Un ragazzo d’oro

Un ragazzo d’oro


Pupi Avati

Drammatico | Italia
(2014)

A tre anni di distanza dall’ultimo “Il cuore grande delle ragazze“, dopo una fortunata parentesi televisiva, Pupi Avati torna al cinema con un’opera prodotta, al solito, dal fratello Antonio e sostenuta da una tanto ingegnosa quanto invasiva operazione di product placement.

Il lavoro non lo appaga, la relazione con la bella Silvia è in profonda crisi, il rapporto col padre sembra irrecuperabile. Per questo il trentenne Davide Bias, pubblicitario con manie compulsive, è in cerca della grande occasione che gli permetta di affrancarsi da una vita di piccole amarezze quotidiane.

Quando l’odiato genitore muore misteriosamente (suicidio o tragico incidente?), il ragazzo è costretto a tornare a Roma, nella casa natia, per stare vicino alla madre. Avrà modo di scoprire che anche papà Achille, famoso sceneggiatore di commedie scollacciate e demenziali anni 70, è morto con la sua stessa sete di riscatto, professionale e umano. Grazie alla complicità di un’avvenente editrice, ex amante del padre, Davide cercherà di riabilitarne il nome, ma per farlo perderà il lavoro, l’amore e la sanità mentale.

Forse emulo dei recenti successi thriller di Tornatore, Pupi Avati realizza un dramma psicologico dalle venature gialle che torna ad affrontare le conseguenze di un’ingombrante eredità paterna sulle vite dei figli, tema caro alla filmografia del regista bolognese.

Come l’Abatantuono de “La cena per farli conoscere”, Achille sembra un capofamiglia vanitoso, distante e irresponsabile, i cui fallimenti ricadono gravosi sulle spalle del giovane Davide, come ne “Il figlio più piccolo“. Bias si trasforma quindi in un marchio d’ignomia per un ragazzo fragile e disilluso, che non può far altro che chiudersi in un risentimento violento, impetuoso, totalizzante.

Il ricordo del padre, infatti, scatena in Davide reazioni sempre veementi ed eccessive, sia che dia voce a un rancore mai sopito, sia che si spenda per riscattarne la memoria, richiamando le atmosfere insalubri e morbose de “Il papà di Giovanna“. Il percorso di indagine e di scoperta che Davide intraprende nei confronti di Achille, assume progressivamente i toni e i colori dell’ossessione paranoica, in una spirale angosciosa che spinge il ragazzo a una sovrapposizione totale, a una sostituzione fisica (e intellettuale) con la figura paterna.

Purtroppo la sceneggiatura, sviluppata da un soggetto scritto a quattro mani dal regista con il figlio Tommaso, non approfondisce mai i nodi centrali di questo conflitto (che dire, ad esempio, dei risvolti edipici del rapporto con l’ex amante?), banalizzandone i contenuti e imbrogliando il plot con sottotrame incerte e superflue (la crisi amorosa con Silvia).

Il risultato è un film che si vorrebbe asciutto, teso ed elegante, ma che risulta in realtà artificioso e posticcio, forzosamente sottotono, appesantito da una messa in scena obsoleta e da una scrittura confusa e sbrigativa, che troppo spesso cade nel ridicolo involontario (la scena del funerale, con cameo di Valeria Marini) e ammicca a toni e situazioni da fiction di Rai Uno.

Ne risente la direzione degli interpreti, solitamente il fiore all’occhiello delle pellicole del cineasta bolognese. Se Cristiana Capotondi, l’altra metà di un fidanzamento inutilmente complicato, e Giovanna Ralli, la madre strepitante ma cieca, appaiono inermi e spaesate, assolutamente fuori contesto è Sharon Stone, orrendamente doppiata, il cui charme (indiscutibile) non basta a ravvivare un personaggio scialbo e senza spessore, non enigmatico né ambiguo. Decisamente peggio Riccardo Scamarcio, che rivela tutti i suoi limiti d’attore quando lascia i lidi sicuri di una recitazione ombrosa e monocorde per avventurarsi nel cliché dello psicopatico con occhi sbarrati e sorriso ebete. Del resto, in barba a qualsiasi verosimiglianza, nell’epilogo finale Avati non può fare a meno di scivolare nella rappresentazione oleografica, usurata e rassicurante di un manicomio ante-Basaglia, con tanto di suorine vigili e di matti che fissano le pareti.

Chi si lamenta oggi della crisi del cinema italiano, farebbe bene a ricordarsi del periodo in cui i film di Pupi Avati erano considerati d’autore.

18/09/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Un ragazzo d'oro
Distribuzione
01 Distribution
Durata
102'
Produzione
Combo Produzioni, Duea Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Pupi Avati, Tommaso Avati
Fotografia
Blasco Giurato
Montaggio
Luigi Capalbo
Musiche
Raphael Gualazzi

Trama

Il trentenne Davide Bias, pubblicitario con manie compulsive, è in cerca della grande occasione che gli permetta di affrancarsi da una vita di piccole amarezze quotidiane.

Quando l'odiato padre muore misteriosamente, il ragazzo è costretto a tornare a Roma, nella casa natia. Avrà modo dis coprire che anche papà Achille, famoso sceneggiatore di commedie scollacciate e demenziali anni 70, è morto con la sua stessa sete di riscatto, professionale e umano.

Per questo, cercherà ostinatamente di riabilitarne il nome. Ma a che prezzo?

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