Nowhere Boy

Nowhere Boy


Sam Taylor Wood

Biografico | Canada, Gran Bretagna
(2009)
Nostalgia, nostalgia canaglia. Dopo “An education” un’altra produzione britannica sull’Inghilterra di provincia prima degli anni sessanta – dunque prima della rivoluzione musicale e culturale, e con al centro un percorso di formazione giovanile (rapporto genitori/figli, istituzioni, regole e scelte da compiere). Siamo nel 1955, a Liverpool questa volta (al 251 di Menlove Avenue per essere pedanti), e il protagonista non è uno qualunque, perché il nowhere boy in questione è uno che di quella rivoluzione sarà presto l’emblema: John Lennon (Aaron Johnson). Biopic sul suo travagliato percorso adolescenziale, segnato dal rapporto conflittuale con la madre naturale Julia (Anne-Marie Duff) e la zia Mimi (Kristin Scott Thomas), sua tutrice legale. Sullo sfondo, la conoscenza di sé stesso, della musica, di Paul (Thomas Sangster dal pallore accecante), la formazione dei Quarrymen e il principio di un cammino che porteranno il nowhere boy a diventare il (nowhere) man più famoso del Papa. 
A Sam Taylor Wood (esordio alla regia) non interessano tanto la parte musicale o la ricostruzione dei primi passi della leggenda e la formazione del gruppo, quanto rappresentare uno scorcio di vita nodale, segnato dalla relazione complessa, foriera di disagi personali e ossessioni future, di Lennon con la zia Mimi e la madre Julia, le due figure femminili che col loro amore incondizionato ne segnano la giovinezza dopo la perdita dell’amato zio George. Il film si compone dunque di (facili) dicotomie: se da un lato Mimi rappresenta un ordine e una severità educativa tradizionali, dall’altro Julia è la ribellione del rock ‘n roll, mette in mano a John un banjo e gli insegna a suonarlo, lo inizia ai 45 giri e gli fa conoscere Elvis. Tra John e Julia (alla quale Lennon dedicherà l’omonimo brano del “White Album”, oltre a “Mother” e “My mother’s dead”) sembra stabilirsi un rapporto che la Wood fa intendere come molto istintivo e diretto, a tratti perfino vagamente incestuoso. Ragazzo conteso e combattuto tra amore e odio (due poli lungo i quali la sua stessa musica sembra muoversi) per le due donne, Lennon appare senza mezze misure: vendicativo, irrequieto, irriverente, violento e docile, trascinatore e insicuro, divertente e malinconico, arrogante e fragile. E di nuovo possiamo riscontare un dualismo anche con Paul: i due sono uniti dalla musica, da una situazione famigliare tragica (McCartney perse la madre molto giovane), ma per quanto John sia lo sbruffone modaiolo (coi suoi occhialoni alla Buddy Holly), Paul viene ritratto come il più quadrato dei due, elegante, gentile, sobrio, con un fiore all’occhiello.
Qualche dialogo riuscito e l’intensa scena madre (la rivelazione del passato di Julia, dove si confrontano le due attrici e Aaron Johnson) non distolgono l’attenzione da una messa in scena tradizionale e da una narrazione canonica, che a volte fanno sbiadire il film al pari di un prodotto televisivo (sceneggiato BBC a puntate) poco audace – non bastano quel paio di sequenze oniriche di ricordo infantile che appaiono qua e là. L’ambizioso ritratto dell’artista da giovane (che certamente avrà destato timore reverenziale) resta lievemente sfocato, nonostante le buone intenzioni. Un film riuscito solo a tratti: raramente personale, altrimenti piatto e anonimo; onesto e sincero nell’approccio, ma argomento e personaggio non sono facili, così come il film biografico non lo è mai, e la Wood ne paga le conseguenze. Sono gli attori in larga parte a reggerlo: Anne-Marie Duff è una Julia naif, frivola, esuberante e amante della vita e dei piaceri (non sembra un caso che suoni a John proprio “Maggie May” e gli spieghi di cosa parli), e regge bene il confronto con Aunt Mimi/Kristin Scott Thomas, straordinaria come sempre, tanto da far commuovere con un primo piano dove lunghe sequenze passano invece inosservate. 
Dedica del film a Anthony Minghella (di cui si avverte una certa influenza), e colonna sonora di rockabilly e rock ‘n roll classico: “I put a spell on you”, “Love me tender”, “Blue moon”, “Shake, rattle and roll”, “Be-Bop-A-Lula”, e “Maggie May” (che rientrerà nel repertorio beatlesiano come “Maggie Mae”), fino a qualche primizia di Lennon e McCartney. I titoli di testa scorrono sulle note di “Mother”, a rimarcare che il film, prima ancora di essere la storia del giovane John Lennon (chiamato col nome intero una sola volta), è la storia di un figlio. Ma è un po’ poco: occorreva osare, magari profanare e consacrare, purificare e contaminare. Lennon avrebbe gradito.

15/04/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Nowhere Boy
Durata
98'
Produzione
Ecosse Films, Film4, UK Film Council
Sceneggiatura
Matt Greenhalgh
Fotografia
Seamus McGarvey
Scenografie
Alice Normington
Montaggio
Lisa Gunning
Musiche
Alison Goldfrapp, Will Gregory

Trama

La difficile giovinezza di John Lennon segnata dal rapporto con la zia Mimi, sua tutrice, e la madre naturale Julia, e la scoperta della musica
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