Il concerto

Il concerto


Radu Mihaileanu

Commedia, Drammatico | Belgio, Francia, Romania, Russia
(2009)

Radu Mihaileanu dalla Romania emigrò in Francia negli anni in cui il regime Ceausescu, tra le altre cose, impediva la libertà di espressione artistica.

Figlio di un giornalista ebreo comunista che, al ritorno dai campi di lavoro nazisti, fu costretto a cambiare il suo nome (da Mordechaï Buchman a Ion Mihaileanu, per donare un’impronta nazionalista), ebbe popolarità nel 1998 grazie a “Train De Vie”.

Il protagonista de “Il concerto”, il russo Andreï Filipov, è stato licenziato trent’anni fa come direttore d’orchestra dei Bolshoi: i tempi critici della dottrina Brežnev sostituiscono nella storia autobiografica quelli del dittatore rumeno. Brežnev diffidava in particolar modo degli ebrei che più volte si erano espressi su questioni sensibili e avevano parenti all’estero in grado di diffondere le loro idee. Il trauma subito dai personaggi del film dura ben trenta anni.

Mihaileanu, pur parlando di sé, riesce a costruire un film ricco di inventiva, narrativamente senza pause. Partendo da un canovaccio da commedia degli equivoci, la prima parte del film è basata sulle grottesche e quasi picaresche disavventure dell’ex-direttore d’orchestra Andreï e della sua combriccola di musicisti. Una compagnia all’apparenza improbabile, dietro la quela si celano invece storie di musicisti di tutto rispetto, ridotti a squallidi lavori per sopravvivere.

Storie di politica, di religione, vicende artistiche e umane.

La loro scalata al palco del parigino Théâtre du Châtelet è condotta da un umorismo scalmanato che agli occhi dello spettatore occidentale potrà ricordare Kusturica, sebbene ancorato a una scuola di comicità sovietica che piantò le proprie radici negli anni 30, giungendo fino ai nostri giorni (da Grigorij Aleksandrov alla Kira Muratova più “leggera”, i rimandi sarebbero tanti).

Qui l’umorismo e l’ironia sono armi che permettono di portare avanti sogni e speranze e marcia tanto sull’antisemitismo d’epoca quanto punge sui vizi e difetti della Mosca di oggi

Questa variante dell’Armata Brancaleone orchestrata dalla figura centrale di Andreï – che contribuisce con una determinazione sostenuta da un tragico passato – diverte molto, ma l’effetto macchiettistico è ben limato grazie a controcanti drammatici. Nella seconda parte, difatti, la componente melodrammatica viaggia a braccetto con quella comica fino a sfociare nel Concerto in re maggiore n. 35 per violino e orchestra di Čajkovskij. Un’esecuzione ridotta dai 22 minuti dell’originale ai 12 riversati in pellicola. Punto d’arrivo ed epicentro del film: si sottolinea l’indissociabilità di violino e orchestra che simboleggia il legame tra singolo e collettivo, obbligatorio per trovare armonia e benessere comune. Un’armonia che unisce più culture (la violinista è una ragazza francese, l’orchestra mescola elementi russi e gitani) e necessaria per ottenere un arricchimento globale, umano e artistico. Ed è proprio in virtù di questa impressionante forza e ricchezza che Mihaileanu riesce a imprimere all’ultima lunga sequenza che stona l’idea di evidenziare il disvelamento finale attraverso voce e immagini supplementari che si alternano a musica, movimenti e sguardi che da soli invece basterebbero per rendere al film quell'”armonia suprema” tanto ambita.

07/02/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Le Concert
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
119'
Produzione
Bim, Castel Films, Les Productions du Trésor, Panache Productions
Sceneggiatura
Radu Mihaileanu
Fotografia
Laurent Dailland
Scenografie
Stan Reydellet
Montaggio
Ludovic Troch
Musiche
Armand Amar
Costumi
Viorica Petrovici

Trama

All'epoca di Brežnev, Andreï Filipov è il più grande direttore d'orchestra dell'Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all'apice della gloria quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent'anni dopo lavora ancora al Bolchoi, ma… come uomo delle pulizie. Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l'ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l'orchestra ufficiale a suonare a Parigi... All'improvviso, Andreï ha un'idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti, che come lui vivono facendo umili lavori, e portarli a Parigi, spacciandoli per l'orchestra del Bolshoi. È l'occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una rivalsa...
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