Il comandante e la cicogna

Il comandante e la cicogna


Silvio Soldini

Commedia | Italia, Svizzera
(2012)

Povera patria! Se oggi il povero Garibaldi potesse mai osservare e giudicare quella che di fatto è la sua creatura dopo un secolo e mezzo dalle sue eroiche gesta (proprio come avviene nell’ultimo lavoro di Soldini), intonerebbe senz’altro i versi della splendida, solenne canzone di Franco Battiato. Liti, truffe, atti vandalici, furti. Dall’alto della sua statua, l’uomo dei due mondi sarebbe disgustato dalla mole di immoralità e amoralità che ammorba il cittadino italiano di questi ultimi, terrificanti anni. Macchiette più che cittadini, vere e proprie caricature giullaresche idonee per una commedia teatrale. O al limite per un film. Occasione presa al volo dal meneghino Silvio Soldini che immortala in personaggi le vite di Leo, Diana e Amanzio, rispettivamente idraulico vedovo con prole in fermento adolescenziale, artista con l’acqua alla gola e nullafacente dal profuso impegno morale e civile. Tre poveri rappresentanti di questa triste Italia schiacciata dagli abusi del potere, da gente infame che non sa cos’è il pudore. Che nel film si legge Avvocato Malaffanno. Squallido e viscido portavoce di quella gretta e meschina avidità, elemento ormai imprescindibile del sistema occidentale materialista e capitalista che ci sta lentamente fagocitando.

Dopo il riconoscimento internazionale di “Pane e tulipani” e i discreti riscontri di critica e pubblico di “Agata e la tempesta”, la terza commedia di Silvio Soldini nasce dalla voglia di ironizzare sulle sorti del paese puntando sull’intrattenimento leggero e sobrio. Sorretto da un cast stellare tutto nostrano, il nuovo progetto del regista valorizza come sempre la caratterizzazione dei personaggi, la loro psicologia, trasformando le singole vite dei protagonisti in una ragnatela dove ognuno è legato a un filo che accomuna fatalmente l’altro, un po’ come succede nel quartetto femminile de “Le acrobate”. Il carattere colto e strambo di Amanzio si congiunge con l’adolescenza inquieta e ricca di interrogativi di Elia, figlio minore dell’idraulico Leo, che a sua volta incontrerà Diana nell’ufficio-giungla del pagliaccesco avvocato. E la banda, composta da un indaffarato Mastandrea (qui alle prese con un insolito dialetto napoletano), dalla Gerini in bikini e pareo, dalla Rohrwacher in versione Arisa e da un Battiston poliglotta e rompiscatole, non delude le aspettative regalando una dilettevole quanto sgraziata performance corale.

Da non dimenticare anche le voci auliche delle statue che portano le firme di Pierfrancesco Favino (Garibaldi) e Neri Marcorè (Leopardi) oltre al milanese grezzo e sfacciato di Gigio Alberti che anima l’immaginario Cavalier Cazzaniga, portatore dei valori e degli ideali di oggi. Uno su tutti? il calcio.

Il regista dal canto suo, allestisce il racconto con una forma asciutta, elementare, a cominciare dall’ironia che straborda dai nomi dei personaggi (l’avvocato Malaffanno, la figlia Maddalena) e dai loro dialoghi, o dall’ilarità che pervade le tragicomiche peripezie della pellicola. Per raccontare tutto ciò Soldini si affida anche a uno stile burlesco (le inquadrature che si restringono a cerchio) e all’aiuto della computer grafica che accompagna le scorribande in bicicletta di Elia tra le strade della metropoli, donando un piglio decisamente virtuoso ed eclettico al film.

“Il comandante e la cicogna” è una fiaba moderna che però fa fatica a reggere il passo in fase di scrittura, i paradossi e le sventure si riciclano senza soluzione di continuità e la storia subisce spesso dei punti di stop. Nondimeno è anche film decisamente politico perché pur amalgamando intelligentemente i colori della commedia e il nero dei suoi amari contorni, fotografa la reale situazione italiana, un paese alla ricerca di un’identità perduta, di una Storia le cui radici sembrano essere state sradicate irrimediabilmente. E quella cicogna che emigra verso l’estero (come invece non riesce a fare il personaggio di Diana) rientra in un contesto che per forza di cose abbandona la commedia e viaggia su binari ben più drammatici che il regista lascia ambiguamente senza risposta. Se il comandante è ancorato alla sua postazione ed è impossibilitato nel movimento, la cicogna (animale elegante e portafortuna) rigetta ciò che vede dall’alto e vola via reagendo alle nefandezze quotidiane a cui è costretta ad assistere. Ottimismo e pessimismo sono insomma tratti in comune di una realtà in cui Soldini non manifesta la volontà di sbilanciarsi più di tanto.

Dal dramma di “Cosa voglio di più” (riuscito e deciso affresco sulla spirale dell’adulterio) alla commedia all’italiana che lo ha reso celebre al pari di Virzì (tra l’altro entrambi gli ultimi lavori dei due registi sono usciti in contemporanea in sala) Silvio Soldini dipinge col sorriso uno spaccato di vita del Belpaese sottolineando il divario troppo, troppo lontano tra le ideologie e i valori di oggi in rapporto a quelli che furono di Garibaldi, di Leonardo, di Verdi, di Leopardi. Il poeta di Recanati direbbe “Piangi, che ben hai donde, Italia mia”, noi comuni mortali, poveri cristi come Leo e Diana aspettiamo (fiduciosi?) un progresso mentale e culturale e intoniamo in coro: “Se avremo ancora un po’ da vivere, la primavera intanto tarda ad arrivare…”.

Per saperne di più: Soldini, Mastandrea, Zingaretti, Rohrwacher, Gerini – Speciale Il comandante e la cicogna

18/10/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Il comandante e la cicogna
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
108'
Produzione
Lumière & Company, RSI-Radiotelevisione Svizzera, ventura film
Sceneggiatura
Silvio Soldini, Doriana Leondeff, Marco Pettenello
Fotografia
Ramiro Civita
Scenografie
Paola Bizzarri
Montaggio
Carlotta Cristiani
Musiche
Banda Osiris
Costumi
Silvia Nebiolo

Trama

L'idraulico Leo e la squattrinata artista Diana si incontrano per caso nello studio del losco avvocato Malaffano. Lei c'è andata per dipingere un affresco nella parete della sala d'aspetto e lui invece per tentare di togliere dai guai la figlia che è apparsa in Internet in un filmetto pornografico.
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