Lasciami entrare

Lasciami entrare


Tomas Alfredson

Coming Of Age, Drammatico, Horror | Svezia
(2008)
“Oskar, io ti piaccio ?”

“Sì, molto.”
“Ti piacerei anche se non fossi una ragazza ?”
“Sì, penso di sì.”

 

Ormai è chiaro che Tomas Alfredson prediliga un trattamento della materia filmica ben lontano dalle mode e dagli stereotipi dei generi coi quali si trova ad aver a che fare, dalla scelta delle fonti (spesso letterarie) alla realizzazione tecnica, dai due comedy-drama degli esordi al successo internazionale de “La talpa”, spy story antispettacolare e piuttosto distante dai corrispettivi coevi e ispirata ai primordi del genere. Episodio esemplare sotto questo punto di vista della sua filmografia è l’indefinibile film tratto dal romanzo del conterraneo John Ajvide Lindqvist che difatti presenta in nuce tutti gli elementi che hanno reso interessante il prodotto cinematografico: la perfetta ricostruzione della Svezia dei primi anni ’80 (dove entrambi gli autori hanno vissuto l’adolescenza), l’indefinibile storia d’amicizia/amore trai due giovanissimi protagonisti, la narrazione totalmente centrata su di loro e sugli altri giovanissimi a discapito degli adulti, il ritmo lento e quasi contemplativo ad eccezione di alcune improvvise esplosioni e l’atteggiamento ambiguo nei confronti della materia narrata e descritta.

E se alcuni passaggi della sceneggiatura dello stesso Lindqvist possono non sembrare così convincenti, soprattutto ad una prima visione, si deve riconoscere allo scrittore di essere riuscito a vergare una sceneggiatura capace di conservare tutti gli elementi d’interesse del romanzo e che al contempo non appesantisce la narrazione con elementi anticinematografici. Similmente contribuiscono all’ottima resa della pellicola la regia di Alfredson (responsabile anche del montaggio), indiscutibilmente abile nel mettere in scena con un linguaggio cinematografico moderno ma ricco di echi classici (non dimentico di ben altre pellicole vampiresche nordiche) l’opera letteraria di Lindqvist, optando per una messa in scena gelida e rarefatta come la vicenda che descrive e (visivamente) dualistica come solo una fiaba può essere e la fotografia del quasi esordiente Hoyte Van Hoytema (poi al fianco di Nolan e Mendes), capace di far risaltare gli eppure morbidi contrasti stando ben lontano da una resa estetizzante (forse la più debole fra tutte le critiche mosse al film), così come le credibilissime scenografie che rievocano ottimamente gli anni ’80 della declinante socialdemocrazia svedese e le versatili composizioni di Johan Soderqvist, a cui comunque si accompagnano memorabili canzoni del periodo. Non si dimentichino inoltre le interpretazioni dei vari attori, soprattutto per quanto riguarda i due giovanissimi protagonisti.

Questi ultimi dimostrano infatti la maestria di Alfredson come regista d’attori, evidente sia nella direzione degli sconosciuti mestieranti di questo film che in quella del fastoso cast internazionale de “La Talpa”, e la contempo forniscono anche una valida risposta alle critiche rivolte al regista riguardo al modo grottesco con cui vengono interpretati gli adulti del mondo di “Lasciami Entrare”. In realtà la caratterizzazione apparentemente eccessiva e semplicistica di tutti o quasi i comprimari del film di Alfredson non solo riesce efficacemente a favorire la ricostruzione d’ambiente e a donare all’intero film una leggerezza che altrimenti l’apparato estetico avrebbero reso inottenibile ma anche rientra in quella che potrebbe essere definita la premessa concettuale di “Latte Den Ratte Komma In”. Difatti nel film l’autorità, palesemente incarnata dalle miserevoli figure di adulti, appare sempre più debole, sia che essa sia famigliare (i due genitori nonostante tutto inetti), che culturale (gli insegnanti ridicoli e incapaci di difendere gli alunni da alcunché), che sociale (le indagini della polizia che non approdano a nulla). Un approccio sorprendentemente simile a quello scelto da David Robert Mitchell in “It Follows”, in cui questa visione si concretizza (anche perché diversamente motivata) in maniera formalmente più radicale, eliminando quasi del tutto gli adulti dal film e riducendoli a meri meccanismi narrativi e scenici qualora presenti, ma forse concettualmente meno drastica, in quanto il realismo con cui sono raffigurati li rende poco più che accessori alla narrazione ma in ogni caso personae tracciate sommariamente ma comunque credibili, laddove Alfredson, riducendoli a meri stereotipi, li rende figure totalmente altre (e perciò prive di interesse) rispetto ai due giovani outsider.

