Flight

Flight


Robert Zemeckis

Drammatico | Usa
(2012)

Da oltre un decennio incastrato e sperduto nel mondo della motion capture (“Polar Express”, “La leggenda di Beowulf”, “A Christmas Carol“), il regista Robert Zemeckis torna al cinema in carne e ossa facendo atterrare un intimo dramma sui demoni personali del pilota di linea “Whip” Whitaker (Denzel Washington). Un uomo “danneggiato”, una vita squilibrata. Una notte brava con la hostess, per riprendersi colazione con un sorso di vodkaorange e una striscia di coca, e via in cabina di pilotaggio: è il volo 227 da Orlando con destinazione Atlanta che parte una mattina come tante. Ma il cielo quest’oggi serba degli imprevisti. Prima una turbolenza in decollo che il pilota Whip aggira abilmente, poi un grave malfunzionamento dell’aereo e allora iniziano i veri guai. Precipitando in caduta libera, sembra che il tragico schianto sia inevitabile, che affidare l’anima alla volontà divina sia l’ultima risorsa lasciata dalla sorte. Ma l’audacia della guida di Whip compie il vero miracolo: un atterraggio improbabile, impensabile, evita la peggiore delle tragedie. Alla fine saranno 96 i superstiti sui 102 passeggeri del volo.

Così, con un avvio spettacolare e mozzafiato, inizia la nuova pellicola di Robert Zemeckis che dopo la sequenza aerea prende il volo attraverso l’inferno terreno dell’esistenza di Whip, alcolista, drogato, avvinto da ogni sorta di dipendenza, compulsivamente e patologicamente bugiardo, si trascina tra una sbronza e l’altra in una vita sospesa della quale non riesce a essere il pilota, che non riesce a guidare attraverso sentieri sicuri sempre in balia d’una corrente forte che lo sbatte contro gli scogli delle proprie debolezze. L’incidente aereo è l’elettrizzante pretesto che ha richiesto uno straordinario lavoro anche allo scenografo Nelson Coates, il quale ha letteralmente capovolto i protagonisti della scena in una cabina fatta ruotare di 360 gradi. L’incidente iniziale è il lancio di fionda che proietta Whip sotto l’occhio dei riflettori pubblici: cercato, guardato, scrutato dai media che lo acclamano eroe del giorno, dalla commissione d’indagine che ricerca le cause dell’incidente, è costretto a guardarsi e (cercare di) affrontarsi.

Questo “Flight” ci ricorda in parte una serie di pellicole dal classico hollywoodiano “Giorni perduti” (1945) di Billy Wilder a “Via da Las Vegas” (1995) di Figgis per come il motore dell’azione si incastra in un Bildungsroman che si perde tra le maglie di un esistenza – coscientemente o meno – votata all’autodistruzione. C’è forse anche qualcosa dei tenenti di Ferrara e Herzog per come il derelitto umano – interpretato dal miglior Denzel Washington che ci sia capitato di vedere – viene mostrato trascinarsi tra menzogne e dipendenze in un gorgo che lo trascina sempre più verso il fondo di un abisso senza via d’uscita.

Senza crudeltà o romanticismo Zemeckis segue entomologicamente il pilota Whip Whitaker alle prese con le sue dipendenze che lo conducono a dover fare i conti con delle scelte morali ed etiche, che lo conducono a dover scegliere di essere ancora e nuovamente ciò che egli già è o dover decidersi per un nuovo se stesso. Specularmente, allora, alla scena dello schianto iniziale, campeggia nel cuore vivo del finale di questa pellicola un altro schianto, quello morale del protagonista che dopo un lungo precipitare tra vodka, gin, whisky e cocaina descritto per l’intera durata del film, si pone dinanzi a una decisione irrevocabile.

In un lungo e doloroso cammino di autocomprensione e accettazione della propria condizione, Whip oscilla in mezzo a una serie di personaggi secondari: dall’uomo dei dolcetti John Goodman, che porta con se reminiscenze lebowskiane, o l’avvocato Don Cheadle fino alla compagna di sventure Nicole (Kelly Reilly) tanti personaggi delineati con tratto semplice e netto, come da classica tradizione hollywoodiana, spesso innescano il motore dell’azione. Aggirando scelte facilone e semplicistiche, il personaggio di Whip è seguito dall’esterno, pedinato dallo sguardo discreto di Zemeckis e del direttore della fotografia Don Burgess, che ha optato per delle maneggevoli cineprese RED Epic che restituiscono un’immagine vivida e realistica. Il pilota è seguito nel suo inferno terreno che lo condurrà a un isolamento che non può non ricordare quello del Chuck Noland di “Cast Away” (2000), tanto diverso eppure così simile a Whip, il personaggio interpretato allora da Tom Hanks era l’unico sopravvissuto di uno schianto aereo su un’isola deserta. Ora, riprendendo il discorso da dove lo aveva lasciato, Zemeckis trova una nuova isola deserta dove ambientare il suo film, ma questa volta non è altro che la stessa esistenza di Whip.

Seppur peccando in eccessiva classicità narrativa che appesantisce la pellicola e soprattutto in un finale consolatorio già mangiato e digerito dallo spettatore ancor prima di essere visto, “Flight” rivela un ottimo lavoro del regista statunitense (e del cast tecnico/artistico). Ci troviamo davanti a una pellicola notevole, che riesce a ben gestire anche tematiche religiose particolarmente sentite nell’America contemporanea, si pensi al peso politico della bible belt e all’esplosione dei Theo. Tra inviti alla preghiera, invocazione di miracoli divini e la mano della provvidenza più volte richiamati all’attenzione da diversi personaggi, il film non scade mai nella retorica, ma riesce anzi a mantenere uno sguardo distaccato, un sorriso sardonico.

In ultimissima istanza torniamo brevemente sull’apertura della pellicola e su quella sequenza dello schianto che ne riempie la prima mezz’ora di proiezione, una sequenza elettrizzante e realistica tanto che vorrete allacciare le cinture sulle vostre poltrone nella sala cinematografica, una sequenza che da sola vale la visione del film. Una di quelle sequenze cui ci aveva abituati il regista statunitense. Siamo, allora, estremamente felici di poter dare a Zemeckis il bentornato al grande cinema!

24/01/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Flight
Durata
138'
Produzione
Robert Zemeckis
Sceneggiatura
John Gatins
Fotografia
Don Burgess
Scenografie
Nelson Coates
Montaggio
Jeremiah O’Driscoll
Musiche
Alan Silvestri
Costumi
Louise Frogley

Trama

Il volo di linea 227 da Orlando ad Atlanta si schianta al suolo, ma la tragedia è evitata dal pilota Whip Whitaker. Da qui inizierà l'indagine dell'inferno terreno che vive il pilota.
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