Emma.

Emma.


Autumn de Wilde

Commedia, Sentimentale | Regno Unito
(2020)

Così come in tutte le narrazioni di Jane Austen, anche in questo “Emma.” (seconda trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo dopo quella del 1996 con Gwyneth Paltrow) ciò che conta, più che la storia in sé, è il contesto in cui essa si inserisce. Che la protagonista delle vicende si chiami Emma Woodhouse o Elizabeth Bennet, le peripezie amorose che essa attraversa non sarebbero così interessanti se non fossero calate in una ben precisa cornice: ovvero nel mondo della nobiltà britannica di inizio Ottocento, ultimo baluardo di un ancien régime che nessuna rivoluzione repubblicana sarebbe riuscita a vincere.   

Le vicende sentimentali di Emma non sono altro che la chiave per addentrarsi in una storia che, più che essere la rappresentazione di un’avventura personale, è un affresco corale: è il ritratto di una società di cui la stessa Austen faceva parte, fatta di merletti di pizzo, di balli, di corteggiamenti e di precise regole comportamentali. Certo, non mancano alcuni temi da bildungsroman, e qui in particolare è centrale la maturazione di chi, abituata a giocare con l’amore degli altri, si ritrova finalmente a innamorarsi in prima persona; ma ci vorrà ancora qualche decina d’anni per arrivare a Dickens e dunque all’attenzione per i temi sociali che trasformerà la letteratura. No, qui il paesaggio sembra ancora essere decisamente più interessante dell’individuo che lo abita.   

E così come accade romanzi della Austen, anche in questo esordio sul grande schermo della fotografa statunitense Autumn de Wilde (che con l’autore del Dorian Gray, oltre che il cognome, condivide anche un certo dandismo) ciò che funziona meglio è proprio la costruzione dell’atmosfera in cui i personaggi si muovono, e ogni aspetto dell’opera sembra essere diretto proprio alla creazione di questo mondo: dalle scenografie, ai costumi, alle acconciature, all’onnipresenza della colonna sonora, alla fotografia… tutto contribuisce a comporre quella dimensione sospesa, quella bolla zuccherina, quella cartolina dalle tinte pastello in cui, in fondo in fondo, è piacevole perdersi.        

L’estetismo della de Wilde emerge nell’attenzione che viene dedicata ai dettagli degli abiti; nei primi piani che inquadrano il lavoro di trucco e parrucco; nei campi lunghi che lasciano spazio ai giardini e ai saloni dei palazzi nobiliari; nella simmetria delle composizioni; nel modo in cui a tutto ciò si accompagnano le arie d’opera e i quartetti d’archi, come se tutto ciò che vediamo non fosse altro che un grande carillon, al cui centro è posta la vicenda di Emma: la sua amicizia con Harriet; l’amore mal celato per il sig. Knightley; l’affetto per il padre ipocondriaco; le intromissioni della logorroica Miss Bates e l’invidia per la bella e talentuosa Jane.     

La regia e la sceneggiatura si soffermano con ironia sulle rigidità dei costumi aristocratici; sui giochi di sguardi dei protagonisti; sugli inconvenienti del galateo: un puritanesimo pre-vittoriano e una cortesia che nascondono in realtà trame machiavelliche e tensioni pronte a esplodere alla prima provocazione.           

Su tutto ciò si impone l’astuzia femminile, impersonata dalla bella Anya Taylor-Joy nel ruolo della protagonista. Ma al di là del cast attoriale, anche in quello tecnico abbondano le quote rosa: la de Wilde è affiancata infatti da Eleanor Catton alla sceneggiatura, da Isobel Waller-Bridge alle musiche, da Alexandra Byrne ai costumi (che qualcuno ricorderà per l’Oscar vinto con “Elizabeth: The Golden Age”) e da Kave Queen alle scenografie. Un lavoro (quasi) tutto al femminile dunque, che traspone questa nuova versione dell’opera di una delle scrittrici più amate della storia della letteratura, condividendo l’attenzione per i piccoli rituali di un mondo lontano, nel quale ancora possiamo avventurarci proprio grazie alla letteratura e al cinema.

14/05/2020

Cast e credits

Durata
125'
Produzione
Blueprint Pictures, Focus Features, Perfect World Pictures, Working Title
Sceneggiatura
Eleanor Catton
Fotografia
Christopher Blauvelt
Scenografie
Kave Quinn
Montaggio
Nick Emerson
Musiche
Isobel Waller-Bridge
Costumi
Alexandra Byrne

Trama

Emma Woodhouse è una giovane ragazza della nobiltà inglese, che si diverte a combinare (o a far fallire) matrimoni tra amici e parenti. La vita di Emma procede così, tra dichiarazioni d'amore, lettere, trovate machiavelliche e imbrogli, fino a che non si ritroverà anch'essa coinvolta in quello stesso labirinto sentimentale.
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