Keeper – L’eletta

Keeper – L’eletta


Oz Perkins

Horror | Usa
(2025)

Osgood Perkins ha avuto sempre uno sguardo attento alla psicologia femminile e al mondo matriarcale utilizzando il genere horror come insieme di codici visivi che gli permettessero di indagare temi universali di un malessere individuale e fotografare una contemporaneità di rapporti familiari e sociali in continuo scontro dialettico per l’affermazione di posizioni dominanti.

Fin dal suo debutto, “February – L’innocenza del male” (2015), in cui indaga la solitudine adolescenziale incapace di affrontare le regole sociali imposte, così come il rapporto tra figure femminili schiacciate dalla violenza patriarcale che attraversa il tempo in un dialogo fantasmatico di “Sono la bella creatura che vive in questa casa” (2016) per arrivare a “Longlegs” (2024) in cui la protagonista deve fare i conti con il passato individuale e comunitario con un rappresentazione del male che alligna nelle radici della stessa famiglia, per Perkins ma messa in scena della mondo di personaggi femminili è il cuore del suo cinema.

Anche in questo suo ultimo lavoro “Keeper – L’eletta”, Perkins affronta la rappresentazione di una mascolinità tossica, opprimente e oppressiva, attraverso un’esplicitazione visiva e spaziale fin dalle primissime inquadrature. Dopo una serie di primi piani su tre donne in epoche storiche diverse – fine XIX secolo, anni 50 e fine XX secolo – in momenti diversi, con espressioni iniziali di curiosità, poi di felicità e infine di terrore, abbiamo uno stacco all’interno di un’auto in cui facciamo la conoscenza di una coppia: Malcom, medico, sta portando la sua fidanzata Liz, una pittrice, al cottage di famiglia per festeggiare il loro primo anniversario.

Tutti gli elementi compongono un’atmosfera di inquietudine: la strada deserta, la claustrofobia dell’abitacolo dell’auto, la baita isolata in mezzo alla foresta. Il verde, il silenzio del luogo, gli interni della casa con alti soffitti, scale che dividono più piani, con finestre spaziose che contribuiscono a rendere una continuità spaziale tra interno della casa con l’esterno della foresta. In poche sequenze, appare chiaro come Liz sia la nuova vittima predestinata della violenza di Malcom: insieme al cugino e alla comunità circostante, egli perpetua nei secoli il sacrificio di una donna per mantenere un’eterna giovinezza.

Metaforicamente, è anche il continuo predominio maschile attraverso l’oppressione femminile. Anche se non c’è nulla di praticamente nuovo, in “Keeper” ci sono elementi distintivi che si ripetono sempre nel cinema di Perkins: la lotta del femminino contro la mascolinità tossica, lo spazio circoscritto e claustrofobico di case isolate nei boschi e nelle campagne del New England, allegorie del Male, la famiglia come incubatore dell’anomia individuale e della sua dissociazione dalla realtà, il controllo del tempo nell’iterazione di comportamenti che tracimano le epoche.

In “Keeper” abbiamo proprio nelle sequenze finali le allegorie più potenti e interessanti. Nel momento in cui uno dei demoni che perseguitano Liz, e che non la uccidono come previsto da Malcom, si rivela, essa ha una testa con tre facce che sono le anime delle tre donne precedenti, ma allo stesso tempo raffigurano il fluire del tempo della saggezza femminile che s’incarna nella figura mitologica di Ecate, divinità posta a crocevia di strade, di passaggi fisici e spirituali. E Liz diventa l’incarnazione della sconfitta della mascolinità tossica di Malcom, interrompendo la perpetuazione plurisecolare del suo potere.

Perkins utilizza una seconda allegoria, inquadrando Malcom invecchiato improvvisamente appeso a testa in giù e penzolante da un albero: la composizione dell’inquadratura appare come l’immagine della dodicesima carta degli Arcani maggiori dei Tarocchi, raffigurante l’Appeso (o l’Impiccato) che, nella sua immagine capovolta, ha un significato di immobilismo, di incapacità ad accettare il cambiamento. In questo senso, esso simboleggia anche il tradimento di Malcom dell’amore di Liz.

Lo spazio interiore ed esteriore in “Keeper” ha molti punti di contatto con “Gretel e Hansel“: oltre alla foresta e alla presenza della magia femminile, abbiamo la ricerca geometrica delle linee rette interiori che producono confini non solo fisici, ma anche spirituali. In questo senso, “Keeper” rappresenta una diversa versione visiva del film precedente, non cadendo però in una pretenziosa rielaborazione fiabesca, e mettendo in primo piano temi già affrontati nelle pellicole già citate.

“Keeper” risulta, da una parte, una conferma di uno sguardo di Perkins critico e lucido sulla contemporaneità, attraverso un attento utilizzo di stilemi horror ben codificati e personalizzati, ma, dall’altra parte, non aggiunge nulla di innovativo rispetto alle opere precedenti. Aspettiamo un passo avanti nella sua indagine cinematografica con “The Young People“, suo prossimo film già in post-produzione e con l’uscita prevista per quest’anno.

13/03/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Keeper
Distribuzione
Be Water Film, Medusa Film
Durata
98'
Produzione
Oddfellows, Phobos
Sceneggiatura
Nick Lepard
Fotografia
Jeremy Cox
Scenografie
Danny Vermette
Montaggio
Graham Fortin, Greg Ng
Musiche
Edo Van Breemen
Costumi
Mica Kayde

Trama

Liz e Malcom hanno una relazione iniziata da poco e decidono di andare a trascorrere un weekend in un cottage isolato e sperduto nei boschi di proprietà della famiglia di Malcom. Dovrebbe essere un momento di intimità della coppia e per approfondire la conoscenza reciproca, ma ben presto Malcom inizia ad avere un atteggiamento ambiguo anche a causa dell’improvviso arrivo del cugino. Con una scusa l’uomo lascerà Liz da sola e la donna inizierà ad avere strane visioni che la condurranno all’interno di un incubo.
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