Ghostbusters

Ghostbusters


Paul Feig

Azione, Commedia, Fantascienza | Usa
(2016)
“Chi tocca muore” era il titolo italiano della biografia scritta dal giornalista Bob Woodward all’indomani della morte per overdose di John Belushi avvenuta a Malibù nel marzo del 1982. La traduzione dell’originale “Wired”, operata dalla distribuzione italiana, alludeva non solo ai problemi di tossicodipendenza dell’attore di origini albanesi e alle tragiche e per certi versi inevitabili conseguenze di quella dipendenza, ma soprattutto alle difficoltà incontrate da Woodward durante la stesura di un testo che puntando alla realtà dei fatti e facendo a meno della mitologia del personaggio aveva finito per inimicargli sia l’entourage di Belushi che quello dell’intera comunità hollywoodiana, tirati in ballo da una ricostruzione che in qualche modo li rendeva in maniera più o meno diretta corresponsabili di quella morte. Essendosi fatto le ossa con casi di omertà ben più conclamati (insieme a Carl Bernstein il nostro fu a capo dell’inchiesta giornalistica relativa allo scandalo Watergate che obbligò il presidente Nixon alle dimissioni), Woodward tirò dritto per la sua strada senza farsi condizionare da ostilità e malumori, ma questo la dice lunga sui pregiudizi che entrano in azione ogni volta che qualcuno decide di mettere mano a un pezzo di storia entrata a far parte dell’immaginario di milioni di persone. Ecco perché non ci si può stupire, e soprattutto non si possono stupire il regista e i produttori di “Ghostbusters”, delle reazioni che hanno accolto la notizia di un reeboot ispirato al cult diretto da Ivan Reitman nell’oramai lontano 1984.

E anzi crediamo che oltre alla convinzione sull’attualità del soggetto in questione e sulle sue capacità di catalizzare l’attenzione di nuovi fan sia stata proprio la consapevolezza dell’inarrivabilità del modello originale a costituire il punto di partenza del nuovo film di Paul Feig. A farglielo pensare non c’era solo il lascito di un’opera che aveva contribuito a ridisegnare i confini tra i generi cinematografici, anticipando di qualche anno le tendenze del cinema postmoderno, ma anche l’irripetibile spartito di comicità surreale e anarchica messa in circolo da attori come Bill Murray, Harold Ramis e Rick Moranis, così irresistibili da trasformare la maschera drammatica di Sigourney Weaver in una versione umoristica dei personaggi precedentemente interpretati dall’attrice americana. Così, pur all’interno di un canovaccio che rimane sostanzialmente lo stesso e che adesso come allora ci presenta la missione impossibile della squadra di esperti di fenomeni paranormali più improbabili del pianeta alle prese con un orda di ectoplasmi intenzionati a impadronirsi della città di New York, Feig sceglie l’unica strada che gli consenta di non rimanere schiacciato dal peso di chi l’ha preceduto. Fin dalle prime inquadrature infatti la voluta artificialità degli interni della casa infestata dagli spiriti messi in bella vista per rivelarne il carattere posticcio, così come l’illuminazione senza contrasti della fotografia di Robert Yeoman, diventano la cartina di tornasole di una messinscena che, nel ricalcare le impronte del film di Reitman, dà vita a una parodia il cui obiettivo non è tanto quello di mettere alla berlina i canoni del genere né di sovvertire la leadership del sesso maschile, qui relegato a ruoli di seconda fila in favore di uno strapotere tutto al femminile, quanto di ridisegnarne in chiave caricaturale gli eventi e i personaggi. Così, se gli acchiappafantasmi di Murray e company erano eroi sui generis, tanto coraggiosi quanto lontani dal machismo reganiano imposto dal cinema coevo, diversamente le bad girls di Feig gli fanno il verso presentandosi apparentemente indifese e invece sfoderando una grinta e una mascolinità che si lascia a casa qualsiasi parvenza di femminilità; quest’ultima assegnata non a caso al segretario pasticcione e un po’ tonto, impersonato da Chris Hemsworth, il quale, dismessi per un attimo i panni del figlio di Odino, dà vita a un miscasting da tenere nelle memoria. La stessa cosa purtroppo non si può dire del resto che, dopo un inizio scoppiettante, dominato dall’effervescenza verbale da stand up comedian di Melissa McCarthy, Kristen Wiig e Kate McKinnon (con Leslie Jones relegata a un ruolo di rincalzo), si rifugia, specialmente nella seconda parte, in un susseguirsi di scontri e imboscate in cui la lotta tra buoni e cattivi diventa il pretesto per riempire “Ghostbusters” con salve di effetti speciali tanto invasivi quanto monocordi. Non c’è quindi bisogno di scomodare paragoni e lese maestà per affermare che l’impegno profuso da Paul Feig è ben lungi dall’essere convincente.

27/07/2016

Cast e credits

Distribuzione
Warner Bros. Italia
Durata
116'
Produzione
Columbia Pictures, Village Roadshow Pictures
Sceneggiatura
Paul Feig, Kate Dippold
Fotografia
Robert D. Yeoman
Scenografie
Jefferson Sage
Montaggio
Brent White, Melissa Bretherton
Musiche
Theodore Shapiro
Costumi
Jeffrey Kurland

Trama

Una squadra di scombinate acchiappafantasmi è chiamata a salvare New York da un orda di malefiche entità.
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