Mal di pietre

Mal di pietre


Nicole Garcia

Drammatico | Francia
(2016)
Già attrice cara a Tavernier e Resnais, Nicole Garcia ha esordito come regista di lungometraggi nei primi anni novanta ed è abituata a frequentare coi suoi film i festival più importanti. “Male di pietre”, primo adattamento per il cinema di un libro della scrittrice genovese ma di origine sarda Milena Agus è stato presentato a Cannes lo scorso anno e le accoglienze non sono state per niente positive, tanto che i César qualche tempo dopo si sono tirati addosso diverse critiche per averlo considerato con 8 candidature (comprese le categorie più importanti) trascurando di conseguenza altri film francesi che nel corso dell’anno erano stati accolti più favorevolmente.
 
Chi ha letto il libro non fatica a capire le ragioni per cui la regista ha deciso di adattarlo né i motivi per cui l’attrice francese più affermata a livello internazionale di questi ultimi anni ha scelto di interpretarne la protagonista. Infatti la nonna di cui la Agus racconta le vicende complicate in una Sardegna durante e dopo la guerra, è un personaggio che difficilmente si dimentica, materiale ideale per una di quelle performance drammatiche a tutto tondo che l’attrice Premio Oscar predilige. Sofferente di calcoli renali (il mal di pietre del titolo) ma anche di disturbi mentali, la vita della donna trascorre idealmente divisa fra un marito devoto di cui però non è innamorata e la passione idealizzata per un reduce incontrato durante una “breve vacanza” alle cure termali. La Garcia, con l’aiuto dello sceneggiatore Jacques Fieschi (collaboratore anche di Sautet) e di Natalie Cartier, trasferisce la vicenda dalla Sardegna alla Provenza e già questo potrebbe essere considerato uno snaturamento rispetto alla fonte letteraria ma del resto i paesaggi del sud della Francia sono talmente belli (basti vedere le riprese in cui la protagonista cammina attraverso i campi di lavanda in fiore) che alla fine non rimpiangi la scelta. I problemi della pellicola non stanno tanto nella sua ricollocazione geografica rispetto al testo di partenza ma sull’intero lavoro di adattamento. Il libro infatti è un romanzo piuttosto breve in cui l’autrice inserisce anche le storie di altri suoi familiari; la regista e i suoi sceneggiatori volendosi concentrare esclusivamente sulla figura della nonna sono stati costretti a “rimpolpare” la vicenda aggiungendo personaggi e situazioni. Purtroppo questo non ha giovato visto che i nuovi personaggi (come la cameriera cui la protagonista si lega durante il suo soggiorno alle terme) risultato a mala pene abbozzati. Ad ogni modo il difetto più evidente del film è che gli manca totalmente la delicatezza del libro.
 
La Garcia ha realizzato in tutto una decina di pellicole e se è vero che negli anni ha diretto con successo attrici come Catherine Deneuve, Nathalie Baye ed Emmanuelle Seigner, ottenendo da loro performance apprezzate, è stata anche molto ammirata per come ha raccontato l’universo maschile. Questo in realtà le è valso anche delle strane considerazioni alle quali lei ha brillantemente replicato ricordando quanti registi e sceneggiatori abbiano raccontato, pur essendo uomini, storie di donne (del resto a nessuno verrebbe in mente di svalutare il cinema di Kathryn Bigelow solo perché non è incentrato su soggetti prettamente femminili). Qui questa sua attenzione la si ritrova specialmente nella maniera in cui è reso il personaggio del marito, interpretato dal catalano Alex Brendemühl, figura schiva che ama quasi in silenzio una donna difficile risultando molto più interessante del militare interpretato da Louis Garrel, anche perché quest’ultimo non è fascinoso come previsto. Visto però che ci troviamo di fronte ad un “ritratto di signora”, ci voleva una maggiore attenzione nel caratterizzare la figura della protagonista che sul grande schermo perde molto del suo fascino. Senza scomodare Jane Campion, sarebbe stato auspicabile un altro tipo approccio, che non si fosse limitato a scene di isteria o ad amplessi erotici. In questo contesto anche il colpo di scena finale, che i lettori del libro conoscono bene ma sul quale qui è bene non dilungarsi, finisce per perdere buona parte della forza che aveva, anche perché declinato in maniera decisamente diversa rispetto alla pagina scritta (non si sa fino a che punto ragioni di sceneggiatura abbiano comportato questa scelta). Peccato perché la Cotillard nel personaggio e nel progetto deve avere creduto e infatti non si risparmia, però evidentemente non basta il suo impegno e neanche i contributi del direttore della fotografia Christophe Beaucarne; così un soggetto potenzialmente appassionante (specie per chi al cinema apprezza i melodrammi), si traduce in un’opera che si trascina stancamente per buona parte delle sue due ore.

15/04/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Mal de pierres
Distribuzione
Good Films
Durata
120'
Produzione
Les Productions du Trésor
Sceneggiatura
Nicole Garcia, Jacques Fieschi, Natalie Carter
Fotografia
Christophe Beaucarne
Scenografie
Arnaud De Moleron
Montaggio
Simon Jacquet
Musiche
Daniel Pemberton
Costumi
Catherine Leterrier

Trama

Nella Francia degli anni cinquanta una donna sofferente di calcoli renali si sente imprigionata in un matrimonio senza amore. Un soggiorno alle terme di alcune settimane finisce per segnare la sua vita
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