First Cow

First Cow


Kelly Reichardt

Western | Usa
(2019)

first cow

Il casuale ritrovamento di due scheletri da parte di una donna e il suo cane è la suggestiva cornice in cui Kelly Reichardt decide di incastonare “First Cow”, uno straordinario apologo sull’amicizia e la lotta per la sopravvivenza.

Siamo in Oregon, agli inizi del diciannovesimo secolo. A margine di una piccola spedizione di cercatori d’oro, il giovane cuoco “Cookie” salva la vita a King-Lu, un immigrato cinese, accusato di omicidio. I due si ritroveranno in seguito presso il forte della zona, un avamposto i cui dintorni sono attraversati da gente di ogni genere: cacciatori, indiani, mercanti, soldati, in un crogiolo di vite al bivio che rappresentano l’anima di un Paese, quello americano, che si sta formando. I due uomini stringono un’amicizia del tutto spontanea perché si completano a vicenda: al talento di “pasticciere” di Cookie, infatti, si unisce l’intraprendenza commerciale del cinese. Il cuoco e King-Lu vagheggiano di aprire un albergo a San Francisco, e per accumulare il primo capitale cominciano a sfornare biscotti “fatti in casa” e a venderli. L’espediente per procurarsi il latte, la materia prima necessaria, è reso possibile grazie all’arrivo della “prima mucca”, l’unico esemplare bovino della zona, di proprietà di un ricco mercante inglese. Ma mentre Cookie e l’amico vendono pasticcini e torte senza sosta, incassando sempre di più, si accorgeranno ben presto che anche per loro c’è un prezzo da pagare.

È troppo lunga la lista dei cineasti americani che si sono cimentati col racconto della frontiera, nei luoghi che hanno sancito la nascita della loro nazione; la Reichardt si era già messa alla prova col western e l’ambientazione rurale, portata sullo schermo con uno sguardo da antropologa. Così come realizzato in “Meek’s Cutoff“, infatti, alla regista interessa mettere in scena la lotta per la sopravvivenza in un luogo inospitale, vergine e crudele, che però lascia intravedere il futuro e le possibilità illimitate, in una parola la speranza, specie quando gli uomini solidarizzano, come capita a Cookie e a King-Lu, il primo sperduto e talentuoso, l’altro straniero ma intraprendente. Eppure, nonostante vediamo fucili e coltelli, sentiamo parlare di assassini, il racconto di “First Cow” resta dentro il quotidiano: una storia di biscotti e di un furto in fin dei conti innocente, che ci tocca da vicino come se ci fosse raccontato intorno al fuoco di un camino, con pause studiate e la giusta lentezza.

Il sogno americano, la fede nel progresso, nel Paese delle possibilità sconfinate è rappresentato dalla Reichardt nel tentativo di Cookie e di King-Lu di elevare la propria condizione, portando avanti un’attività al fine di realizzare i propri desideri. C’è in nuce persino il conflitto di classe, storico, tra immigrati e americani poveri da una parte e ricchi proprietari inglesi dall’altra, in un’economia primordiale che ci ricorda com’è nato il capitalismo, quale sia la filiera produttiva, come funzioni il commercio e quanto l’anima di un uomo possa dedicarsi a esso, rischiando persino la propria vita pur di farlo funzionare.

Gli utensili rudimentali che Cookie adopera per cucinare, le monete spezzate, le banconote scritte a mano, le padelle, gli indumenti sudici e gli stivali bucati, i pezzetti di sughero per giocare a dama potrebbero trovarsi in un museo contadino ma sono la rappresentazione vivida di un mondo che non c’è più, lontanissimo, quasi un altro pianeta se non fosse che i desideri, gli occhi e i respiri degli uomini che abitano case messe in piedi coi rami degli alberi, sono tuttora i nostri. Una sensibilità rara che la regista originaria della Florida aveva padroneggiato con estrema sapienza già nel precedente “Certain Women“; lo stile resta spartano, con pochi movimenti di macchina, il formato ristretto e le concessioni quasi nulle alla spettacolarizzazione, nonostante la sceneggiatura (scritta a quattro mani con Jonathan Raymond, autore del libro da cui “First Cow” è tratto) è abilmente retta da una suspense che funziona senza forzature. Stavolta la pienezza della rappresentazione filmica si arrischisce ulteriormente della maggiore vicinanza rispetto all’oggetto del proprio racconto, denso di primi piani, intenso, spesso struggente.

23/02/2020

Cast e credits

Durata
121'
Produzione
Film Science
Sceneggiatura
Kelly Reichardt, Jonathan Raymond
Fotografia
Christopher Blauvelt
Scenografie
Anthony Gasparro
Montaggio
Kelly Reichardt
Musiche
William Tyler
Costumi
April Napier

Trama

Il cuoco "Cookie" e il cinese King-Lu mettono in piedi un'attività commerciale semplice e redditizia che però nasconde un espediente non da poco. Il cinema di Kelly Reichardt ci regale un'altra piccola, grande storia della frontiera americana, dove gli uomini devono solidalizzare tra loro per vincere una terra inospitale e poter costruire il proprio futuro.
Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione