Il mondo dei replicanti

Il mondo dei replicanti


Jonathan Mostow

Fantascienza | Usa
(2009)

Bruce Willis, ormai ridotto a “personaggio che non ride né sorride neanche per sbaglio”, incupito dal grigiore della vita metropolitana del futuro – dove tutti vivono a casa propria e mandano in giro a scorrazzare i propri “surroghi”, robot che ne migliorano le sembianze e non “muoiono” mai – è l’agente Greer, uomo dal passato doloroso – ha perso il figlio – che non ama il Sistema in cui vive e con il quale si scontra, in qualità di agente di Polizia, quando si trova a indagare sulla morte di esseri umani deceduti mentre erano “on-line” con i propri surroghi. Ad aiutarlo nelle indagini, ovviamente, c’è una bellona (Radha Mitchell). Insieme devono far luce sulla vicenda, estremamente scottante e clamorosa. Ne scopriranno delle belle…  

Con rimandi più o meno inutili al passato più recente della fantascienza cinematografica – il liquido verde dei surroghi ricorda il cult b-movie “Classe 1999”, James Cromwell l’hanno pescato direttamente dal ruolo interpretato in “Io, Robot”, il santone afroamericano capo dei dissidenti pare una bruttissima copia del Jeriko One di “Strange Days” – “Il mondo dei replicanti” appare come una ennesima rivisitazione del solito vecchio cliché fantapolitico – il mondo futuro ipertecnologico, iperaffollato e maledettamente contraddittorio – che in un’ora e mezza di scene più o meno action naufraga irrimediabilmente in un mare di pochezza interiore e di infinita sonnolenza, in attesa, naturalmente, del gelido mare degli scaffali più polverosi di Blockbuster al quale è destinato non appena verrà distribuito per l’home video.

Il problema è che “Il mondo dei replicanti” è stato da molti definito un film “originale”.

A parere di chi scrive, si tratta di un errore clamoroso. A essere originale non è lo script della pellicola, né tantomeno la regia di Mostow – che naviga a vele ben spiegate nel mare del “già visto” – bensì la miniserie a fumetti, opera di Robert Venditti e Brett Weldele, dalla quale è tratto. “Surrogates”, il fumetto originale, ha fatto incetta di premi ed è considerato un’opera innovativa nel panorama del genere sci-fi, anche grazie al tratto di Weldele che si discosta parecchio dagli standard fumettistici americani. Il film di Mostow vorrebbe sfruttare il successo dell’opera a fumetti e metterla in immagini. Naturalmente il passaggio da un “mezzo” all’altro porta inevitabili conseguenze.

“Il mondo dei replicanti”, a tratti addirittura soporifero, è girato con il tocco tipico di un buon mestierante e non trova punti di forza nemmeno nella recitazione dei suoi protagonisti – Bruce Willis è ai livelli più bassi del suo standard recitativo. La trama è spaventosamente banale, i punti di svolta del racconto sono presagibili già con dieci minuti di anticipo e il film complessivamente non può reggere il confronto con altri prodotti del genere – con i quali inevitabilmente fa i conti – come ad esempio il già citato “Strange Days” o, per allontanarci dagli States, con lo splendido “Ghost In The Shell“. Se poi confrontiamo la quinta regia di Mostow con l’opera prima del figlio di un certo David Bowie (“Moon“), beh, la sconfitta è a tavolino.

L’impressione è che “Il mondo dei replicanti” sia il sottoprodotto d’oltreoceano di una cultura d’intrattenimento in forte declino, arida di originalità e nuove idee, e ridotta ormai alla pura ricerca di spunti da altra forma d’entertainment (il fumetto ma anche il videogame o l’anime asiatico) – sodalizio che ha funzionato in qualche caso ma che, come una classica gallina dalla uova d’ora, è ora diventato una regola fissa. Il risultato del saccheggio hollywoodiano degli altri “mezzi” si riduce, troppo spesso, a una palese semplificazione dell’opera originale per il bene del business e dell’immediatezza della finzione cinema, ridotta a una sequenza d’azione in computer grafica o a un attimo di ben misurata tensione. E l’origine sfuma via, fagocitata, deturpata e in seguito abbandonata in una delle prime bozze di script di una nuova produzione cinematografica di massa.

Cinema, signori.

Ovvero: il resto è noia.

Ovvero “carne da macello” affidata alle lame appuntite di mamma Hollywood.

08/01/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Surrogates
Distribuzione
Walt Disney Pictures
Durata
104'
Produzione
Mandeville Films, Road Rebel, Touchstone Pictures
Sceneggiatura
John D. Brancato, Michael Ferris
Fotografia
Oliver Wood
Scenografie
Jeff Mann
Montaggio
Kevin Stitt, Barry Zetlin
Musiche
Richard Marvin

Trama

In un futuro non molto lontano l'umanità vive la propria vita completamente isolata dal resto del mondo, facendo interagire con esso il suo "surrogato". Questa straordinaria tecnologia ha permesso l'eliminazione dei crimini e degli omicidi, fino a che, quindici anni dopo la nascita dei surrogati, alcuni esseri umani vengono uccisi. Lo shock è forte ma la polizia indaga. Agli agenti Greer e Peters sono affidate le indagini
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