Calvaire

Calvaire


Fabrice Du Welz

Horror | Belgio, Francia, Lussemburgo
(2004)

Ancora una perla d’oltralpe questo “Calvaire”, film del belga Fabrice du Welz, classe 1972, che affronta, come anche nel notevole “Vinyan” (2008), il tema dell’ossessione. Un giovane cantante, Marc (Laurent Lucas), di ritorno da uno spettacolo ha un guasto al suo furgone. Costretto a fermarsi in mezzo al bosco, riceverà ospitalità nella locanda di Bertel (Jackie Berroyer), un anziano artista abbandonato dalla moglie: da questo banale inizio comincia il personalissimo Calvario di Marc, novello Cristo che incontra il male degli uomini.

Siamo nuovamente di fronte allo spiazzante capovolgimento dei ruoli classici di vittima e carnefice, must ormai consolidato dell’horror europeo. Marc è un giovane nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali. Bertel è solo un anziano solo.  L’ottima regia di Du Welz gioca molto sul contrasto dei sentimenti. Immediatamente si percepisce l’ambiguità dell’anziano soccorritore all’apparenza estremamente disponibile, salvo rivelarsi poi un folle totalmente ossessionato dall’abbandono dell’ex moglie Gloria.

Bandite le scene sanguinarie, salvo il minimo indispensabile, siamo di fronte ad una pellicola dalla violenza subdola e soprattutto psicologica. Il regista ci mette nella scomoda posizione di vedere Marc perdere scena dopo scena tutta la sua dignità di uomo, costretto com’è a incarnare i panni dell’amata e odiata Gloria. Spostato l’ago dell’equilibrio psichico, siamo costretti a intravedere tutta la fragilità di quello che universalmente è considerato l’elemento forte della società, imprigionato in una sorta di realtà parallela a pochi chilometri dalla civiltà.

Fin da subito il film si profila come una vera e propria calata nella follia, diffusasi anche nel villaggio come un vero e proprio virus. La componente femminile si palesa esclusivamente nel lontano e distorto eco della memoria di Bertel, in una comunità dove gli animali hanno sostanzialmente sostituito il ruolo delle mogli. Le più bieche violenze e deviazioni di cui è oggetto Marc ci pongono su un piano empatico dal quale non si può sfuggire, ma la stessa commiserazione – e qui è l’altro aspetto geniale del film – la si può provare per Bertel, comunque un anziano solo e disperato, nonostante la sua ferocia.

Paradossale e sordido – ormai entrata già nella storia della cinematografia di genere la scena del ballo alla locanda, degna delle più grottesche incisioni fiamminghe – il film si fa esponenzialmente più abbietto minuto dopo minuto, con scene caotiche e deliranti che magistralmente girate, portano a un finale molto ben strutturato. “Calvaire”, allo stesso modo di “Martyrs” (di Pascal Laugier), ci trascina dentro una spirale di violenza del tutto gratuita, senza motivazioni plausibili, che incide con perizia la nostra psiche e che, condita con ottime scene ad alta tensione, ci lascia stremati dopo la visione.

24/04/2012

Cast e credits

Distribuzione
Mars Distribution
Durata
88'
Produzione
Eddy Géradon-Luyckx, Michael Gentile, Vincent Tavier
Sceneggiatura
Fabrice Du Welz, Romain Protat
Fotografia
Benoit Debie
Montaggio
Sabine Hubeaux
Musiche
Vincent Cahay

Trama

Marc, un giovane artista ha un un guasto al suo furgone di ritorno da uno spettacolo. Riceverà assistenza da Bertel, un anziano ossessionato dall'abbandono della moglie.
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