Il grottesco che caratterizza la maggior parte dei personaggi secondari, e non solamente quelli adulti, evidenzia pertanto il ruolo stereotipico che spesso si ritrovano a coprire e ma paradossalmente li rende sostanzialmente credibili nella funzione totalmente strumentale alla narrazione che ricoprono. Medesimo compito svolgono la scelta di determinati brani musicali e la descrizione cartolinesca della Svezia del 1982, finendo per sottolineare il meticoloso realismo dell’ambientazione al contempo contribuendo a creare un mondo chiaramente immaginario, all’interno del quale la vicenda vampiresca che ha luogo non stona particolarmente. Ed è proprio il tono, delicato nel tracciare tutto ciò che riguarda i protagonisti e quasi onirico per come decentra e riaccentra continuamente l’asse della narrazione, con cui questa storia d’amore e vampiri viene narrata a confermare che, nonostante il ricercato realismo, gli accenni di critica sociale (il bullismo, la pedofilia, il razzismo, il crollo delle ideologie, etc…) e la crudezza frequente (che in realtà ne è uno dei tratti più ancestrali) “Lasciami Entrare” è una fiaba.

Una fiaba horror, certo, ma che fa uso dei vampiri e del sangue per mettere in scena un raffinato coming-of-age, sicuramente non per far sobbalzare continuamente lo spettatore (pochissimi i momenti che possono realmente spaventare e l’inquietudine è sì onnipresente ma strisciante, come in effetti è nella preadolescenza) o per mettere in scena esplosioni ematiche (che pure arrivano) ma forse neanche per sviluppare complesse esegesi sulla sessualità di matrice psicoanalitica. Pertanto l’etichetta “horror”, così come le interpretazioni che vedrebbero nel film una chiara metafora della scoperta della sessualità, sono corrette in quanto la materia che l’opera di Alfredson rielabora è per tradizione correlata alla dimensione del fiabesco che è il necessario sotteso del film. A riprova del fatto che “Latte Den Ratte Komma In” sia una fiaba non vi sono quindi solo i personaggi e le ambientazioni archetipici, né la struttura narrativa incredibilmente lineare e al contempo quasi ostica nella sua lentezza e neppure il poetico titolo ma soprattutto i magnifici Eli e Oskar e il loro tenero e sublime (ecco perché a tratti quasi ridicolo) amore, uno dei più coinvolgenti e nonostante tutto credibili narrati al cinema da molti anni a questa parte.

 

 

(Si ringrazia Anna Maria Pelella, autrice della precedente recensione) 

06/11/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Låt Den Rätte Komma In
Distribuzione
Bolero Film
Durata
114'
Produzione
EFTI, Fido Film AB, Filmpool Nord, Ljudligan, Sandrew Metronome Distribution Sverig, The Chimney Pot
Sceneggiatura
John Ajvide Lindqvist
Fotografia
Hoyte Van Hoytema
Scenografie
Eva Norén
Montaggio
Tomas Alfredson, Daniel Jonsäter
Musiche
Johan Söderqvist
Costumi
Maria Strid

Trama

Blackberg, periferia di Stoccolma. Oskar è un efebico ragazzino vessato dai suoi compagni. Ha delle fantasie omicide e un coltello in tasca che non ha il coraggio di usare. Una sera incontra Eli, una graziosa e misteriosa ragazzina, che abita nel suo condominio. I due divengono amici, a dispetto del fatto che lei si fa vedere solo di sera. I loro scambi di parole sono brevi, a volte secchi e concisi. Ma continuano a vedersi. Intanto nel quartiere dove entrambi abitano, cominciano a sparire delle persone. E qualcuna viene ritrovata morta. L'uomo con cui Eli è giunta in città, si deturpa il viso con l'acido e apparentemente, si getta dalla finestra dell'ospedale in cui era ricoverato. Eli adesso è sola. E ha bisogno di un amico
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