Non aprite quella porta: l’inizio

Non aprite quella porta: l’inizio


John Liebesman

Horror | Usa
(2006)

Un’inquadratura dall’alto che fissa l’immagine di un corpo dilaniato da una motosega, il corpo di un ragazzo disteso e inchiodato su un lurido tavolaccio da macellaio; e il copione del famigerato massacro texano si ripete. A distanza di un paio d’anni dal fortunato remake di “Non aprite quella porta”, Michael Bay e Mike Fleiss ci riprovano, ma stavolta lo scherzetto non riesce (anche se, per ciò che concerne il botteghino, l’obiettivo è assicurato).

Stranamente, i componenti della squadra di realizzazione (rispetto al succitato remake) vengono cambiati, soltanto per ottenere (paradossalmente) una fotocopia frenetica della pellicola del 2003, rendendo l’idea prequel un semplice pretesto.

Anche se Michael Bay si affida a un veterano della saga texana come David J. Schow (“Non aprite quella porta III”) per il soggetto della storia, possiamo solo assistere alla nascita di Thomas “Leatherface” Hewitt in un mattatoio (i titoli di testa, infatti, lo spediscono rapidamente ai trent’anni) prima che il canovaccio, che vuole un gruppetto di giovani mandati in pasto al terribile carnefice, si dispieghi (ininfluente la sottotraccia della guerra del Vietnam proposta).

Il personaggio dello sceriffo Hoyt (interpretato dall’irremovibile malvagio Ronald Lee Ermey) diventa una figura predominante e si cerca di accentuare il lato grottesco presente nei capitoli storici firmati da Tobe Hooper (vedere la scena in cui scopriamo perché zio Monty è privo di buona parte delle gambe) senza riuscire a imprimere lo stesso effetto straniante e ossessivo: basti pensare (ancora una volta paradossalmente) alle sequenze della cena e della fuga notturna che rappresentano un vero e proprio (quanto poco efficace) remake della parte finale del cult-movie del 1974.

Tralasciando il discorso trama (che comunque non interessa più di tanto), il vero problema risiede nella concitata e confusa regia di Jonathan Liebesman (“Al calare delle tenebre”) che eccede con la camera a mano e nel soffermarsi sui primi piani dei protagonisti (da sottolineare le interpretazioni piuttosto convincenti degli attori e un aspetto appena un po’ meno patinato rispetto a quello che hanno i loro riflessi nel rifacimento del 2003), rendendo la narrazione affrettata e approssimativa.

Vi è, però, il positivo contrappunto di un buon montaggio alternato che tiene il ritmo sostenuto (impedendo di annoiarsi) e di una componente gore medio-alta che rende onore a quella offerta dalla pellicola precedente.

17/01/2009

Cast e credits

Titolo Originale
The Texas Chainsaw Massacre - The Beginning
Durata
100'
Sceneggiatura
Sheldon Turner
Fotografia
Lukas Ettlin
Scenografie
Marco Rubeo
Montaggio
Jonathan Chibnall – Jim May
Musiche
Steve Jablonsky
Costumi
Marian Ceo

Trama

La nascita di Leatherface e brevi cenni sulle origini della famiglia Hewitt, prima che il solito gruppetto di ragazzi in viaggio verso il Messico si ritrovi stritolato tra le fauci del "massacro texano"
Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto