La casa delle bambole – Ghostland

La casa delle bambole – Ghostland


Pascal Laugier

Horror | Canada, Francia
(2018)

“La casa delle bambole”, quarto lungometraggio di Pascal Laugier (“Martyrs“, “I bambini di Cold Rock“), è un horror indirizzo torture porn (molto torture e poco porn), che pur senza bagni di sangue ricade nella categoria dello splatter. Se la tassonomia non vi è chiara, ponetevi una semplice domanda: cosa succede quando due maniaci armati di fiamma ossidrica si intrufolano in una casa abitata da tre donne?

Esatto, è come buttare un gatto in un allevamento di polli. In questo caso il pollaio è la magione di campagna scricchiolante in cui la giovane madre Pauline trasloca insieme alle figlie, l’impertinente Vera e la timida Beth, appassionata lettrice di Lovecraft. A guastare il bucolico idillio (durato nemmeno un quarto d’ora) ci pensano i titolari di un furgone di dolciumi, un inquietante androgino e un energumeno bleso, entusiasti cultori delle bambole di pezza. Per fortuna, qualcuno fugge; purtroppo, fugge dalla realtà. E giù botte da orbi.

Difficile trovare lati positivi, a cominciare dall’intreccio grossolano cui non giova più di tanto il prevedibile plot twist: il narratore inaffidabile era un trucco già vecchio ai tempi del famigerato dottor Caligari. Come nelle opere precedenti Laugier muove una critica feroce alla violenza di genere, qui sublimata in circa 50 crudi minuti di pestaggio domestico (su 90 totali). Nello sforzo di rianimare un racconto asfittico, girato in prevalenza negli angusti interni della casa, il regista scatena una mitragliata di inquadrature rapide, mosse, speculari, poco illuminate. Un’analisi parziale del girato (30%) rivela una durata media per ogni shot di 2,7 secondi (molto breve), che si traduce in un pedante bombardamento audiovisivo esteso alla colonna sonora, l’unica cosa davvero terrificante del film: con tutti quegli strilli, sembra di essere in un reparto di ostetricia.

Il piano metaforico, l’unico che consentirebbe una fuga dalla mediocrità del testo filmico, si esprime in maniera rudimentale attraverso una serie di cliché. L’aspetto grottesco degli aguzzini suggerisce che non c’è virilità nella violenza. Le prime mestruazioni di Beth sanciscono il passaggio all’età adulta e la relativa trasformazione in potenziale preda sessuale. Il finale rammenta però che lo spirito delle donne è più forte dei loro corpi brutalizzati. I deboli rimandi a un codice interpretativo meta-testuale sono insomma poco più che un pubblico pretesto usato per dare corpo a fantasie private. Resta dunque poco per giustificare la povertà stilistica e la ripetitività ossessiva di un horror che non spinge sul pedale della paura né su quello della psicologia, appiattendo il pallido fantasma di una denuncia antropologica sul paradigma primitivo di un “hit and run”. A questo punto, meglio guardarsi Clay vs. Liston.

“I don’t get the torture porn films”, confessava nel 2008 il buon vecchio G.A. Romero. Sarebbe sbagliato farne una questione di genere (cinematografico), ma “La casa delle bambole” è nondimeno un horror difficile da apprezzare senza una buona dose di parafilia cinefila. Laugier infatti non si limita a impalcare una struttura narrativa trita e a popolarla di stereotipi ambulanti, ma addirittura la maltratta proprio come il suo personaggio tortura le bambole, attraverso una sorda percussione di immagini e suoni che mutila ogni sfumatura e cauterizza i potenziali allegorismi. Un augurio speciale alla povera Taylor Hickson, sfigurata durante le riprese, che avrebbe preferito che questo film non fosse mai stato concepito. Come darle torto.

05/12/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Ghostland
Distribuzione
MidnightFactory di Koch Media
Durata
91'
Produzione
5656 Films, Inferno Pictures Inc., Logical Pictures
Sceneggiatura
Pascal Laugier
Fotografia
Danny Nowak
Scenografie
Gordon Wilding
Montaggio
Dev Singh
Musiche
Todd Bryanton
Costumi
Brenda Shenher

Trama

Pauline eredita la casa della zia e trasloca con le due figlie. Una coppia di efferati assassini fa irruzione nella casa e cambia per sempre le loro vite
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