelle sale del successivo lavoro del regista, “Il mago del Cremlino“.

Con lo scoppio del Covid e il forzato confinamento, nell’aprile 2020 i due fratelli Etienne e Paul ritornano con le rispettive compagne nella loro casa di infanzia in campagna, che è rimasta molto simile ad allora, mentre tutto intorno è cambiato. Un’occasione per connettersi con la natura e con il loro passato, ma anche per far inizialmente deflagrare dissidi e litigi causati dalla convivenza.

La voice over del protagonista Paul introduce nelle vicende raccontando la storia dell’abitazione e il suo valore affettivo, mentre le immagini si soffermano su quadri di idilliaca natura, in cui la fotografia dell’abituale collaboratore Éric Gautier evidenzia i forti raggi del sole a dominare gli ambienti, con taglio impressionista. Il lockdown crea un tempo sospeso in cui poter fare i conti con se stessi e con chi sta accanto, e la regia segue con dolci carrelli in campo medio l’immersione dei protagonisti in paesaggi incontaminati, mentre i segni della modernità fanno prepotentemente irruzione. Così, dopo il prologo, vediamo Paul ricevere pacchi Amazon, con cui arriva il necessario impossibile da reperire fisicamente, e poco dopo sottoporsi, in mezzo ai boschi, a una seduta di terapia online dal proprio cellulare. Nella casa sono poi presenti tantissimi libri antichi, che vengono spolverati mentre si ascolta un podcast su Jean Renoir. Elementi contrastanti che trovano nel film una loro connubio: la routine, la cura di se stessi e la cultura da una parte;dall’altra l’unico modo, forse, per farle vivere e sopravvivere in tempi complessi. Piuttosto, il regista sembra preoccupato per come il cinema verrà vissuto dalle nuove generazioni: mentre Paul e la sua compagna si intrattengono con film muti o al massimo di Sacha Guitry, la sua piccola nipotina associa l’audiovisivo unicamente a Netflix, con sentito disappunto dello zio.

Dopo il prologo, incontriamo i personaggi confinati tra le quattro mura. “Siamo costretti a stare qui e a rivivere la nostra infanzia”, dice Paul, innestando l’atmosfera di un racconto gotico che, a differenza dei canoni, non si basa sull’oscurità ma sulla forte luce primaverile. Il fantasma che infesta il luogo e chi ci risiede è quello del padre scomparso quando i due fratelli erano giovani, costringendoli a prolungare l’adolescenza fino a quando Etienne non si è sposato. Grazie al Covid, proprio tornando nell’abitazione con una nuova consapevolezza e potendo finalmente occuparsi di questione lasciate in sospeso, questa diventa una presenza benevola, con cui i due fratelli riescono a fare pace e attraverso cui fare pace tra di loro.

Nella filmografia di Assayas, “Hors du temps” entra dunque in dialogo con “L’heure d’été” di cui attualizza i temi principali riducendone allo stesso tempo la dimensione corale. Nel film del 2008, tre fratelli con le rispettive famiglie si ritrovano nella casa della madre per decidere come gestire un luogo pieno di dipinti e mobili antichi di alto valore, appartenuti allo zio. Oggetti, che come il Covid in “Hors du temps” portano i personaggi a fare i conti coi propri sentimenti e a confrontarsi tra di loro. Nei dialoghi, più o meno accesi, se nel primo film emergono temi di un certo peso (la morte, il tempo, il passaggio intergenerazionale), in “Hors du temps” questi passano in secondo piano rispetto a problematiche quotidiane dettate dal confinamento (come gettare la spazzatura?).

“Hors du temps” è pervaso inoltre da una dimensione smaccatamente autobiografica, che emerge gradualmente. Prima scopriamo che Paul è un critico cinematografico passato alla regia, poi quest’ultimo fa una battuta su un possibile film in costume con Kristen Stewart, fino a quando non parla esplicitamente del suo “Irma Vep”, diventando in tutto e per tutto alter ego del regista. “Hors du temps” appare così come un’opera ombelicale del suo regista, un diario della sua esperienza durante il confinamento, in cui Etienne è alter ego di Michka Assayas e la storia è infarcita, oltre che di discussioni sul Covid, di dialoghi tra Paul e la compagna (molto più giovane di lui, come diverse partner di Assayas) su cinema e letteratura. Intervallando nella narrazione immagini di libri, fotografie e altri materiali, mentre questi sono citati e commentati direttamente, emerge un diretto omaggio a François Truffaut.

Col cinema sempre più dirottato verso nuove frontiere (ad esempio il dominio delle piattaforme streaming a partire dalla pandemia), Assayas ricerca, in sintonia coi i suoi personaggi, di creare un “cinema sospeso” che, rimanendo simile ai suoi titoli precedenti, cerca di preservare la tradizione pur subendo iniezioni di modernità, in particolare il taglio da autofiction, nelle passate stagioni molto in voga (Spielberg, Sorrentino, Gondry…). L’approccio in questo caso non giova alla riuscita dell’operazione: Assayas sembra parlare a se stesso peccando di facili scappatoie. Paul, molto rigido nel rispetto delle norme sul Covid, è un personaggio un po’ sgradevole ma tutto sommato per cui provare empatia, per come ha a cuore le sorti del cinema e di chi ci lavora. Il massiccio ricorso alla voice over fin dall’inizio spiega e commenta tutto, facendo venir meno quel tocco di mistero e fascino che in “L’heure d’été” accompagnava lo spettatore nella scoperta progressiva di personaggi e dinamiche.

15/03/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Hors du temps
Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
105'
Produzione
Curiosa Films, Vortex Sutra
Sceneggiatura
Olivier Assayas
Fotografia
Eric Gautier
Scenografie
Francois-Renaud Labarthe
Montaggio
Marion Monnier
Costumi
Jürgen Doering

Trama

Con Affetti collaterali - Hors du temps, Olivier Assayas firma un racconto intimo e ironico su un periodo in cui il mondo si ferma e la vita si ritira tra le mura domestiche. Due coppie si rifugiano in una casa di campagna: l’isolamento accende tensioni, desideri e ricordi. Tra leggerezza e malinconia, Assayas osserva le relazioni mentre il tempo sembra sospeso.
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