L’amore buio

L’amore buio


Antonio Capuano

Drammatico | Italia
(2010)
C’è qualcosa, qualcosa nel bianco che sfumando ti offusca la vista e gli occhi, qualcosa di impercettibile che rimane impresso nello schermo anche dopo che i titoli di coda hanno iniziato a scorrere e una canzone, quantomai appropriata, dice “She’s unreachable” (e la lontananza, l’incomunicabilità, il non “potersi toccare” dopo averlo fatto troppo violentemente e impunemente, non può che essere il fil rouge del film stesso), qualcosa che resta appiccicato non solo nel telo della proiezione come una strana laica sindone ma anche nella tua testa, un’immagine che rifiuta ostinatamente di cancellarsi, il primo piano di un ragazzo che non è più bambino e non è neanche adulto, una cosa ibrida, galleggiante, che non sa come muoversi, che direzioni prendere, che ha finalmente trovato l’uscita da due sbarre che prima di quel momento ogni sera “ti facevano fermare il cuore nel petto, al punto che quando ricominciava a battere ti stupivi di non essere morto”, ma che adesso liberandoti ti hanno reso finalmente consapevole di te, dei tuoi gesti, delle tue azioni, come se prima il microcosmo arroccato e autosufficente della prigione ti garantisse una copertura, un riparo, persino l’idea di un’utilità sociale (quel lavoro alla ceramica che per gli altri baby-detenuti è una routine e per te invece soltanto uno sfogo, lo usi per cercare anche lì, disperatamente, di comunicare), una famiglia che non ti capisce e che resta esterna, ignorante (in tutti i sensi) a quello che può succedere nella testa di un sedicenne che perde la propria verginità stuprando una sua coetanea solo perchè la fantomatica “legge del branco” lo impone, c’è qualcosa che non se ne va via dal tuo cervello, una musica, un ritmo sincopato di batteria sopra il quale canti la bellezza delle “tre stelle nel cielo” (metafora o solo semplice epifanica contemplazione?), ci sono attorno a te insegnanti e adulti che pretendono di importi la consuetudine delle regole con le parole, a te che per estrarti una frase dalla bocca di vogliono le pinze (ma ogni volta, poi, che poesia che esce da quel quaderno scritto e scarabocchiato e strappato!), c’è fuori da quella prigione, da quella montagna, attorno a quegli scogli, un mondo ostile ma enorme che ti aspetta, che vuole un confronto, che vuole una risposta. 
 
E poi c’è lei.

“Lei è irraggiungibile” e tu lo sai, sai cosa le hai fatto ma non sai come spiegartelo, riesci solo a sentire la colpa, il dolore, l’insonnia notturna e quella cosa indescrivibile che tutti si ostinano a chiamare amore ma che tu quando mai hai potuto capire prima d’ora, c’è solo un cuore che batte, e due occhi che ti restano appiccicati addosso e li vedi anche quando fa buio e ti ritrovi a pensare a lei, che intanto prova a ricostruirsi il suo mondo borghese fatto di genitori ancor più ignoranti e incapaci di capire (anche se in buona fede), di fidanzatini che parlano di matrimonio e America, di un corpo acerbo e già violato che davanti allo specchio si denuda e nella sua disarmante pubertà rende colpevole anche chi lo osserva; c’è che ci provi in tutti i modi a spaccare quella barriera che vi divide (due mondi troppo distanti, troppo diversi, troppo chiusi) e che la quella fatidica notte hai solo scheggiato con un foro, sei penetrato in lei ma poi tutto ti si è inesorabilmente richiuso addosso, senza speranza.

 
E poi c’è uno sguardo.

La magica capacità dell’animo umano che solo una macchina da presa può rendere così visivamente efficace: chilometri di distanza, oceani e stati che vi dividono, e un solo semplice controcampo finale che vi ricongiunge, che vi riunisce, che vi rimette faccia a faccia in silenzio, per qualche istante, prima di riprendersi il suo dazio e spingervi, con la violenza dolce con la quale tutto era iniziato, nelle vostre nuove vite di adulti.

09/12/2010

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
109'
Produzione
L.G.M. – Ellegiemme, Rai Cinema
Sceneggiatura
Antonio Capuano
Fotografia
Tommaso Borgstrom
Scenografie
Maica Rotondo
Montaggio
Giogiò Franchini
Musiche
Pasquale Catalano
Costumi
Francesca Balzano

Trama

Ciro è un ragazzino di 16 anni che, dopo una giornata di scorribande con i suoi amici, finisce per violentare, quasi casualmente, una ragazzina sua coetanea, Irene. Il giorno dopo andrà a costituirsi e finirà al carcere minorile di Nisida. Da lì in poi intraprenderà un percorso doloroso e indispensabile per capire sè stesso, i suoi gesti, il suo rapporto con gli altri e con la ragazza stessa: e quindi crescere.

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