Bellas mariposas

Bellas mariposas


Salvatore Mereu

Drammatico | Italia
(2012)

Mio padre pezzemmerda che conti chiede? Dice Hai dodici anni Caterina devi guadagnarti il pane

Io ti ho chiesto di farmi nascere in questa casa proprio sotto signora Sias in questo cazzo di palazzo in questo cazzo di quartiere? Io ti ho chiesto di farmi nascere?

Tu mi hai chiamato e neppure sapevi che mi stavi chiamando e per dodici anni mi hai fatto stare in questa casa con te tua moglie e tutti i miei fratelli e sorelle sotto signora Sias che caga ogni giorno alle tre del mattino. 

Sergio Atzeni, “Bellas Mariposas”, Sellerio, 1996

Tradurre in immagini il flusso di coscienza di Cate, ragazzina di una periferia cagliaritana balorda e disfunzionalmente umana, che sta alla base di un racconto di Sergio Atzeni, non era un’impresa semplice. Il testo originale è una sorta di rap, o di prosa ritmica, fra il sardo e l’italiano, che descrive una giornata tragica, anche se probabilmente non più tragica di altre giornate.

Salvatore Mereu, al suo quarto lungometraggio, sceglie con coraggio di far raccontare la storia alla stessa Cate, come voce off costante o in un dialogo forzato con lo spettatore; infatti la giovanissima Sara Podda, che interpreta ottimamente Cate, si trova spesso a parlare alla macchina da presa con un’occhiata neutra e sprezzante per raccontare le drammatiche vicissitudini della protagonista.

Il guardare in camera, si sa, spezza l’illusione della rappresentazione ed è un rischio che Mereu si prende, anche insistentemente, ma con una certa leggerezza (emblematica in tal senso la scena del bagno, nella quale Cate fa uscire la cinepresa per poter espletare i suoi bisogni) che a fine visione risulta vincente perché diventa uno sguardo che ingloba, che invita a condividere le brutture di una vita che non può essere diversa.

In tutta la devastante realtà, il punto di vista è quindi quello della ragazzina. Di conseguenza il film assume un tono quasi leggero.

Si racconta dunque una giornata estiva di Caterina e della sua amica del cuore Luna. Per loro un giorno qualunque probabilmente, all’interno di una famiglia dissestata: un padre nullafacente ed erotomane, molti fratelli divisi fra bullismo e tossicodipendenza, una sorella prostituta e una madre vittima che sembra non far nulla per meritarsi di più. Cate racconta tutto ciò che vede con una sorta di indolente superiorità che le permette di sopravvivere senza quasi mai cercare di dimostrarsi migliore di quello che le sta attorno, sognando al massimo di diventare una cantante priva di talento. C’è forse solo una spinta, poetica e commovente, verso una realizzazione di se stessa in una delle scene più belle del film, mentre nuota immersa in un mare profondo e trasparente e riflette: “quando nuoto dimentico casa, quartiere, futuro, mio babbo, il mondo. Mi dimentico di tutto. Dovevo nascere pesce”.

Il film è a tratti solare, paradossalmente, nei modi ma anche nella messa in scena, influenzato dalla luce sarda così limpida e cristallina. E non c’è distinzione di luce, ottimo il lavoro del direttore della fotografia Massimo Foletti, fra il cemento ansiogeno della periferia e la spiaggia del Poetto. Tutto scorre con la strafottente e sfrontata leggerezza di una ragazzina e lo spettatore è impossibilitato a parteggiare per qualcuno perché non gli è concesso altro sguardo. Uno sguardo che mai ha il sapore moralista, mai si erge a giudice e soprattutto che, miracolosamente, mai risulta morboso. Su tutte due scene, il padre che su un bus abbandonato paga una ragazzina sulla quale ha appena eiaculato e il pedofilo che insegue Cate e Luna, sono rappresentative. Il regista, con un abile montaggio, annulla la tensione che renderebbe erotiche le sequenze.

Salvatore Mereu riesce a immedesimarsi perfettamente in Cate, a sovrapporre i punti di vista e soprattutto ad essere credibile. Mette in scena il suo mondo, il suo modo di vedere la realtà standole sempre vicino, spesso di fronte come a cercarle gli occhi con una complicità disarmante e sincera.

“Bellas Mariposas” racconta la violenza delle periferie umane ma si chiude con un bacio leggero e una risata allegra. Nonostante tutto, la vita di due dodicenni è ancora da scrivere.

26/10/2014

Cast e credits

Distribuzione
Viacolvento
Durata
100'
Produzione
Elisabetta Soddu, Gianluca Arcopinto, Salvatore Mereu
Sceneggiatura
Salvatore Mereu
Fotografia
Massimo Foletti
Scenografie
Marianna Sciveres, Pietro Rais
Montaggio
Paola Freddi
Musiche
Balentes, Train to Roots
Costumi
Alessandro Lai

Trama

Cate ha undici anni, tanti fratelli e un padre "pezzemmerda". Vive alla periferia di Cagliari, ma vorrebbe fuggire: sogna di fare la cantante, non vuole finire come sua sorella Mandarina, rimasta incinta a tredici anni, o come Samantha, la ragazza oggetto del quartiere. Solo Gigi, un vicino di casa, merita il suo amore. Ma oggi, 3 agosto, la vita di Gigi è in pericolo: Tonio, uno dei fratelli di Cate, vuole ucciderlo. Intanto Cate trascorre con Luna, la sua migliore amica, il giorno più lungo della loro vita, tra il quartiere, il mare e le strade del centro. Quando scende la sera, tutto sembra perduto, ma dal nulla compare una bellissima donna: la Coga Aleni, una strega che può leggere il futuro delle persone...
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