Hunger

Hunger


Steve McQueen

Biografico, Drammatico | Gran Bretagna, Irlanda
(2008)

Opera prima del regista britannico Steve Rodney McQueen, “Hunger” è una pellicola violenta e viscerale dalla sconvolgente potenza visiva. Articolata da lenti, chirurgici movimenti della cinepresa, che predilige lunghi piani sequenza per addentrarsi nell’inferno terreno vissuto dai carcerati nordirlandesi, la storia (vera) non lascia respirare lo spettatore: i detenuti irlandesi del carcere “Maze” di Long Kesh chiedono lo status di prigionieri politici mettendo all’opera la “protesta delle coperte” e un radicale sciopero della fame.

La privazione della libertà dell’individuo viene riaffermata attraverso la libertà di disprezzare e affamare a morte il proprio corpo. La negazione imposta nel carcere – la negazione di uno status politico, la negazione di condizioni umane di vita, la negazione della dignità individuale attraverso percosse e violenze – una negazione che annichilisce la libertà dei soggetti, viene combattuta attraverso un’altra negazione, questa volta scelta autonomamente, che porta i carcerati a riconquistare lo spazio della libertà sottratta attraverso la propria distruzione, attraverso la distruzione del proprio corpo. È, ormai, solamente un orpello debilitante la natura fisica dei prigionieri di “Hunger”, un’appendice delle proprie idee che viene mortificata quotidianamente e che solamente nella sua distruzione volontaria, cosciente e libera riacquista la sua natura e funzione venendo tramutato in uno spazio politico.

La rivolta è capeggiata da Bobby Sands (sullo schermo con il volto e il corpo di Michael Fassbender, attore tedesco naturalizzato irlandese, nell’interpretazione che lo consacra nell’Olimpo dei più promettenti interpreti del presente), introdotto come protagonista solo oltre la metà della pellicola, mentre prima restava sullo sfondo come uno dei tanti prigionieri lasciando che la camera di McQueen seguisse le vicende legate al celerino Raymond e al neodetenuto Davey Gillen che sprofondava in un pasoliniano girone di sangue e merda. Tre personaggi, tre momenti dentro una violenza feroce che non lascia scampo né speranza alcuna.

Numerose sono le scene di “Hunger” da inserire nei memorabilia cinematografici, ma per questo film non c’è miglior copertina del dialogo di Sands con il prete: più di 20 intensi minuti di cui 17 ripresi in un unico emozionante piano sequenza e i restanti con un montaggio serrato in cui, nel suo cuore vivo, si apre l’unico momento dialogico e dialettico di un’opera incentrata su mute opposizioni, su confronti che non portano mai a un oltrepassamento dell’opposizione che separa, ma che schiacciano gli individui nella loro identità. Faccia contro faccia, muro contro muro, morte contro morte. Quello che dal duro dialogo tra Sands e il prete emerge è la decisione tanto definitiva quanto tragica: 75 detenuti inizieranno uno sciopero della fame fino alla morte, ognuno a due settimane di distanza dal precedente, Sands sarà il primo. Una lunga catena di morte ancorata alla ricerca di un riconoscimento.

In una malata e umana Imitatio Christi il protagonista attraversa la sua personale e silenziosa passione senza incontrare il parusiaco avvento della liberazione finale, senza poter arrivare a mondare l’originale peccato dell’essere (se stessi).

Il regista McQueen dirige la sua opera d’esordio, un gioiello invisibile che la distribuzione italiana ci offre a distanza di quattro anni dalla sua uscita, con assoluta maestria e padronanza del mezzo cinematografico, insinuandosi nelle crepe di una realtà cruda e violenta, e con sapienza bressoniana riesce a reggere il trapasso della dimensione storica e corale di “Hunger” in quella della tragedia individuale attraverso una virtuosa narrazione ellittica. Non è poco, ma non è abbastanza per rendere merito a questa pellicola che colpisce lo spettatore come un pugno allo stomaco, come un’aggressione selvaggia che non può lasciare indifferenti. Uscito nello stesso 2008 che ha visto il natale anche d’un altro interessante biopic carcerario, il “Bronson” di Refn, “Hunger” impone il dovere di fare attenzione al più che talentuoso Mr.Steve McQueen che replicherà l’eccellente prova registica, ma rovesciando il discorso, con “Shame” (presentato in concorso alla 68.ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, 2011) dove il protagonista (ancora una volta Fassbender) giovane, bello e ricco nella New York dalle infinite possibilità si richiuderà nella prigione del proprio corpo.

05/12/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Hunger
Durata
96'
Produzione
Laura Hastings-Smith, Robin Gutch
Sceneggiatura
Steve McQueen, Enda Walsh
Fotografia
Sean Bobbitt
Scenografie
Tom McCullagh
Montaggio
Joe Walker
Musiche
David Holmes, Leo Abrahams
Costumi
Anushia Nieradzik

Trama

La discesa negli inferi di Bobby Sand. Una storia vera diretta da Steve McQueen
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